All'inizio di "Giovanna d'Arco"
di Besson, la Giovanna bambina e' sdraiata
sull'erba con le braccia aperte a formare una croce, mentre
accanto a lei,
simmetrica, giace una spada. Ma FORSE l'erba piegata dal suo
corpo mostra il
profilo della Francia, il ruscello che passa in alto
rappresenta la Manica,
e la spada le indica la sua missione. E FORSE anche che
dovra' sacrificarsi
come Gesu' sulla croce, compresa solo da pochi, per salvare
molti.
FORSE. O forse l'ho visto solo io.
Eppure questa e', in in tutta la sua semplicita', la ragione
per cui di due
film con un tema centrale cosi' simile ("Sono
coincidenze, o vi e' dietro un
reale disegno di una forza superiore?") ho preferito
Besson.
"Giovanna
d'Arco non da' risposte, e quelle che da' non sono molto
consolatorie: il
suo perseguire fino in fondo "cio' che ha visto"
la allontana dal suo Re
(che tanto amava), dai suoi amici, dalla chiesa, e infine
dalla vita,
morendo sola e bruciata. Forse le stelle cadenti erano solo
frecce infuocate
degli inglesi, i lupi neri un semplice branco che stava
andando a mangiare i
corpi dei caduti nel villaggio, le luci tra le nubi semplici
lampi (o
chissa', magari solo banalissimi alieni ^_^) e la famosa
spada null'altro
che una spada gettata via in un campo.
Il risultato finale e' che molta gente, anche credente, esce
da "Giovanna
d'Arco" inferocita, e da "Signs" risollevata
e armata di nuovo ottimismo (in
America il film viene visto da alcuni piu' e piu' volte,
come una catarsi;
alla proiezione a cui ho assistito ieri alla fine ci sono
stati gli
applausi). Eppure e' "Giovanna d'Arco" e non
"Signs" a parlarci della Fede.
"Non e' santa, ma pazza!" ululano alcuni,
dimenticando un fatto da dottrina
delle elementari che la santita' e' un dono che Dio puo'
elargire anche ai
pazzi, e che l'uomo puo' solo riconoscere. "Dio non si
manifesta con magie o
giochi di prestigio", ricorda Giovanna al tribunale
ecclesiastico francese
quando le viene chiesto "un segno" che provi cio'
che dice, e citando
correttamente il pensiero di padri della Chiesa come
Sant'Agostino. Piu'
tardi, lei stessa guarda dentro di se', e vede come alla
fille ella stessa
aveva voluto vedere nella spada "il segno" che
scendeva dal cielo in mezzo a
luci e gloria, iniziando a purificarsi in un bagno di
ridicolo su cio' che
le era piu' caro.
In definitiva, alla fine Giovanna trova Dio e la Fede nel
momento in cui
abbandona qualunque pretesa di "predestinazione",
"ricompensa" o altro - e
sceglie, nell'accettare il rivestirsi da uomo (sia pure
imposto), il suo
destino ultimo. Li trova mentre e' sola, su un rogo,
abbandonata e
condannata dalla Chiesa.
Gibson, invece, la trova quando le
disgrazie della
sua vita e della sua famiglia si risolvono nella salvezza di
suo figlio e
della famiglia stessa. Gibson vede scendere la spada dal
cielo immersa nella
luce.
Forse "Signs" risponde al desiderio un po' puerile
della nostra societa' di
"avere delle risposte", e le da'; "Giovanna
d'Arco" ci mette di fronte al
fatto che non solo dobbiamo cercarle, ma addirittura che
dobbiamo anche
accettarne le conseguenze. Non solo, ma che talvolta al
ritrovamento della
risposta per noi piu' importante puo' coincidere la
conseguenza piu'
terribile, e addirittura il tutto potrebbe basarsi su un
nostro madornale
errore, sul voler vedere cio' che non c'era, e game over.
"Signs" ha un
grande successo, "Giovanna d'Arco" viene messo al
rogo. Sulla singola base
di queste considerazioni, do a Signs * * * 1/2 su * *
* * *, e a "Giovanna
d'Arco" * * * * * su * * * * *
Vince (da IAC)