PROFONDE
TENEBRE
il cinema thriller - horror italiano
a cura di
Mirco Sassoli
Recensioni
Horror/Thriller
Speciale Mario
Bava
Venezia
2004: The Italian Kings of B’s
Dario
Argento:Il sonno della memoria
"Spaghetti
thriller", "Horror all'italiana",
"Thrilling alla Dario Argento", sono tante le
denominazioni, per un genere che ha sempre affascinato o
incuriosito, sconvolto o spiazzato; e che continua -
quasi come il tempo si fosse fermato - ad essere
idolatrato in tutto il mondo.
Se la nascita dell'horror lo
si deve a Riccardo Freda con il film "I
VAMPIRI", girato nell'ormai lontano 1957, sarà senza
dubbio con Mario Bava ( "il grande maestro" )
che certe tematiche e regole verranno coodificate,
liberando il cinema thriller di tanti fronzoli inutili,
per mettere in scena la scenografica "bellezza"
della morte nel suo :"SEI DONNE PER L'ASSASSINO"
- violenta carneficina ambientata tra le stoffe e i
pesanti tendaggi, di un atelier di moda - dove i
personaggi non sono altro che pedine, di un macabro gioco;
come illustrano del resto i titoli di testa, dove gli
attori vengono presentati con i volti e i corpi a mo' di
manichini.
Parallelamente ai film di
Mario Bava - il cui unico difetto è stato quello
di essere troppo in anticipo sui tempi - nascono (
grazie anche al clima sessantottino ) altre "specie"
di thriller, che, partendo dal canovaccio de "I
DIABOLICI" di Clouzout, portano in scena, situazioni
e personaggi dell'alta borghesia, che si muovono in
ambienti lussuosi, in cui il vizio e la perversione, fa
parte di un gioco, in cui la prospettiva di un ulteriore
arricchimento, è già movente sufficiente per commettere
un efferato delitto.
Con "IL DOLCE CORPO DI
DEBORAH" sarà Romolo Guerrieri a dar vita a queto
filone - detto psyco-giallo sexy - che verrà codificato
da Umberto Lenzi nell'affascinante e morboso "ORGAMO"
( seguito da "COSI' DOLCE COSI' PERVERSA" e
"PARANOIA" ) ; che rappresenta quel punto di
incontro tra lo psyco - giallo sexy, e il thriller
psichedelico, portato sullo schermo da Faenza con
"ESCALATION" o da Severino con "VERGOGNA
SCHIFOSI".
Accanto a questi thriller,
vede la luce un altro mini- filone, che partendo da
"Dieci Piccoli indiani", ma sopratutto da
"IL COLTELLO NELL'ACQUA" di Polansky ( giunto
nelle sale italiane in pieno clima 68' ) mette in scena un
ristretto numero di persone a bordo di uno yacht in cui
intrighi morbosi e malati, sono destinati a sfociare nella
tragedia: i titoli che meritano di essere ricordati sono
"INTERRABANG" di Giulio Biagetti ( con uno
sbalorditivo colpo di scena finale ) e "TOP SENSATION"
di Ottavio Alessi ( che viene ricordato unicamente come
una delle pellicole più spinte, girate da Edwige Fenech).
Ma oramai siamo alla fine
degli anni 60', i tempi sono maturi per un cambiamento, e
le varianti sono state percorse; i moventi e i colpevoli
sono oramai esauriti e risultano prevedibili, non resta
che stravolgere le regole.
Mentre Mario Bava prendeva
in giro il genere stesso con "5 BAMBOLE PER LA LUNA
D'AGOSTO", e Lucio Fulci esordiva splendidamente con
"UNA SULL'ALTRA" , che però rappresentava un
tributo al quel tipo di cinema thriller che andava
scomparendo, apparve sugli schermi italiani
"L'UCCELLO DALLE PIUME DI CRISTALLO" di Dario
Argento che rovesciò completamente il genere stesso.
Trattenendo da Mario Bava il
gusto per la "scenografica" bellezza della
morte, Argento introdusse geniali concetti visivi, come la
soggettiva del serial killer, dando vita ad un virtuale
"cordone" ombelicale tra lo spettatore e la
vittima stessa, unito ad una ricerca particolare e mai
banale dell'inquadratura, come il "macro", per
creare quell'atmosfera sconvolgente e surreale in cui
l'assassino si muove ( si pensi al classico particolare
dell'occhio ).
Ma accanto a tutto questo,
la vera rivoluzione introdotta da Argento è a livello
contenutistico e concerne il movente che spinge
l'assassino a compiere i suoi rituali di morte: il TRAUMA.
Alla base dei thriller
argentiani, c'è sempre un trauma, per lo più legato
all'infanzia nel momento in cui l'innocenza e la purezza
di un essere umano è talmente sensibile da non riuscire a
scindere il bene e il male; e questa tema verrà
completamente sviscerato da Lucio Fulci nel bellissimo e "maledetto"
"NON SI SEVIZIA UN PAPERINO".
Con Dario Argento, il
thriller ( perchè fino alla metà degli anni 70' è
questo il genere che prende il sopravvento in confronto
all'horror ) cambia decisamente rotta, dando vita da una
parte a quella scuola detta "Argentiana", a cui
appartengono il Paolo Cavara ( da riscoprire ) de "LA
TARANTOLA DAL VENTRE NERO" o il Sergio Pastore di
"SETTE SCIALLI DI SETA GIALLA"; dall'altra
abbiamo film che si divertono a smantellare il meccanismo
"alla Argento" come il Mario Bava di
"REAZIONE A CATENA" o tendono a diversificarsi,
ritagliandosi una dimensione tutta loro, come
"L'ETRUSCO UCCIDE ANCORA" di Armando Crispino o
il Pupi Avati de "LA CASA DALLE FINESTRE CHE
RIDONO".
I primi "veri"
segnali di horror li abbiamo a partire dal 1974,
all'uscita di un horror americano che avrebbe sconvolto
intere platee: "L'ESORCISTA".
Appare inevitabile ( forse)
che numerosi registi, si cimentarono in questo filone,
come Alberto De Martino per il suo "ANTICRISTO",
e successivamente con "HOLOCAUST 2000" - ripreso
però, dalla saga de "IL PRESAGIO" - con
risultati indubbiamente godibili, fino a giungere a quel
"piccolo" gioiello di tensione e angoscia datato
1974 e firmato da un talento straordinario,
l'ingiustamente sottovalutato Francesco Barilli e il suo
"IL PROFUMO DELLA SIGNORA IN NERO" , che
riprendendo tematiche polanskiane che echeggiano "ROSEMARY'S
BABY", ma omaggiando anche Mario Bava, nella
figura della bambina vestita con pizzi e merletti, costruisce
un perfetto meccanismo di horror, dove l'interprestazione
"spiritata" di Mimsy Farmer ( che negli anni 70'
diventa una sorta di dark-lady del genere thriller -
horror) gioca un ruolo di primissimo piano.
Ma è il 1977, l'anno
cardine del cinema thriller - horror italiano, ed ancora
una volta è Dario Argento il suo portabandiera che con
"SUSPIRIA" arriva ad infrangere tutte le regole,
raccontando una storia di streghe cadenzata dai carillon
ossessivi dei "Goblin" ripetuti all'infinito.
In questo clima d'apice però,
si innestarono i primi sintomi di crisi; l'influsso di
prodotti scadenti, girati in quattro e quattro otto,
portavano lo spettatore ad allontanarsi da questo genere,
e mentre i maestri di sempre come Lucio Fulci continuavano
a girare film di tutto rispetto come "SETTE NOTE IN
NERO" , l'avanzata del porno o il soft - core spinto
ai limiti veniva unito allo splatter pretestuoso come in
"GIALLO A VENEZIA".
E nel 1980, siamo già agli
sgoccioli: mentre Dario Argento con "INFERNO"
registra uno dei suoi primi "flop" ( tenendo
conto naturalmente degli incassi che i suoi film avevano
sempre ottenuto ) , Lucio Fulci fa in tempo a
"cesellare" il suo capolavoro - una sorte di
testamento artistico ( come lo fu "LISA E IL
DIAVOLO" di Mario Bava) criptico - che reca il titolo
"L'ALDILA'-E TU VIVRAI NEL TERRORE'", la cui
struttura "artudiana" e "metafisica" ,
lo fa giustamente annoverare, tra i "classici"
del "genere".
Dopo, nulla sarà come
prima: Mario Bava ci lascia nel 1980 nel disinteresse
generale, Lucio Fulci dopo "LO SQUARTATORE DI NEW
YORK" combatterà con "budget" sempre più
ristretti, fino a quando nel 1996 sotto la produzione di
Dario Argento si preparava ad un atteso ritorno con "M.D.C",
ma la morte lo ha colto prima dell'inizio delle riprese;
mentre Dario Argento dopo un ritorno discreto al thriller
con "TENEBRE" ha lentamente "smarrito"
la sua strada, ritornando ad avere tocchi geniali in film
come "PHENOMENA" o "OPERA" che
però non la mai riportato nell'olimpo dei registi.
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