"Una calibro 20 per lo specialista" è il
titolo di un piccolo capolavoro di M. Cimino, un film forse
lasciato un po' ai margini della critica internazionale,
forse per via della microstoria che narra, lontana da un
fulcro storico preciso, al di là di luoghi personaggi
eventi importanti, vicina però come non mai ai sentimenti
che ruotano attorno ai quattro punti cardinali della
narrazione: Caribù (Jeff Bridges), un giovane americano
scapestrato che vive cogliendo l' attimo e che pagherà la
sua sete di conoscenza morendo da 'eroe' (saranno parole
sue), l' Artigliere (Clint Eastwood) e Leary 'il Rosso' (George
Kennedy), due facce della stessa medaglia, entrambi
pluridecorati eroi di guerra, qui antieroi che campando d'
espedienti minano dal basso i' idea stessa del 'self-made-man',
e Goody Geoffrey Lewis), spettatore impotente e capro
espiatorio delle ire sterili dell' amico Leary. Non mi
voglio soffermare sulla trama del film in questione, sarebbe
troppo riduttivo e semplicistico tracciarne i lineamenti
fondamentali, essendo, questa, un' opera che deve rubare
qualcosa all' animo dello spettatore, non deve solo essere
analizzata, deve essere amata emotivamente e seguita per la
sua dimensione onirica. In fin dei conti, i quattro
personaggi vivono dall' inizio alla fine un solo grande
sogno: trovare un nuovo Eldorado, dopo le delusioni che la
Storia ha riservato all' Artigliere e al Rosso, di qui l'
escogitazione di assaltare una banca e fare soldi, progetto
che sfumerà prima dell' alba, in un' escalation di
piccolissimi e fragili errori che risulteranno fatali all'
operazione, a cui conseguirà il ferimento e l' abbandono
sulla strada di Goody, la morte di Leary sbranato dai cani
del grande magazzino in cui aveva lavorato per finanziarsi
la rapina, la prossima morte di Caribù per un colpo alla
testa infertogli dallo stesso Rosso che voleva fuggire per
tenersi il malloppo tutto per sé.
L' unico superstite sarà l' Artigliere che,
proprio nell' ultima sequenza della pellicola, vediamo a
bordo di una Cadillac tutta bianca, assieme al morente Caribù,
uomo a cui l' ironia della sorte aveva tenuto in serbo di
ritrovare il sito di una piccola scuola ove tanti anni prima
aveva nascosto, dietro la lavagna, un bottino ingente. La
finale fuga a folle velocità sull' autostrada a bordo della
fuoriserie con accanto l'amico morto rappresenta l' inizio
della nuova, rinnovata 'vita al massimo', questa volta,
dell' Artigliere, che farà proseguire in se stesso l'
ideale
di libertà di Caribù.
Questa frammentaria introduzione al lavoro in questione ci
permette ora di trovare simmetrie asimmetriche nell'
evoluzione dei rapporti affettivi fra i quattro citati
protagonisti, meglio fra il 'figlio' Caribù e il 'padre'
Artigliere, il 'patrigno' Leary e Goody, lo dice il nome
stesso, un uomo tutto sommato corretto, buono, trasparente e
prevedibile. In opposizione, si può intendere l'
atteggiamento fin d'apprincipio ingordo di Leary il Rosso,
rosso di capelli come di sangue caldo, personaggio che sogna
appunto un Eldorado che gli sarà vano, uomo infantile nel
suo rapporto con l'altro sesso, voyeur ma facile a sparare
come nessuno, insomma, un tipico esempio di parodia. Quando,
nella prima sequenza, Caribù ci viene presentato come sorto
dal nulla, pantaloni di pelle nera, aria sbruffona e
simpatica, ridanciana, capiamo che sta inscenando un
handicap alla gamba destra per gabbare un venditore d' auto
usate onde rubargliene una senza targa. Notare che alla fine
del film Caribù morirà in seguito, come detto, ad un colpo
alla testa datogli da Leary, emorragia che gli paralizzerà
non a caso gamba e parte destra del corpo. L' incontro con
l' Artigliere avverrà per puro caso, questi travestito da
prete mentre fuggiva da un complice di Leary che lo aveva
scovato nella chiesetta dove si era imboscato, ma una
sbandata del giovane grazie a cui ucciderà, investendolo,
Larsen, sarà il punto di non ritorno per cui le vite dei
due diverranno indissolubili, da quel preciso istante.
Ecco che la stessa disarticolazione della
sceneggiatura non prevede la probabilità di calcolo, ma
lascia all' imprevisto, totalmente all'imprevisto, ogni
successiva articolazione del narrato. Tanto per citare
qualche 'occasionalità', pensiamo alla bella scena dell'
inseguimento delle due vetture, una quella rubata dal
Artigliere, l' altra quella del Rosso, ad un certo punto il
salto nel vuoto intenzionale di Caribù salva i due dagli
inseguitori che, non altrettanto pronti, cadranno male e
romperanno l' auto. Ancora, molto più avanti, dopo il furto
alla banca, all' ingresso al Drive-In, sarà la cassiera
stessa ad accorgersi del lembo della camicia di Leary
penzolare al di fuori del baule della vettura di Goody,
sospetto corroborato dall' accidentale starnuto del Rosso,
che spingerà a chiamare la polizia, già peraltro sulle
tracce dei ladri. Lo stesso colpo alla testa a Caribù avrà
conseguenze disastrose, colluttazione che non avrebbe avuto
luogo se Goody non fosse rimasto ferito mortalmente da una
pallottola dei poliziotti, scatenando le ire di Leary. Al
termine, il ritrovamento della scuoletta dismessa avverrà
casualmente, l' Artigliere la riconoscerà come sbucata dal
nulla, quando l' avevano cercata razionalmente in quel luogo
per tempo. Insomma, Cimino pare dirci: gli eventi accadono
di per se stessi e a nulla serve l' impegno degli eroi per
modificare il loro corso.
Ma esiste un corso, o la storia si
inventa istante per istante? Caribù agonizzante,
sorridendo, chiederà all' amico, sulla Cadillac
decapottabile, se allora sarebbero stati in salvo, e l'
altro gli risponde: "Per adesso, credo di sì".
Proprio da questa semplicissima frase dubitativa si evince
il succo di tutto il film. L' affetto che lega i due
compagni è diverso da quello che lega gli altri due, fra
Leary e Goody non c'è protezione, non c'è condiscendenza,
non c'è amicizia tanto che, quando Goody diverrà un peso
morto, Rosso non ci metterà due volte a scaricarlo,
dandogli il colpo di grazia. Uno psicopatico che, nella sua
immediatezza da bruto, giura vendetta a tutti i costi, ma
mentre l' odio per l' Artigliere è odio finto, serie di
scaramucce che alla fin fine celano un' amicizia complicata,
contorta a tratti, l' odio per Caribù è reale, iniziato
anche questo casualmente, solo perché il ragazzo si era
dimostrato un po' troppo ricco di battute, e queste a Leary
non piacevano, il sentirsi deriso significava per lui essere
messo in discussione, non essere più temuto da qualcuno,
non importa da chi, ma esser pur sempre temuto e allora
rispettato. Paradossale, l' unico istante in cui Rosso e il
giovane paiono in assonanza è quello in cui quest' ultimo
riassume un bell' episodio capitatogli la mattina stessa al
lavoro da manovale, quando una bella ragazza nuda gli si è
parata innanzi, da dietro una porta a vetri, in una villetta
per cui l' impresa ristrutturava. L'atteggiamento morboso
del cinquantenne lo rende ancor più infantile, riassodato
quando, durante la rapina, legherà in posizione da coito un
uomo e una donna, dopo averne guardati ad occhi spalancati i
due sessi, addirittura scoprendosi il volto rendendosi
riconoscibile. Tante piccole sfaccettature di un odio per i
giovani, per la sessualità, da notare soprattutto quando il
colpo mortale a Caribù gli sarà inferto essendo il ragazzo
travestito da donna, idea che serviva per un aspetto del
piano d' assalto alla banca; tanto per citare un ultimo
esempio a mo' di rafforzamento, l' urinare di Goody verrà
interrotto da uno sparo di fucile di Leary, durante l'
inseguimento degli altri due. Diciamo che tutti questi
episodi, in cui viene ad articolarsi "Una calibro 20
per lo specialista", sanno di improvvisazione, da un
alto, ma anche di estrema fissazione per quel che concerne i
rapporti interpersonali: non esiste la benché minima
trasformazione degli affetti fra i quattro, se non un certo
amore paternalistico dell' Artigliere per Caribù, ma anche
questo sa di predica, è tutto sommato falsamente esternato,
se il giovane morrà, allora 'pace all' anima sua' sembra
dire l' Artigliere quando spezza il sigaro nel portacenere e
fugge in macchina, sull' auto che Caribù aveva sognato, una
Cadillac tutta bianca. Solo quest' ultimo era sincero ed
immediato, e avrebbe pagata la sua voglia di conoscenza con
la morte, una conoscenza che non si addiceva all' eroe
americano finito che voleva far ruotare il mondo attorno a sé.
Vivrà solo l' Artigliere, ma il sogno dell' auto bianca non
era più tale, la stava già guidando quando l' amico se ne
era andato per sempre...
M.Crovella (da IAC)
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