Non aprite quella
porta
(The Texas chain saw
massacre)
di Tobe Hooper (1974)
con
Marilyn Burns, Paul A. Partain, William Vail, Edwyn Neel,
Allen Danzinger, John Dugan, Gunnar Hansen
Rivalutazione parziale per questo film,
che stroncai miseramente tre anni fa. Ma e` passato del
tempo, ho visto parecchi altri film e la mia visione, in
qualche modo, deve essersi affinata.
"The Texas chainsaw massacre" apre alla grande,
fotografie al buio di una macabra statua costruita con pezzi
di cadavere in decomposizione; in audio, la notizia alla
radio del ritrovamento di resti umani in decomposizione. Per
la prima mezzora almeno Hooper costruisce efficacemente la
suspense mandando un gruppetto di ignari ragazzotti in giro
per il Texas e donando loro una serie di prelibatezze: un
autostoppista idiota e maniaco del sangue e del fuoco, un
cimitero attorniato da weirdos, macchie di sangue sul
pulmino e, finalmente, una classica casa abbandonata.
E` qui che il regista raggiunge l'eccellenza: cifra tecnica
della discesa dei cinque ragazzi negli inferi della casa mi
sembrano, in particolare, (a) il carrello laterale (spesso
unito alla mezza panoramica, con un effetto di avvolgimento
e straniamento del personaggio davvero notevole) e (b) il
dettaglio, specialmente riguardo agli oggettini che
costruiscono il feticismo cannibale / animalesco del
massacratore Leatherface. Effetti sonori (colonna sonora?)
al limite del rumore completano il quadretto. Se cercate
un'atmosfera malata e di orrido incombente, i primi tre
quarti d'ora di TCM fanno per voi.
Da quando la ragazza viene catturata sino al termine e`
spazzatura, ma ce n'e` abbastanza fin qui per poter dire che
TCM e` un buon horror, che vale la pena vedere. Decisamente
invecchiato, ma ancora apprezzabile sebbene ci voglia un po'
di occhio --- un po' come Dracula, per fare un paragone da
bacchettate sulle dita. Nel 1974 e a un ragazzino doveva
fare molta, molta paura.
Claudio Castellini
°
Cinque ragazzi arrivano alla casa dei nonni di uno di loro,
nel Texas, senza sapere che i vicini sono dei selvaggi
cannibali armati di martelli e seghe elettriche. Contro
Leatherface (Faccia di cuoio, perché indossa una maschera
fatta di pelle umana) – interpretato da Hansen - e la sua
“famigliola”, solo Sally sfuggirà al massacro, ma il
cattivo, per una volta, non muore. Ispirato a un fatto di
cronaca nera accaduto realmente (la storia di Ed Gein,
cannibale del Wisconsin che aveva già mosso la fantasia di
Hitchcock per Psyco),
la prima opera del texano Hooper (classe 1944) è uno dei più disturbanti e malati gore-movie
di sempre, che si impone, per precisi meriti, come un
eccezionale esempio di film di genere a basso costo (e rozzo
se vogliamo): non promette, mantiene subito quello che gli
spettatori si aspettano, cioè uccisioni e squartamenti
(peraltro mai gratuiti) che creano immediatamente, senza
l’uso classico della suspense e dell’attesa, un clima
ossessionante di angoscia e paura: terrore e pazzia non sono
mai più stati mostrati in un modo così efficace e fisico
(altro che le “strullate” di Blair witch project). E la regia furibonda e
realistica (stile sporco pieno di sgranature, sfocature,
controluci e con la macchina da presa attaccata ai
personaggi che va a cacciarsi persino dentro gli occhi), i
suoni, i rumori (cacofonie e clangori metallici furono
seguiti personalmente
dal regista), l’ironia macabra e le voci rendono ancora più
agghiacciante questa pietra tombale della sana provincia
americana. I componenti della troupe non si potevano
soffrire e forse questo ha contribuito alla riuscita del
film, che naturalmente è un cult-movie.
Mitico l’allucinato finale chiuso-aperto.
HORR
85’
* * * ½
Roberto Donati
Vai
a VM18 viaggio nel cinema (semi) invisibile
PROFONDE
TENEBRE:
viaggio nel mondo del thriller/horror all'italiana