Herz aus glas e Stroszek
di W.Herzog

"Herz aus glas" e "Stroszek", titoli che bastano per rievocare un'affascinante fetta di cinema degli anni settanta.

Herzog resuscita in due film diversi nell'ambientazione e nel soggetto, ma coerenti nella visualizzazione di scene tanto scarne e dirette da sembrare oniriche.

Mentre cuore di vetro terrorizza i campagnoli che lo ascoltano affascinati, con le sue premonizioni, una nebbia sottile avvolge tutto quanto appare sullo schermo, quasi a rendere tangibile il senso d'angoscia e di mistero che pervade la vicenda. Quasi una favola gotica, i cui protagonisti scarmigliati, hanno labbra rosse, come il vetro- rubino.

Stroszek vuole ricominciare da capo.
Condivide questa voglia con compagni della sua stessa risma. Gente da poco, ma con una grande speranza, materializzata nel sogno della "grande mela".
Ma nulla è come sembra. La vita onesta è dura, ed è difficile andare avanti. La felicità non si trova in una casa prefabbricata con la televisione a colori, e i tre, tornano a battere le vecchie vie. La provincia americana li risucchia, senza un sorriso. Unica nota colorata, il gioco dei polli, che ballano, ottusi e inespressivi, in grotteschi scenari colorati.

Dietro ogni vicenda, personaggio, epoca, irrompe forte come una tempesta l'occhio cinico di Herzog.
Le sue storie sono documentari di miserie umane narrati in modo autentico e senza lieti fine.

Maggie

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