(Dis)alma mater
di Mauro Madini

Dopo le inutili e pretestuose polemiche nate dall'ultimo film del regista piacentino, mi sembra utile riconsiderare L'ora di religione in rapporto agli altri due film che personalmente considero parte di un trittico che ha come tema fondante la famiglia; Il principe di Homburg e La balia. Con gli ultimi tre film Bellocchio torna ad occuparsi in modo cristallino e limpido, dopo i chiaro scuri dei film della collaborazione con Fagioli, del rapporto padri-figli e soprattutto madri-figli.
Difatti vedremo come la figura della donna, l'elemento femminile, tende ad assumere un'importanza fondamentale. Il film da cui mi sembra utile partire per le considerazioni sulla figura femminile nelle ultime opere del regista in quanto momento di snodo è appunto Il principe di Homburg. Il film del 1997 è tratto da un dramma di Von Kleist. Il principe, contravvenendo agli ordini dello zio, il grande Elettore, decide di sferrare un attacco al nemico che si rivela decisivo per la vittoria. Nonostante il buon esito della battaglia, avendo infranto un ordine viene condannato a morte. Il principe si trova davanti ad un bivio; chiedere il perdono e salvarsi o conservare la propria integrità morale pagandola con la morte? Siamo davanti chiaramente ad un rapporto di potere che ricorda quello tra padre e figlio, che passa attraverso le categorie dell'obbedienza. Il ricordo va immediatamente ad altri film del regista piacentino quali Nel nome del padre. Abbiamo inoltre come terzo polo del conflitto la figura della principessa Natalia. Essa ama il principe e vuole fare in modo di salvarlo convincendolo a chiedere la grazia. La femminilità rappresenta quindi il principio di piacere che si oppone al principio di realtà rappresentato dal Grande Elettore, ma anche l'elemento mediatore. In termini freudiani potremmo ritrovare gli elementi del conflitto L'es, l'io, il Super io. La donna come nei film precedenti del regista rappresenta dunque l' elemento salvifico, la via di fuga dall'autorità paterna. Seppur defilata dal conflitto in linea retta padre-figlio, la sua importanza è fondamentale in quanto mediatrice di un conflitto altrimenti insanabile. Tocca a lei, in una scena che non è possibile dire se realistica od onirica, portare la notizia della salvezza al principe. Da queste brevissime considerazioni emerge come la donna abbia ancora un ruolo positivo nel gioco dei personaggi, riuscendo a rappacificare in qualche modo il principe e il Grande Elettore.

Nel film successivo, La Balia, la figura femminile assume un'importanza fondamentale tanto da diventare la vera protagonista della vicenda.
Il film, tratto dalla novella omonima di Pirandello, narra del conflitto che nasce, in casa del professor Mori, tra la moglie di quest'ultimo e la ragazza venuta ad allattare il figlio. La vitalità e la disponibilità materna della balia si oppongono alla figura profondamente nevrotica della moglie, che arriva alle soglie della follia. Lo stesso professore, uno psichiatra, è combattuto tra l'amore per la moglie e l'attrazione per la figura così vitale della ragazza.. In un certo senso assistiamo ad uno sdoppiamento della figura femminile; abbiamo un volto positivo e un altro in qualche modo negativo della figura della donna. L'uomo in questo caso vive indeciso tra i due poli, incapace di scegliere. I due aspetti ritornano anche specularmene in altri personaggi femminili della vicenda. Per esempio potremmo ritrovare una figura speculare della balia nella ragazza che fugge con il giovane collega di Mori. O nel caso della moglie, mi sembra interessante collegarla con la madre del paziente che Mori va a visitare in casa, personaggio con molta probabilità vittima di un'educazione repressiva. La prima sequenza a questo proposito è emblematica. Conviene soffermarsi brevemente. La prima inquadratura ci mostra un paesaggio montano dove stanno passeggiando alcune donne tra cui la balia stessa, ancora con il bambino nel grembo. Abbiamo una dissolvenza in nero e udiamo la voce del dottore che parla con il suo paziente. In seguito vediamo Mori e il paziente che stanno colloquiando. Il medico spinge il paziente ad uscire di casa.Troviamo contrapposti dunque fin da subito la speranza rappresentata dalla maternità e la malattia psichica, dunque l'elemento negativo.
Gli uomini in questo film non possono vivere se non nell'indecisione, nel cupo pessimismo. Assistiamo dunque ad una diversa collocazione delle forze in campo rispetto al film precedente. La donna rappresenta anche in questo caso l'elemento vitale, ma sono presenti anche figure femminili castranti come nel caso della madre del paziente, o sprofondanti nella follia. Dunque la figura della donna non riveste più come nel caso dei film precedente un ruolo solo positivo, ma incomincia anche a sostituirsi alla figura maschile come elemento antagonista.

Nel caso de L'ora di religione assistiamo ad un vero e proprio ribaltamento delle forze in campo. Tralascio in questa sede di occuparmi del significato religioso del film, anche perché lo ritengo in un certo senso secondario rispetto alla vera problematica che ne sta alla base. Un indizio che secondo me può portare al reale discorso del film sta nel sottotitolo, Il sorriso di mia madre. Difatti Picciafuoco, il protagonista non si rende conto che nonostante pensi dei essersi liberato del legame con la figura materna, in realtà ne è ancora profondamente succube. Il sorriso di sua madre è ancora stampato in volto e ben tre personaggi gli fanno osservare come sia un sorriso beffardo, offensivo. La madre seppur morta domina i destini dei personaggi, è ancora presente nei quattro figli. È una figura profondamente negativa, il cui ricordo genera sempre spavento e smarrimento. Non a caso all'annuncio dell'avvio del processo di beatificazione, il figlio vaga smarrito nel corridoio di casa ricordando al voce della madre che rimprovera l'altro fratello che sta per bestemmiare. La sua immagine campeggia anche in una gigantografia presente nel quartier generale della causa di canonizzazione, la casa della zia. Siamo davanti ad un inquietante idolo che sorride beffardo. Ma la madre non è la sola figura femminile negativa, abbiamo le zie del protagonista, vecchie zitelle che si sono precipitate a Roma pregustando la fama che porterà la beatificazione della sorella. E soprattutto zia Maria, la figura più repellente, interpretata da Piera Degli Espoiti. La sua figura rappresenta la perfetta antitesi del protagonista. Essa cerca di convincerlo a convertirsi per mero interesse. Sulla sua bocca campeggia un sorriso beffardo, pari a quello della sorella morta. In un certo senso ha preso il posto della figura del padre, che non caso non viene mai nominato, nella difesa dei sacri valori della famiglia. "Ancora con questi discorsi" risponde arrabbiata allo sfogo di Ernesto contro la propria e tutte le famiglie . A questo punto la maschera è ormai gettata; la figura della donna ha rivelato la sua negatività completa, mostrando la sua intrinseca reazionarietà. A completare l'elenco dell'ormai avvenuto ribaltamento figura maschile-femminile troviamo la moglie di Ernesto, che ha nascosto al marito il processo di beatificazione della madre. L'unico accenno ad una figura femminile positiva è Diana, la misteriosa insegnante di religione del figlio, che potrebbe anche solo essere un desiderio sognato del protagonista. Assistiamo dunque concludendo negli ultimi film del regista piacentino ad una progressivo ribaltamento dei rapporti tra femminile e maschile. Mentre precedentemente la figura della donna possedeva in se una forte carica eversiva, nell'ultimo film riveste un ruolo di difesa ad oltranza dei "sacri" valori della famiglia.

Ora il rapporto padre-figlio non è più conflittuale, perché forse solo in esso è possibile trovare un'ancora di salvezza al dilagante conformismo. Ernesto vive solo per il figlio e compie proprio il gesto più rivoluzionario sottraendolo ad un altra istituzione che non a caso è femminile; la chiesa, sempiterna "madre" dei deboli e dei santi. Bellocchio dimostra quindi di aver compreso come le forze in campo si siano ribaltate. Ora è la figura femminile a rappresentare il Super io, mentre la figura maschile convoglia in se l'Es e l'Io freudiani. Quindi la donna nel cinema di Bellocchio non è più alma ma dis-alma mater.

Recensione di "Buongiorno, notte"

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