DAVID CRONENBERG 

David Cronenberg nasce a Toronto il 15 marzo 1943. Si laurea in Letteratura inglese e nel frattempo approfondisce l’amore per il cinema, ora hollywoodiano ora autoriale (Antonioni, Bergman ecc.) e quello per la filosofia e per la letteratura. Si sente attratto dall’opera di William S. Burroughs, capostipite della Beat Generation e dello stile di scrittura definito Cut-Up. Dopo i primi cortometraggi (Tranfer, From the drain) e mediometraggi (Stereo e Crimes of the future) firma il suo lungometraggio nel 1975: Il demone sotto la pelle, in cui racconta di una notte folle in cui la gente sembra impazzita e perde ogni freno inibitorio. Il suo primo cinema (proseguito poi con Rabid sete di sangue -1976- e Brood-la covata malefica -1979-) è molto di genere, riconducibile all’horror splatter di cui Romero e Hooper sono i fondatori. Eppure contiene già molte di quelle ossessioni che andranno a comporre la sua profonda e sfaccettata poetica. Come ad esempio quella per il corpo e la carne, da cui è attratto dalla “bellezza interiore”, oppure per il sesso, inteso come valvola di sfogo e come assoluta espressione di libertà individuale e collettiva. Si pensi alle sue parole, che al pari di quelle tarkovskijane, non possono che essere il miglior strumento di comprensione del suo cinema: “Come potete trovare ripugnante il vostro stesso corpo? È ciò che voi siete!Abbiamo bisogno di una nuova estetica per l’interno dei corpi”. 

Gli anni Ottanta sono segnati da un dittico che sancisce Cronenberg non solo come maestro dell’horror, m anche come uno fra gli autori più innovativi della scena americana: Scanners e Videodrome rappresentano in effetti due film-manifesto con cui il regista canadese esplica attraverso immagini metaforiche la sua visione. L’idea di cinema, fortemente presente nell’opera cronenberghiana, diventa un virus, le metamorfosi corporee dei protagonisti sono tensioni verso un’evoluzione che fa da parallelo a quella poetico-autoriale di Cronenberg stesso. Non solo: la presenza della morte in Cronenberg è una costante, ed è da intendersi non come cessazione esistenziale ma come passaggio, non in senso spirituale e canonico, ma evoluzionistico. Tutto il suo cinema è percorso trasversalmente dall’evoluzione, segnato dalla morte. La morte ha una valenza filosofica pressante nel suo lavoro, tanto che egli dichiara: “Ogni volta che in un film io uccido qualcuno si tratta veramente della ripetizione della mia morte”.  

Nel 1983 Cronenberg gira La zona morta, tratto dal bellissimo libro di Stephen King. Si tratta del suo lavoro più commerciale e forse meno riuscito, in cui, a causa della grande produzione, non ha potuto avere totali libertà di scelta, il che ha implicato una limitazione all’approfondimento della materia narrativa, che sarebbe potuta essere uno spunto insolito per esplorare nuovi territori. Di sicuro La zona morta è un’anticipazione del suo cinema futuro, quello della Nuova Psiche, iniziato con eXistenZ

Il primo ciclo dello studio cronenberghiano si conclude con La mosca, vera e propria summa di tutto il suo cinema passato, nonché passaggio per quello futuro. Raccontando della scoperta di Seth Brundle di poter teletrasportare da un luogo a un altro qualsiasi cosa, Cronenberg inserisce tutte le ossessioni che più gli interessano: la carne e il corpo, la sua mutazione, il sesso, il virus. L’evoluzione dell’uomo in mosca umana e poi in carne-metallo (che influenzerà successivamente Tetsuo di Shiniya Tsukamoto) è in tutto e per tutto l’evoluzione del cinema del regista canadese, ora pronto per divenire “altro”. Come dice Gianni Canova nel suo splendido saggio: “dopo aver sperimentato la mutazione di un uomo in un angelo (Scanners) e in bestia (La mosca) [Cronenberg] cercherà di visualizzare il disorientamento di un corpo che si scopre “doppio” e che sperimenta l’orrore e il senso di morte insito nel vedere la propria immagine riflessa in un altro se stesso”[1]. È così che nasce Inseparabili, uno dei lavori più riusciti del regista. L’orrore non trova più senso nella dimensione fantastica e irreale ma nella quotidianità di due fratelli gemelli uniti da un morboso legame. Con un grande Jeremy Irons, Inseparabili mette in scena l’ossessione cronenberghiana per il corpo, che si trova diviso eppure unito (vedi la metafora finale sui gemelli siamesi), che vorrebbe trovare il proprio senso nella diversità di Claire, che possiede un utero triforcuto. Come non dimenticare la sequenza finale che ritrae i due fratelli in una sorta di pietà assai particolare. 

Dopo Inseparabili Cronenberg è pronto per confrontarsi con un testo che concepisce in linea con le sue idee e che è scritto da colui che considera come un maestro: Il pasto nudo tratto da Naked lunch di William S. Burroughs. Il pasto nudo è un incubo reale. È un sogno terribile in cui entrare e uscire con una facilità estrema e spaventosa insieme. È in assoluto il film più sperimentale di Cronenberg e rappresenta un punto di non ritorno, dopo Il pasto nudo sarà costretto a cercare nuovi territori da esplorare. 

Infatti nel 1993 gira M Buterfly, nel quale il regista canadese esprime la sua idea di amore. Non ci si innamora di qualcuno ma dell’idea che rappresenta. In M butterfly l’amore trova consistenza unicamente nell’astrattezza. Il processo di trasformazione e mutazione è, in M Butterfly, evidente e ha nel finale il suo culmine più drammatico: per liberarsi dell’ossessione amorosa Gallimard, protagonista del film, deve ucciderlo. E prima di farlo egli assorbe tale amore in sé stesso, Gallimard si fa corpo di un’idea, quella di cui egli stesso era innamorato. Splendido esempio di dramma anche teatrale, M Butterly conferma la maturità registica e autoriale cui Cronenberg è ormai giunto. 

Nel 1996 esce nelle sale Crash, film sconvolgente, dai risvolti erotici, in cui il regista delinea il legame che sussiste fra morte e sesso, intermediati dal mezzo/macchina omicida del XX secolo: l’automobile. Tutti i personaggi di Crash mirano a cercare il piacere, che scaturisce nel momento in cui si assapora il senso emergente di morte. Non a caso i coniugi Ballard a fine film, dopo aver rischiato la vita in un incidente si dicono: “Sarà per la prossima volta”, frase già detta quando James non ha raggiunto l’orgasmo precedentemente. C’è quindi un legame palese fra piacere (non solo fisico) e morte. 

eXistenZ, come si è già detto, segna la svolta nel cinema cronenberghiano. La carne è abbandonata perché già esaminata sotto ogni aspetto, ora è tempo di concentrarsi sulla psiche, che in qualche modo è stata sempre presente nel suo cinema ma in maniera secondaria. eXistenZ fa il verso al Matrix waichoskyano, insinua il dubbio nello spettatore in maniera più ironica e radicale, senza strumentazioni filosofiche, prevedendo in qualche modo la stratificazione di realtà possibile con internet e la tecnologia virtuale.

Il film successivo, Spider, con un grandioso Ralph Phiennes conferma le intenzioni del regista. È un viaggio nella psiche umana, segnata inevitabilmente dalla follia e dagli eventi, da scelte sbagliate e da affetti estremizzati. La visione del protagonista coincide con quella dello spettatore, creando una confusione che si vorrebbe fare (e si fa) assoluta. I meandri della mente, con tutti i vicoli ciechi e la sua essenza duplice è al centro del nuovo film del regista: A History of Violence, ulteriore conferma di quanto Cronenberg sia ormai uno degli autori più dotati e coerenti degli ultimi trent’anni. 

Andrea Fontana

[1] Canova, Gianni, David Cronenberg, Il Castoro editrice, 2000, p. 80

Cronenberghiano o non cronenberghiano? questo è il problema!

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