Non ho sonno
di Dario Argento
Dario Argento torna al thriller e lo fa con una storia ambientata a
Torino nell'arco di diciassette anni. Ci sono tutti gli elementi cari al geniale ma
discontinuo regista: una filastrocca ispiratrice degli omicidi, il morboso dettaglio degli
efferati delitti, una casa misteriosa lontano dalla citta', i mitici Goblin per un sound
datato ma efficace, la recitazione impossibile degli attori e, soprattutto, una mancanza
di equilibrio tra cura meticolosa del dettaglio e sciatteria. Il primo omicidio, ad
esempio, è costruito con grande senso del ritmo e crea tensione nel suo lento ma
inevitabile sviluppo, mentre altri momenti, come i dialoghi al ristorante o la sequenza al
pronto soccorso, suonano falsi e privi di logica. Ma questa sembra essere una
caratteristica dell'intera produzione di Dario Argento che, spesso, all'interno dello
stesso film, cura con attenzione certi aspetti, mentre non si preoccupa minimamente di
altri, come appunto la resa degli attori. Nel caso specifico, a parte un carismatico ma
tiepido Max Von Sydow, la direzione degli attori risulta ai minimi storici. Dionisi appare
inerte e, come suo solito, fisicamente aderente al personaggio ma stonato
nell'espressivita'. Da annali del trash, l'esordio in kimono al ristorante cinese. Chiara
Caselli ha una breve parte, ma e' piu' che altro il suo personaggio a non avere spessore.
Ed è forse la sceneggiatura, intricata e articolata ma meccanica, a riservare i migliori
momenti di umorismo involontario, con collegamenti telefonati e dialoghi nonsense. Anche
il montaggio, soprattutto nella parte finale, forza l'unione di un paio di sequenze in
modo imbarazzante. Eppure, nonostante tutti questi elementi e numerose incongruenze, il
film ha un suo fascino magnetico che incuriosisce e spinge a voler sapere chi è
l'assassino, con una conclusione approssimativa ma assai disturbante. Dopo la visione si
resta indecisi tra la stroncatura e il fascino di una certa costruzione e del modo morboso
con cui viene rappresentata. Del resto i film di Dario Argento, a parte forse il compatto
"Profondo rosso", sono cosi': incerti tra la sottigliezza e il trash. Ed e'
forse in questa inconciliabile ma genuina scissione che riescono a colpire!
Luca Baroncini de "Gli Spietati"
Recensioni