IL SONNO DELLA MEMORIA

CONVERSAZIONE CON DARIO ARGENTO

a cura di Roberto Lasagna

Lo scorso 18 novembre si è svolta presso la Sala Mostre e Congressi delle Terme di Salice (PV) la manifestazione "Giornata d'autore: Dario Argento", dedicata alla fotografia di scena e al cinema del regista romano. Vi hanno preso parte, tra gli altri, il fotografo Franco Vitale, Elda Luxardo e Dario Argento. La manifestazione è stata documentata dal volume, che sarà nelle librerie a gennaio, "Franco Vitale presenta Dario Argento" (Edizioni Falsopiano), e dalla mostra fotografica di Franco Vitale sul suo lavoro con Dario Argento. All'autore di Profondo rosso abbiamo formulato alcune domande, inerenti il rapporto di collaborazione tra il regista e il fotografo di scena. Il discorso si è quindi concentrato su Non ho sonno, il nuovo film in cui Argento ritorna a girare a Torino, città dove furono ambientati Il gatto a nove code, Quattro mosche di velluto grigio e Profondo rosso. Non ho sonno, scritto da Argento assieme a Franco Ferrini con la collaborazione del giallista Carlo Lucarelli, presenta un cast composto da Max von Sydow, Stefano Dionisi, Chiara Caselli, Gabriele Lavia e Rossella Falk. Il direttore della fotografia è il veterano Ronnie Taylor, di nuovo al lavoro con Argento dopo Opera e Il fantasma dell'Opera.

In merito alla fotografia di scena di un film, quale dovrebbe essere secondo te il ruolo del fotografo di scena, e che tipo di richieste avanzi sul set?

Io penso che il fotografo di scena dovrebbe essere il più fedele possibile al film, e non aggiungere elementi suoi. Spesso, nella consuetudine di questo lavoro, il fotografo realizza i suoi scatti dopo che la ripresa è già avvenuta, e ciò comporta delle alterazioni che impediscono alle fotografie di essere fedeli alle illuminazioni e anche al gusto della sequenza concepita dal regista. Il fotografo di scena, in tal modo, simula una situazione originaria, ma le foto ne risente: gli attori si mettono in posa, e la situazione sembra quasi un fotoromanzo. Io invece chiedo al fotografo di scena che i suoi scatti siano esattamente il film. Questo comporta che gli scatti siano effettuati proprio mentre giriamo, evitando cos" la pantomima successiva delle pose e delle situazioni imbarazzanti da fotoromanzo.

C'è stata una evoluzione nel tuo rapporto con i fotografi di scena dalle origini del tuo lavoro sino ad oggi?

Io ho sempre chiesto al fotografo di scena di rimanere aderente al film che giravo. Nello stesso tempo, posso dire che il ruolo del fotografo di scena, secondo il mio punto di vista, non è molto cambiato con gli anni, semmai si è commercializzato. E' uno dei pochi lavori del cinema ad essere rimasto pressochè identico agli esordi. Certo, sono cambiati gli strumenti. Oggi i macchinari sono più moderni, più agili e perfezionati, si possono scattare più fotografie di un tempo; anche fotografie silenziose che non disturbano in alcun modo le riprese e permettono di cogliere l'attimo?

Che ruolo riveste la fotografia nella fase di preparazione di un film, ovvero nel suo concepimento?

In generale, negli ultimi anni il lavoro è cambiato, al punto che, ad esempio, non si utilizza più la fotografia per i sopralluoghi e i provini, ma viene impiegata la camera digitale. Prima era diverso, le fotografie venivano scattate dappertutto e venivano fatte circolare. Adesso tutto questo non c'è più. Un tempo il regista trascorreva molto tempo per visionare le foto, magari per la scelta di un attore. Adesso esamina videocassette, filmati, piccole parti di riprese, e le foto servono meno. In un certo senso però, il lavoro è diventato anche più realistico. Per quanto mi riguarda, Franco Vitale ha contribuito a questa nuova definizione del lavoro. Se uno intende acquistare una casa non si accontenta di una fotografia, ma vuole vederla dentro, esaminarne le parti. C'è più approfondimento, tutto sommato, in questo nuovo approccio. C'è la possibilità di vedere meglio le cose come stanno.

In alcuni tuoi film affiora un gusto spiccato per il dettaglio, per il particolare. Questo elemento può essere legato in qualche misura ad un gusto fotografico preciso, ovvero a correnti artistiche che proprio nella focalizzazione del dettaglio evidenziano un loto tratto specifico e ricorrente?

Quella del dettaglio è una passione che ho sempre avuto. La passione degli oggetti, delle piccole cose. Su un piccolo tavolo, ad esempio, si possono trovare delle cose che uno può impiegare tre ore a guardare bene? un piccolo foglio sistemato in quel modo? piccoli elementi che possono avere qualche cosa di magico se uno li guarda in una certa prospettiva.

Dal punto di vista artistico quest'attenzione riflette dei riferimenti a correnti artistiche affascinate dal gusto per l'oggetto inquietante?

Basta che tu cambi il punto di vista e quel piccolo tavolo diventa un'altra civiltà! Basta che tu abbassi l'inquadratura, oppure cambi le luci, e quel mondo può apparire diverso!

E' un gusto molto fotografico?

Sì, ma alcuni registi possiedono d'istinto questa qualità. Si pensi a certo cinema americano o anche a certe opere della cinematografia francese.

Nella realizzazione di Non ho sonno, il tuo ultimo film, in che modo hai collaborato con Franco Vitale? Nella realizzazione di Non ho sonno, il tuo ultimo film, in che modo hai collaborato con Franco Vitale? Nella realizzazione di Non ho sonno, il tuo ultimo film, in che modo hai collaborato con Franco Vitale? Nella realizzazione di Non ho sonno, il tuo ultimo film, in che modo hai collaborato con Franco Vitale? Nella realizzazione di Non ho sonno, il tuo ultimo film, in che modo hai collaborato con Franco Vitale? Nella realizzazione di Non ho sonno, il tuo ultimo film, in che modo hai collaborato con Franco Vitale? Nella realizzazione di Non ho sonno, il tuo ultimo film, in che modo hai collaborato con Franco Vitale?

Io e Franco ci conosciamo da un'eternità? Parliamo molto poco perchè c'è una sintonia istintiva e profonda. Franco legge la storia e mi chiede indicazioni, e io gli spiego quello che intendo realizzare nel nuovo film. Lui si adatta e capisce molto bene. Franco Vitale è una persona molto discreta. Malgrado sia alto più di un metro e ottanta, sul set sparisce letteralmente. E' talmente elegante nel modo in cui si mimetizza. Bisogna ricordare che quasi tutti i direttori della fotografia odiano il fotografo di scena perchè pensano che travisi la fotografia. Questo succede molto meno con i vecchi direttori della fotografia, i quali apprezzano e riconoscono l'importanza dei fotografi di scena.

Che cosa rappresenta Non ho sonno nella tua filmografia? Che cosa rappresenta Non ho sonno nella tua filmografia? Che cosa rappresenta Non ho sonno nella tua filmografia? Che cosa rappresenta Non ho sonno nella tua filmografia? Che cosa rappresenta Non ho sonno nella tua filmografia? Che cosa rappresenta Non ho sonno nella tua filmografia? Che cosa rappresenta Non ho sonno nella tua filmografia?

Il film è una specie di pellegrinaggio a ritroso. Rappresenta un ritorno al giallo. Non ho sonno è ormai terminato, e sarà nelle sale il 5 gennaio. Nel film si contrappongono principalmente due personalità. Da una parte Moretti, un vecchio commissario, capo della squadra omici dell'epoca, cioè la fine anni Settanta e gli inizi degli anni Ottanta. Questo personaggio, ormai in pensione, è interpretato da Max von Sydow. Da una altra parte troviamo un giovane poliziotto, Stefano Dionisi, abituato ai metodi moderni, che indaga su una una catena di delitti che si era già svolta con la stessa modalità 18 anni prima. Il giovane è abituato ai telefonini, ai computer, all'esame del DNA, cose che non esistevano ai tempi dell'anziano commissario. Moretti invece, era conosciuto e stimato per la sua intuitività: parlava con il criminale, affidandosi ad un metodo deduttivo e intuitivo alla Edgar Allan Poe, e riusciva a portare allo scoperto il colpevole. Un tempo era dunque più importante la creatività nel percorso di un investigatore. In Non ho sonno viene rappresentato questo contrasto tra il giovane, calcolato e razionale, e il vecchio, pensieroso e pieno di fantasia; l'anziano commissario, diversamente dal più giovane collega, esamina attentamente anche le contraddizioni del lunguaggio, i molti segnali lasciati inavvertitamente dall'assassino. Non ho sonno è cos" la storia di una doppia indagine che viaggia in parallelo. Il giovane poliziotto si trova al comando di un'intera squadra mobile. Il vecchio invece, a bordo della sua automobile scassata, procede solitario nella sua ricerca coraggiosa. Alla fine entrambi arriveranno alla soluzione, ma in tempi diversi.

Che cosa ha significato ritornare a girare a Torino dopo tanti anni?

Il film è realmente un tributo a Torino che io chiamo la mia città, anche se non sono nato qui. Sono molto riconoscente a questa città che mi ha regalato le atmosfere dei primi film ed ha lasciato un segno anche in quelli successivi. Sono affascinato dalle sue meravigliose strade e architetture. Rispetto a Pronfondo rosso devo dire che non ho trovato molti cambiamenti. Non ci sono state trasformazioni cos" appariscenti nella vita della città. Questo è davvero strano. Percorro le stesse strade e trovo sempre gli stessi posti. Invece, sotto il profilo della professionalità, ci sono condizioni inconsuete: nuovi scenografi bravissimi, nuove leve di tecnici molto preparati. Infine, devo ammettere che il mio ritorno a Torino voleva essere anche un contributo affinchè questi giovani amanti del cinema non fossero costretti a lasciare la loro terra, per trovare lavoro in Francia oppure in altri paesi.

Cosa ci puoi dire delle suggestioni scenografiche di Non ho sonno? Cosa ci puoi dire delle suggestioni scenografiche di Non ho sonno? Cosa ci puoi dire delle suggestioni scenografiche di Non ho sonno? Cosa ci puoi dire delle suggestioni scenografiche di Non ho sonno? Cosa ci puoi dire delle suggestioni scenografiche di Non ho sonno? Cosa ci puoi dire delle suggestioni scenografiche di Non ho sonno? Cosa ci puoi dire delle suggestioni scenografiche di Non ho sonno?

Anche in questo film la scenografia è molto importante. Mi sono ispirato a situazioni del passato, a quadri, ad architetture presenti anche in altre città? In Non ho sonno la scenografia è protagonista attiva, non soltanto uno sfondo. Sono stato molto influenzato dal cinema espressionista tedesco, che a sua volta ha lasciato i suoi effetti sul cinema inglese ed americano.

In Non ho sonno, ancora una volta, affiora il tema argentiano del particolare mancante, l'elemento che sfugge allo sguardo dell'investigatore ma che risulta determinante nella decifrazione della realtà. Un tratto argentiano che rappresenta uno degli elementi più affascinanti e inquietanti del tuo cinema? In Non ho sonno, ancora una volta, affiora il tema argentiano del particolare mancante, l'elemento che sfugge allo sguardo dell'investigatore ma che risulta determinante nella decifrazione della realtà. Un tratto argentiano che rappresenta uno degli elementi più affascinanti e inquietanti del tuo cinema? Non ho sonno, ancora una volta, affiora il tema argentiano del particolare mancante, l'elemento che sfugge allo sguardo dell'investigatore ma che risulta determinante nella decifrazione della realtà. Un tratto argentiano che rappresenta uno degli elementi più affascinanti e inquietanti del tuo cinema? In Non ho sonno, ancora una volta, affiora il tema argentiano del particolare mancante, l'elemento che sfugge allo sguardo dell'investigatore ma che risulta determinante nella decifrazione della realtà. Un tratto argentiano che rappresenta uno degli elementi più affascinanti e inquietanti del tuo cinema? In Non ho sonno, ancora una volta, affiora il tema argentiano del particolare mancante, l'elemento che sfugge allo sguardo dell'investigatore ma che risulta determinante nella decifrazione della realtà. Un tratto argentiano che rappresenta uno degli elementi più affascinanti e inquietanti del tuo cinema? In Non ho sonno, ancora una volta, affiora il tema argentiano del particolare mancante, l'elemento che sfugge allo sguardo dell'investigatore ma che risulta determinante nella decifrazione della realtà. Un tratto argentiano che rappresenta uno degli elementi più affascinanti e inquietanti del tuo cinema? In Non ho sonno, ancora una volta, affiora il tema argentiano del particolare mancante, l'elemento che sfugge allo sguardo dell'investigatore ma che risulta determinante nella decifrazione della realtà. Un tratto argentiano che rappresenta uno degli elementi più affascinanti e inquietanti del tuo cinema?

Sin dal mio primo film ho affrontato la tematica del ricordo fallace; una zona di luci ed ombre che si porta appresso tutta una serie di scorie: come un fiume che nel suo letto rechi tronchi, foglie, detriti. L'acqua di questo fiume è torbida. I ricordi sono un po' così, inquinati dalla nostra cultura, dalle cose che ci raccontano, dai nostri sogni. Se poni le stesse domande ai diversi testimoni di un fatto, ti accorgi che tutti hanno visto delle cose diverse. Nel mio primo film cercai di smascherare un certo conformismo nella rappresentazione della vittima e del carnefice. Ne L'uccello dalle piume di cristallo è la ragazza dolcissima ad essere anche una crudele assassina, mentre l'uomo vestito di nero altri non è che il suo marito succube. Si tratta di un percorso per aiutare a comprendere la realtà, per sovvertire le visioni preconcette e gli stereotipi. Un'ossessione che ritorna anche nelle parole del commissario Moretti in No ho sonno, il quale dice continuamente di non riuscire a ricordare? Un altro personaggio del film, invece, ricorda, ma i suoi pensieri sono annebbiati, confusi. I personaggi di Non ho sonno paiono tutti ossessionati dal ricordo. Forse anch'io sono un po' cos". Cerco sempre di ricordare i miei sogni, sebbene si mostrino sfuggenti. Tra i miei sogni di una volta era ricorrente l'immagine di me stesso bambino completamente nudo in via del Tritone, la zona dove lavorava mia madre. Penso che sia importantissimo ricordare. I fatti che sono successi sono successi. Che cosa vogliamo fare oggi? Vogliamo forse fare in modo che tutte le cose accadute vengano stravolte, rivisitate, manipolate? E' ora di smetterla con il falso revisionismo. Bisogna avere il coraggio di ricordare. La realtà manipolata finisce per stravolgere la storia, e alla fine, oggi, tutti finiscono per credere alla nuova versione, perchè è molto facile essere abbagliati dai falsi ricordi. Ciò vale nella vita di ciascuno ma anche per ci˜ che riguarda la situazione politica di questi anni, dove si raggiungono vette di paradossalità. Per tornare a Non ho sonno, direi che è un giallo da incubo, come un vaso di Pandora, dove metto in scena i miei sogni e le mie ansie.

Roberto Lasagna di Alessandria 33 anni. Critico cinematografico, ha scritto tra l'altro su "Visionario", "Duel", ecc. Autore di numerosi libri sul cinema (di recente "Al Pacino", Gremese editore).

"Per gentile concessione di "999", periodico di attualità culturali a cura dell'Associazione Culturale "999". L'intervista è apparsa nel numero di marzo."

Vai a Italia Zone