Lone Star
di John Sayles (1996)

Non conoscevo trama né altro, solo l'immagine dei baffi di Kristofferson e il suo cappello da cowboy, visti in foto su qualche rivista di cinema anni fa. Che poi alla fine non erano così fondamentali (ma sicuramente fuorvianti per la mia immaginazione) e mi hanno tenuto lontana da questo film per un bel po' di tempo. Ben mi sta.

E insomma la storia mi cattura: parte dal ritrovamento di un cranio e poco altro nel deserto texano, ai confini del Messico, con pochissime tracce tra le quali una stella da sceriffo, un anello e qualche pallottola. Si immagina subito a chi può appartenere, solo non esistono ancora conferme ufficiali, le indagini iniziano senza troppo baccano. L'attuale sceriffo aveva un padre che tutti stimavano e che ricopriva la stessa carica trent'anni prima, probabilmente non era così puro come lo ricordano tutti e lui per primo cerca di passargli addosso una mano di nero (e quell'omicidio, possibilmente), perché da padre aveva commesso tutti gli errori possibili agli occhi di un ragazzo.

Più di una volta ho pensato a Magnolia, con tutti quei figli a scontare le scelte dei padri, quelle storie sovrapposte così simili tra loro; e poi madri "sante", mariti infedeli, un bastardo per tutore dell'ordine a plasmare la legge sulle proprie esigenze. Infine la descrizione di una città al confine dove pochi bianchi cercano di tenere stretto quello che è rimasto dei vecchi privilegi, con l'assurda insistenza di dare il nome dell'eroe sceriffo alla scuola, prima che qualsiasi traccia sia cancellata dall'inevitabile riappropriazione della storia da parte dei nativi.
Una tristezza diffusa per tutto il film, che procede con passo lento, a volte si perde in ramificazioni inutili (su tutte una comparsata di Frances McDomand) che allungano la durata complessiva ma non aggiungono nulla alla storia. Un buon finale non troppo "corretto" sebbene abbastanza intuibile.
Molto bello.
Bruna (da IAC)

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