BHOPAL EXPRESS
di Mahesh Mathai (2001)
Volendo fare un film di fiction basato su
eventi storici, notoriamente, il problema principale e` l'equilibrio fra il (melo)dramma, il
conflitto personale dei personaggi, e la Tragedia, intesa come Destino
che spazza via il mondo quale lo conosciamo per poi, probabilmente,
ricomporne uno nuovo.
Breve riassunto del Destino, il disastro di Bhopal, India,
dicembre 1984: ho segnalato in precedenza molto materiale in giro per la
Rete, quindi non vi tediero` con i particolari. 8.000 vittime, 500.000
persone rese invalide, ancora oggi la Union Carbide non accetta
responsabilita` oggettive per il fatto, nessun dirigente e` mai stato
condannato, e il
risarcimento accordato ai parenti delle vittime fu circa il
TRE PERCENTO
della richiesta del pubblico ministero.
Breve riassunto del dramma: a Bhopal, Verma e Tara sono
sposini freschi.
Lei torna dai genitori per compiere un rito propiziatorio
tradizionale; lui
lavora proprio alla UC. E` un bell'uomo, marito serio e
premuroso, e
scrupoloso lavoratore (anche se non si capisce esattamente
cosa faccia). Partita la moglie, una sera Verma viene trascinato al bar
dall'amico Badhru, ex impiegato UC e licenziatosi perche' deluso
dall'ambiente. E` la
sera della tragedia: Badhru morira` nel tentativo di salvare
la sua famiglia, Verma sara` testimone dell'orrore e riuscira` a
salvare Tara, di ritorno a Bhopal in treno, per il rotto della cuffia.
BHOPAL EXPRESS comincia in modo fulminante: ralenti; un uomo
disperato
ferma un treno in corsa, gettandosi sui binari; sembra
riuscito nel suo
intento, quand'ecco un secondo treno gli scorre di fianco.
Capiremo in
seguito che e` proprio Verma, nel tentativo di bloccare il
Bhopal Express su cui Tara sta tornando a Bhopal invasa dal gas. Gia`
questo espediente patetico (nel peggior senso del termine: corre per un km.
sulle rotaie e NON si accorge che i treni sono due!) basta a dare la
dimensione del film; perche' Tara giungera` bensi` in stazione, ma si
salvera` chiudendosi
in una cabina telefonica (!!!) dove Verma la trovera`, ed
insieme
cammineranno
sulle macerie per avviarsi verso il Radioso Futuro. Il resto e` squilibrio completo. Da una parte una storia
d'amore e salvataggio che piu` convenzionale non c'e`, dall'altra poca
o nulla attenzione alle *cause* del disastro, alla storia
dell'impianto, alle procedure di sicurezza (eppure Verma ci lavora dentro).
Fin qui mi espongo alla solita metacritica: ma qui si parla
di cinema e non di documentari! In primo luogo, ho sempre
trovato questo argomento stupido -
volendo possiamo
discuterne; in secondo luogo comunque, il film e` povero
anche cinematograficamente. Figure di contorno inesistenti o
macchiettistiche,
episodi degni di un musical, una specie di amorazzo fra Badhru e la
cantante del bar; insomma, tutto cio` che ne farebbe un film
commerciale
perfetto, almeno credo, per gli standard indiani. Pero` il film
contiene anche diversi rimandi che vorrebbero
farne un'opera
impegnata: un cinema all'aperto in cui il gas fa strage di
spettatori; un
paio di discorsi
destinati a delineare il conflitto interiore del
protagonista e la sua
conversione, da accanito sostenitore della UC a detrattore;
carrellate di
qua e di la` completamente inutili; dettagli dei volti
sbavanti dei morti. Insomma, l'impressione che ne ho ricavato e` che il
produttore (il regista? lo sceneggiatore? mah) abbia si` voluto tentare la strada
del successo autoriale, ma contemporaneamente senza abbandonare certi
vezzi grotteschi da commediaccia, e - quel che e` peggio - senza davvero
affondare il colpo contro un sistema che, soprattutto oggi e nei Paesi
poveri,
mina alle basi la gestione dell'ambiente e la salute pubblica.
BHOPAL EXPRESS e` un ibrido mal riuscito, squilibrato sia
come melo` storico, sia come atto di denuncia, e per giunta anche
cinematograficamente piuttosto irritante. Valga su tutto, la sequenza in
montaggio alternato fra la serata al bar di Verma e Badhru e la conduttura
che sta
per rompersi
nello
stabilimento. Ci saranno una quindicina di stacchi, a
coprire qualcosa come
tre ore. Al quinto ci si domanda "ma allora, quando
diavolo scoppia?"; di
li` in poi (ma pure prima) e` noia.
Claudio Castellini
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