Affliction
Pare difficile non parlare di tradizione
noir riguardo alla storia di Wade Whitehouse, middleman
qualunque della invisibile città di Lawford, New Hampshire,
a sua volta destinata alla fine della storia narrata a
"perdere", diventando uno squallido centro
commerciale in mezzo al nulla.
Ma Affliction più che sull'inevitabile fato avverso di un
essere umano, e più che la semplice storia di un perdente,
è un film sulla perdita e sul buttare via le cose a cui si
tiene. Sulle perdite subìte e mai accettate di intere
generazioni di maschi americani di provincia.
E' la storia, ci è spiegato nel monologo finale, di una
generazione di ragazzini cresciuti sotto a padri mai
cresciuti, in una società maschilista e violenta, in
cittadine squallide e ostili in cui i rapporti umani si
limitano al vitrile motto dipinto sulla parete dell'officina
in cui lavora Wade: "if you have a personal problem,
leave it at home. if you want to talk about business, you're
welcome".
Ed è evidente che qui non abbiamo a che fare con vittime in
stile noir che subiscono un fato avverso senza potersi
ribellare, ma con uomini che non sono in grado di gestire il
proprio rapporto col mondo perché nessuno ha insegnato loro
a farlo. Soggetti incapaci di qualunque progetto, che
riescono a trovare nell'aggressività e nell'illusione di
"avere ragione" la sola soluzione per rapportarsi
agli altri.
Quello ritratto da Schrader è un New Hampshire talmente
orrendo che persino Irving ne sarebbe terrorizzato, un
ritratto della provincia americana degno dei peggiori incubi
lynchiani, ma senza lo stile espressionista/visionario:
Affliction è fin dal titolo un film minimale sull'incapacita
dell'americano maschio adulto di rapportarsi ai propri
incubi, di venire a patti col tempo e i dolori - le
afflizioni - del passato. L'impossibilità di razionalizzare
i rapporti conflittuali con una generazione di padri (James
Coburn da brivido). L'incapacità di avere la forza di non
infliggere agli altri (infliction?) quello che è stato
inflitto a noi. Chain of pain.
Vanz (da IAC)
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