Kissing Jessica Stein
di Charles Herman-Wurmfeld (2001)
Tolti i riferimenti alla New York e alle
atmosfere di Woody Allen (il troppo stroppia), il film e`
godibilissimo. La storia di Jessica Stein, in carriera,
figlia non praticante di ebrei newyorkesi, remotamente
attratta dal suo capo, che per sbaglio risponde all'annuncio
personale di una lesbica, tutto sommato regge bene; e il
film si dimostra in piu` di un'occasione un buon terreno di
coltura per riflessioni su pregiudizi striscianti,
convenzioni di cui ci si crede liberi e, infine, sulla
natura dell'amore.
So di colar miele come un favo dicendo queste cose ma e`
proprio cio` che fa il film. Ma e` miele di cui si e`
consapevoli, ed e` somministrato in maniera perfetta. Tolto
un episodio insopportabile del finale, quindi, un film che
non delude.
Nota a margine: continue, insisitite inquadrature (poco
funzionali) dello skyline di NY, ormai *privo* delle torri.
Personalmente trovo il fatto piuttosto fastidioso, una sorta
di esorcismo che ci si poteva risparmiare.
Claudio Castellini
Il turbinio e le luci di New York, le
tradizioni della famiglia ebrea,
dialoghi scoppiettanti e pieni di balbettii, musica jazz di
sottofondo. Sembrano gli ingredienti di un film di Woody
Allen, invece
si tratta dell'opera prima di Charles Herman Wurmfeld, che
dirige un
progetto sostenuto con ostinazione da Heather Juergensen e
Jennifer
Westfeldt, interpreti, sceneggiatrici e produttrici del
film. Nulla di
nuovo nella descrizione delle nevrosi della middle-class
alla soglia
dei trent'anni. Molte delle situazioni proposte, infatti,
pescano sa
un immaginario (soprattutto cinematografico) a cui siamo
piu' che
abituati: lo spettro del matrimonio come "must"
sociale, la rapida
successione degli uomini contattati e poi scartati dalla
protagonista,
la mamma invadente, petulante ma saggia e lungimirante, la
nonna
arzilla e caustica, la collega di lavoro bruttina ma curiosa
e
comprensiva, l'ex-amore che torna a far battere il cuore.
L'unico
aspetto davvero originale e' la leggerezza con cui viene
affrontato il
tema dell'omosessualita', questa volta femminile. Nessun
integralismo
nel dimostrare che un sesso e' per forza meglio dell'altro,
nessun
invito esplicito alla tolleranza, nessun trauma emotivo o
dilemma
morale da superare a causa della scelta effettiva. Il film
va oltre,
dando tutti questi passaggi per scontati o non necessari e
si sofferma
invece su una storia d'amore, nata quasi per caso, che si
infiamma per
poi intiepidirsi, come mille altre storie d'amore. Questo
taglio
maturo, unito alla verve dei dialoghi (solo un paio, pero',
le battute
fulminanti) e alla credibilita' delle due protagoniste,
conferisce al
film una certa freschezza che lo distingue da altri prodotti
similari
e piu' ambiziosi. Niente approfondimenti o dettagliate
analisi
psicologiche, quindi, ma una piacevole commedia che, come si
gusta, si
dimentica in fretta.
Luca Baroncini
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