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Natale in India
con Massimo Boldi e Christian De Sica
Qualche
ombra si addensa sul sucesso dei film natalizi di Parenti
& C.
Fa piacere trovare piu' risate del precedente "Natale
sul Nilo", anche se non si torna ai vertici di "Merry
Christmas". E proprio per questo comincia a nascere il
sospetto che quello fosse un caso isolato, dovuto alle
difficolta' di trasferire il set in fretta e furia dalla New
York detwintowersizzata ad una placida e a suo modo
"anonima" Amsterdam. Le possibilita' economiche e
produttive delle edizioni 2002 e 2003 hanno portato,
infatti, non solo effetti speciali digitali di livello
dignitoso, ma forse anche un certo adagiamento su schemi di
sicuro successo, come gli equivoci e le volgarita'.
Siamo di fronte, infatti, nonostante le excusationes
sicuramente petitae da parte di Parenti e degli attori, al
film piu' volgare della serie. Una sboccatezza sicuramente
eccessiva, parzialmente mitigata dal fatto che Parenti e i
suoi sceneggiatori (memori della scuola fantozziana) puntano
piu' al nonsense e alla surrealta' piuttosto che allo
sguardo "sociale" tipico di Vanzina e Oldoini.
Numerose parolacce gratuite sono lo scotto da pagare per
alcuni utilizzi di rutti e peti decisamente esilaranti. A
questo si aggiunge un crescente insorgere del televisivo,
che rischia di riportare alla meccanicita' e al parassitismo
di "Bodyguards" o "Paparazzi". Se poi il
succo della storia accantona l'interessante tema dello
scambio dei figli a favore di un prevedibilissimo equivoco
coniugale (gia' sfruttato, con ben piu' sostanza, in "Merry
Christmas"); se le spalle di un tempo (Enzo Salvi)
richiedono una sottotrama del tutto autonoma e flebile; se
si aggiungono i Fichi d'India ad usum parvulorum, con
ridotta integrazione nell'intreccio principale; se infine
per far quadrare i conti si toccano i 110' di durata, si
avverte abbastanza facilmente che i consumati ingranaggi
necessitano un po' di oliatura. E non e' certo inserendo di
peso Paolo Conticini a fare il toscano (anzi probabilmente
il livornese), soprattutto a rinforzare (poco) il segmento
di Salvi, che si puo' migliorare il dosaggio degli
ingredienti regionali, fonte certo di successo, ma anche di
ripetitivita'. Mentre i cameo sono o parassitari (Giorgino
del TG1) o troppo diretti al pubblico dei fan trashofili (Pingitore,
Carlo Vanzina) per destare particolare interesse.
Nonostante questo, una visione piacevole, con i soliti pezzi
di bravura di De Sica, e un Boldi sempre piu' maturo (a suo
modo). Si ricordano volentieri gli ultimi scampoli di
pellicola, di ritorno da Jaipur, dove si ripesca il tema dei
figli scambiati portandolo fino al 2014: una possibilita',
un nucleo portante piu' forte di quello usato e purtroppo
lasciato solo a chiosare il florilegio comico delle sequenze
indiane.
In un'ottica futura, sicuramente avra' piu' sequenze
"di culto" del piu' incolore episodio egiziano,
alcune perfino degne del "glorioso" passato anni
'80.
Enrico Battocchi (da IAC: it.arti.cinema)
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