Ravanello pallido

Primo ruolo da protagonista e debutto come co-sceneggiatrice per Luciana Littizzetto. In regia il giovane ex-studente Dams Gianni Costantino. Nonostante le buone intenzioni, il ritratto di una donna "bruttina" in cerca di affermazione personale (una sorta di Bridget Jones italiana) non decolla mai. Il ritmo latita, la storia manca presto di credibilità e le battute (anche quelle divertenti) risuonano spesso a vuoto, perdendo la loro efficacia nel passaggio tra la brevità di uno sketch televisivo e il presunto ampio respiro di un racconto cinematografico. Luciana Littizzetto fa quel che può per rendere spumeggiante il suo personaggio, ma la tanto sproloquiata normalità della sua Gemma Mirtilli non riesce a conquistare. Forse e' il suo continuo piangersi addosso, oppure l'assenza di un approfondimento psicologico, accennato da taglienti battute ma non vissuto in prima persona. Sta di fatto che l'ennesima rivisitazione della storia de "Il brutto anatroccolo" si segue senza troppa partecipazione, ridacchiando qua e la', quando e' il personaggio televisivo ad emergere, ma perdendo interesse quando i meccanismi narrativi dominano la scena. E questo per un film, che attraverso un taglio garbato cerca di affrancarsi dalla televisione e dalla rapida
successione di gag usa e getta, non e' certo positivo!

Luca Baroncini

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