Episode II: un'autobiografia?

L'aspetto più interessante di questo
"Episode II" è senza dubbio il filo
autobiografico e metaforico che traspare in filigrana. Nel
rapporto maestro-allievo che lega il giovane arrogante
Anakin al Maestro Jedi Obi-Wan si ravvede infatti una
proiezione del rapporto conflittuale Lucas-Coppola.
Come Anakin, anche Lucas era un giovane apprendista molto
dotato e sicuro di sè che si ritrovò ad essere pupillo
prediletto di colui che all'epoca era un mito e un modello
per tutti gli aspiranti registi, ovvero Francis Ford
Coppola, il primo studente di cinema ad aver fatto un film.
Anche Lucas, come Anakin, instaurerà un rapporto di
amore-odio col suo maestro fino a coltivare il sogno supremo
di superarlo per diventare più potente di lui,
favoleggiando una supremazia sul mondo del cinema da
dittatore assoluto e da Dio onnipotente, ovvero riuscendo
laddove il proprio maestro aveva fallito (il crollo della
American Zoetrope contrapposto all'Impero della LucasFilm).E
sempre come Anakin, infatti, anche Lucas abbagliato da
queste smisurate ambizioni espansionistiche di potere
assoluto si sposterà sul lato oscuro della Forza,
diventando supremo e incontrastato Moloch della Nuova
Hollywood e finendo per incarnare la metamorfosi da tutti
interpretata come il Male per antonomasia del cinema
contemporaneo, ovvero il film inteso come becero prodotto di
consumo e intrattenimento fatto di effetti speciali e
merchandising (laddove Coppola, invece, inseguiva un
fantomatico ideale di film d'arte). Nel rapporto Anakin-Obi
Wan che è il fulcro narrativo di questo Episode II, quindi,
si consuma l'ennesima metafora edipica del contrasto
padre-figlio, laddove il figlio mangia il padre e ne prende
il posto nella mecca del Cinema. Tematica che del resto era
già il fulcro portante di tutta la produzione anni 70 di
Coppola, da Il Padrino fino ad Apocalypse, come a
preconizzare il destino che egli stesso avrebbe dovuto
subire ai danni del giovane arrogante discepolo.
George Kaplan
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