Una
simpatica chiacchierata con Chiara Sani
«Spielberg,
sono qui!»

Il suo primo
corto ha vinto il premio Nanny Loy – opera prima
a cura di
Cinzia Bovio
E’ forse più conosciuta
come volto televisivo, ma da nove anni a questa parte non ne
passa uno senza che reciti in qualche film. E’ il cinema
infatti il suo grande sogno. Un sogno proibito forse per
molti registi, che non guardano neanche le sue foto solo
perché arriva dalla televisione (Forum, Festival di San
Scemo, TG Rosa). Ma fortunatamente non tutti la pensano
così. Pupi Avati, ad esempio, l’ha reclutata più volte
nei suoi cast cinematografici e Marcello Cesena per
"Mari del sud" ha finalmente trovato in lei il
personaggio che cercava da tanto tempo. Ma non le è bastato
recitare, ha voluto provare anche l’ebbrezza della
macchina da presa... anzi, della digitale. Il suo primo
cortometraggio "Terapia di gruppo", realizzato
come esperimento chiamando a raccolta gli amici più
stretti, le è valso addirittura il massimo riconoscimento
come migliore opera prima al Festival internazionale del
corto – Premio Nanny Loy - consegnatole a Mompeo lo scorso
20 luglio.
L’abbiamo incontrata sul
lago d’Orta, durante una sua tappa italiana in veste di
presentatrice di eventi, dopo avere già condotto, tra
giugno e luglio, la Mostra del Cinema Restaurato di Narni e
la rassegna cinematografica "Grande Cinema" di
Poggio Mirteto diretta da Carlo Verdone.
Come è nato il tuo primo
cortometraggio "Terapia di gruppo", diretto,
scritto e interpretato da te con Gianni Fantoni e Mario
Marenco?
Tramite la televisione, ho
imparato l’abc della regia e del montaggio. I corti poi mi
sembravano particolarmente sfiziosi anche per la breve
durata. L’idea è nata così, all’improvviso. Ho pensato
a dei malati di mente in cerchio, attorno ad una donna in
camice, interpretata da me. Ognuno racconta i propri disagi
psichici... poi i ruoli si rovesciano fino ad un finale
surreale. E’ stato un esperimento divertente, ho chiamato
i miei più cari amici, tra i quali c’erano anche il
cabarettista Franco Neri e Clotilde De Spirito, un’attrice
napoletana che ha fatto tanti film proprio con Nanny Loy. E
poi c’era pure il mio amico camionista "Tigre
2": era diventato addirittura un personaggio ai tempi
in cui conducevo una trasmissione seguitissima su Radio Rai
che si intitolava "Radio Tir".
E’ così le tue
esperienze televisive e radiofoniche sono entrate anche nel
tuo corto...
Sicuramente ho fatto tesoro
anche di questo. E pure dalla realizzazione di questo primo
corto ho imparato molto. Dopo il primo divertimento
iniziale, mi sono ritrovata alla fase del montaggio...
Volevo mettermi le mani nei capelli! Il cortometraggio è
davvero una bella palestra! Dal primo lavoro ho capito quali
sono gli errori che non voglio ripetere la prossima volta.
Al montaggio mi sembravano tutti così evidenti. Mentre
giravo mi preoccupavo di togliere ai miei attori qualsiasi
residuo di ‘cabarettaggine’ o ‘teatralaggine’, a
seconda delle loro specificità. Li volevo tutti veri veri.
"Terapia di gruppo", dopo l’inaspettato e per me
emozionantissimo Premio Nanny Loy, parteciperà al Festival
del cinema di Trieste alla finalissima "Il corto dei
corti" con tutti gli altri cortometraggi premiati come
opera prima. E inoltre si vedrà anche in televisione nella
trasmissione "Crea" su La Sette.
E quindi ci sarà anche una
prossima volta...
Ebbene sì! Bisogna farsi
le ossa. L’idea è assolutamente demenziale. Girerò il
mio secondo corto alla fine di agosto, tra Milano e Torino.
Si intitolerà (e qui non riesce a trattenere un’altra
delle sue risate, ndr) "Il camionista e il
marziano". E’ la storia di un incontro un po’
anomalo...
Intanto sarai presto sul
grande schermo nel nuovo film di Pupi Avati "Il cuore
altrove"
E’ una commedia
nostalgica, agrodolce, ambientata negli anni Venti.
Giancarlo Giannini è il sarto del Papa e ha un figlio
imbranato, Neri Marcoré. Decide di mandarlo a Bologna, dove
trova ricovero in un albergo gestito da Sandra Milo e divide
la stanza con Nino D’Angelo. Io sono la fidanzata di Nino.
Spregiudicatissima, cercherò in ogni modo di mettere a
disagio il povero ragazzo. I colori predominanti del film
sono sui toni del bianco e del nero. L’unica a mostrare un
variopinto mondo di colori è il mio personaggio, proprio
per simboleggiare lo shock di Neri, simpaticissimo, di
fronte alla mia figura. La pellicola uscirà probabilmente
in inverno.
Sei già stata diretta da
Pupi Avati in film come "Dichiarazioni d’amore"
(1995), "Festival" (1996) e soprattutto "La
via degli angeli" (1999). Com’è stato lavorare con
lui?
E’ un regista che ama
rivoluzionare i personaggi, non ha paura di coinvolgere una
come me, che fa anche televisione, mentre altri non guardano
neanche la mia foto se sanno che vengo da lì... Con lui si
impara a recitare, si impara la differenza abissale tra la
televisione e il cinema. La televisione ti permette di
andare a ruota libera, bisogna strillare, i ritmi sono
serrati. Lui mi ha insegnato invece le atmosfere della
sobrietà e quanto possa essere intrigante, ad esempio, un
lungo silenzio. In tv, al contrario, con tutto questo si è
in pieno allarme zapping.
A quale film poi sei
particolarmente legata?
Quello di Marcello Cesena,
"Mari del sud" con Diego Abatantuono e Victoria
Abril. La mia avventura con quel film è iniziata in modo
molto particolare. Ho affrontato un provino mostruoso di un’ora
e mezza davanti a Cesena. Lui non riusciva a decidersi sul
personaggio di Melania e ormai la produzione lo aveva messo
alle strette. Poco prima avevo incrociato Victoria Abril,
che mi aveva augurato «buena suerte», e poi ho saputo
persino che quella sera stessa aveva chiamato per sapere se
avevano preso «quella rossa». Per lei ero io «la
Cenerentola che doveva calzare la scarpetta». Lo ricordo
ancora con grande emozione. Victoria è un vero mito,
carismatica al cento per cento, e con me è sempre stata
solidale e mi ha dato moltissimi consigli. Il mio
personaggio era cattivissimo e poi, pensa un po’?,
spregiudicato, tanto per cambiare... Il film è davvero
molto bello. Si tratta di una commedia stile inglese...
comico-demenziale, ma molto raffinata. E sai, no?, chi è
Marcello Cesena?! Era il regista e uno dei fondatori dei
Broncoviz!
E Abatantuono?
E’ matto! Simpaticissimo
e genuino. Ormai è un vero bolognese! Sul suo camper c’era
sempre l’invasione. Lì sì che si mangiava davvero
bene...
E quest’anno ti abbiamo
vista al cinema in "Un amore perfetto" con Cesare
Cremonini, il cantante dei Lùnapop, e Martina Stella. In
una scena ricordavi addirittura una Monica Vitti sperduta
tra le rocce in un immagine cult di qualche pellicola fa...
Davvero?!! Ma sai che me lo
hanno già detto! In quel film mi hanno imposto un forte
accento bolognese. Devo dire che questo non mi piace molto,
preferisco in genere parlare italiano puro oppure
spontaneamente. Con Cesare c’è stato subito un ottimo
feeling, tanto che finivamo per inventarci le battute sul
momento. E poi sono andata un po’ fuori di testa... Una
controfigura ha girato la scena in cui la mia macchina
finiva nel canale di Cervia, ma poi mi ci sono buttata
realmente per l’uscita dall’auto, come un vero ‘lumacone’.
Qualche anticipazione sugli
impegni futuri?
C’è qualcosa in ballo
tra televisione e cinema. Ma preferirei non parlarne
ancora... solo per scaramanzia. Il mio grande sogno è
certamente il cinema e ora, inutile nasconderlo, in tv ci
sono dei gran brutti programmi.
Non hai paura che il tuo
modo di apparire in televisione come personaggio simpatico
ed esuberante ti inscatoli sempre in questi stessi ruoli?
Certo, il pericolo dell’etichetta
è sempre in agguato. Eppure un regista spagnolo, per cui
tra poco interpreterò un corto, mi ha voluta proprio per un
ruolo drammatico. Gli ho spiegato che per me era insolito,
ma lui ha insistito dicendo che era perfetto per me.
Insomma, alla fine gli ho detto: «Peggio per te!». Ma, a
parte gli scherzi, ho già interpretato ruoli drammatici.
Come nella pellicola ispirata alla vita del poeta Dino
Campana. Nel film "Il più lungo giorno" (1997) di
Roberto Riviello, ero la sua tata e assorbivo le tensioni
tra le preoccupazioni della famiglia e la sofferenza
psichica del bambino che diventerà poeta.
E le fiction? La quantità
sta aumentando a dismisura a discapito della qualità e
forse anche il grande pubblico si sta già annoiando, non ti
sembra?
Bisogna cogliere l’occasione
giusta. La mia agente mi ha addirittura proibito di
partecipare ai provini di una popolare fiction proprio per
un problema di immagine... Però ci sono anche delle ottime
proposte, tipo "Il commissario Montalbano"
interpretato da Luca Zingaretti.
Ma quali sono i film
preferiti di Chiara Sani?
Fin da piccola ero un’appassionata
di cinema di fantascienza. Spielberg su tutti. Al cinema
rompo sempre le scatole ai miei amici perché continuo a
commentare inquadrature e particolari tecnici. Penso sempre
a come sono state girate le scene. Anche facendo
televisione, mi sono sempre interessata direttamente a
questi aspetti. I miei film preferiti sono poi "Abyss"
di James Cameron e i primi due "Aliens".
Non ce lo saremmo mai
aspettati da te... un genere tipicamente italiano! Vuoi
allora lanciare un appello?
Ok Steven, se per caso
clicchi da queste parti... sappi che io un film con te lo
farei volentieri...
...sì, e poi?
Voglio vincere l’Oscar!!!
27 luglio
2002
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