Il Signore Degli
Anelli:
un film sottotono
A volte succede che, se aspetti un film troppo a lungo e
tutti ne parlano troppo bene, poi ne resti deluso. Così mi
era successo con Amelie e così è accaduto con "Il
Signore Degli Anelli". Sembra comunque che a Londra, io
sia l'unica a cui non siano piaciuti entrambi, dato che
"Il Signore Degli Anelli" è già stato definito
il film dell'anno, del decennio, addirittura del secolo.
Secondo tanti. Quasi tutti. Eppure non mi ha convinto. Se
non fosse stato paragonato a Guerre Stellari, mi sarebbe
anche piaciuto, forse.
Non che io sia una gran patita di Guerre Stellari, ma
effettivamente, la pasta è quella: attraverso le più
disparate avventure, l'eroe, con la sua bontà e con alleati
insostituibili, dovrà salvare l'universo dal potere del
male. Eppure l'ultimo lavoro del brillante Peter Jackson, la
cui originale carriera è costellata di fantastiche
sorprese, delude dal punto di vista dell'elaborazione del
contenuto. La forma è impeccabile. La visione dell'universo
di Tolkien è mozzafiato. Le foreste, le miniere, le città
sotterranee, sono state plasmate dalla fantasia di un genio,
con un attenzione maniacale ai dettagli: colori, forme,
suoni riempiono lo schermo con un mondo al di là di ogni
aspettativa. Questo grazie anche a un uso eccellente dell'
animazione e degli effetti speciali computerizzati. I
personaggi sono però monotoni e banali. Frodo, a differenza
di Luke Skywalker non cresce da ragazzo ingenuo e insicuro a
coraggioso e imbattibile Jedi. Le amicizie rimangono
insignificanti, alimentate solo dall'obbiettivo comune e non
da oneste e sincere emozioni. La trama non è altro che un
monotono susseguirsi di prove e avventure, finalizzata
all'inevitabile sconfitta del potere oscuro -per il quale
comunque bisognerà attendere altri due anni, e altre sei
ore di film. Non ci sono intrighi, rivalità o affetti
convincenti a parte quelli necessari ad interrompere la
sequenza di peripezie. Quindi Il Signore degli Anelli mi
sembra per adesso un' odissea insignificante -forse anche
perché si dovrà a causa sviluppare nel corso delle sei
ore. E poi, è troppo serio. Manca un po' di humor, anche
se, mancando, il film è rimasto fedele all'originale. Con
la differenza che un libro si può leggere a più riprese,
mentre un film, quando sei seduto al cinema, te lo devi
"sorbire" tutto di un colpo solo. Qualche
battuta avrebbe giovato, ma forse i fan di Tolkien non
sarebbero stati d'accordo.
Infine, e forse per questo sarò linciata, mi sembra
che ci siano dei toni omosessuali e sessisti: gli uomini
sono costantemente appiccicati e si abbracciano e baciano
sempre, mentre il male è rappresentato come una grande
vagina infuocata. Fatemi sapere se questo lo rileverà qualcun
altro. Insomma, a mio parere, "Il Signore degli
Anelli" non è il film dell'anno. È un gran piacere da
guardare e da ammirare: un vero lusso per gli occhi. Ma
al di là di ciò, non commuove, non spaventa e non
appassiona. Alla fine, non volevo certo diventare un hobbit,
come un tempo avevo invece voluto diventare un Jedi.
Barbara Mella
Speciale
Il Signore degli anelli