Kill
Bill
di Quentin Tarantino
USA-GIAP
2003 di Quentin Tarantino con Uma Thurman, Lucy Liu, David
Carradine, Daryl Hannah, Vivica A. Fox, Michael Madsen,
Michael Parks, Sonny Chiba, Chiaki Kuriyama, Julie Dreyfus,
Gordon Liu (Chia Hui Liu), Jun Kunimura, Kazuki Kitamura,
Michael Bowen.
Ieri sera ho pensato di
morire lacerato in sala, tanta era la bellezza sublime e
inusitata di questo film. Ogni scena, anzi, ogni
inquadratura, è una sorpresa scioccante, è quello che non
ti aspetteresti mai, è Cinema allo stato puro, che rivolta
le budella e ti scarica addosso una serie di brividi da
distruggere tutti i tuoi sensi, oltrechè le tue
aspettative, che saranno sempre troppo stupide o mediocri
per Tarantino. Non si sono mai visti dei cattivi così
violenti e, letteralmente, *paurosi*, neanche in un film
dell'orrore. Non si erano mai visti dei combattimenti così.
Non si era mai visto un FILM, così. Tremo ancora, di
terrore e di gioia.
E dice bene Ernesto Picciafuoco: tutto ciò che viene prima,
al confronto, è vecchio e brutto. Kill Bill ristabilisce i
parametri estetici di più di un secolo di cinema.
Andrea D'Emilio
Kill
Bill è una summa del cinema postmoderno, e la
trasposizione su pellicola di tutti gli amori
cinematografici del regista.
Postmoderno, ovvero citazionista, incapace di inventare
narrazioni originali (tutto è già stato detto) e quindi
costretto e utilizzare materiali, temi e idee da mondi
diversi e disparati. Il risultato di un paio di shekerate,
può essere un orribile film trash (e se ne vedono
parecchi purtroppo, ad esempio la Leggenda degli uomini
straordinari) oppure un capolavoro eccelso, se il regista
ha la capacità formale e il gusto estetico per impedire
al suo prodotto di strabordare (uscire dallo sheker!) e
mantenere un suo equilibrio.
In questo senso Tarantino è stato
perfetto: fotografia mai banale, molto diversa da scena a
scena (cupa, trasognata, pop,...); attori assolutamente
convincenti e ispirati, e magnificamente diretti (basti il
balzo in avanti di Lucy Liu, dopo le opache prove con
Ballistic e Charlie's angels). Musiche azzeccatissime, con
pezzi rari e la presenza di Morricone, musica di Honk Kong
e molto altro. Tutta musica amata dal regista, come tutti
i generi cinematografici che vengono citati nel film (uno
per tutti i film in cappa e spada di Hong Kong, ma anche
Leone). Oltre che amati molto rispettati i generi, con un
film che si ispira a hong kong con grande rispetto: la
sensazione poco realistica di alcuni combattimenti, quasi
paradossale, rispetta in pieno i canoni. I combattimenti
sono spesso avvincenti e pieni di suspence, del tutto
diversi dai noiosi effetti speciali di Matrix Reloaded.
Dal punto di vista strettamente cinematografico un
capolavoro, che lascerà senza dubbio il segno.
Diverse critiche sono piovute a Kill Bill sulla
sceneggiatura, perché apparentemente un po' banale.
La storia in effetti è semplice, però i
colpi di scena sono riusciti e il regista riesce spesso a
creare tensione (o comunque attenzione, quando fa
grottescamente ridere), tanto che alla fine verrebbe
voglia di vedersi un'altra ora e mezza per sapere come va
a finire. Non sono quindi i dialoghi come in Pulp Fiction
a reggere il film, ma poche idee forti ben rappresentate.
Il recente orrendo soap-movie americano di
Inarritu, 21 grammi, è un esempio di come per fare un
buon film non basti realizzare un presunto film
d'autore utilizzando una narrazione complessa e messaggi
espliciti: i colpi di scena sono tutti telefonati, e
non ci si emoziona quasi mai.
In sostanza, non è obbligatorio infarcire
un film di simboli e rendere la trama complessa per
trasmettere forti messaggi cinematografici e non, può
bastare la splendida semplicità di Tarantino, che di veri
messaggi forse ne passa uno o due (il devastante dramma
morale della vendetta a ogni costo, l'incarnificazione del
Male come pura essenza (Bill)).
Ma quale potenza espressiva!
Il critico vecchio stampo (quello che amava
bergman, fellini e antonioni) può quindi probabilmente
amare poco Tarantino, perchè non vi trova le logiche
classiche del "suo" cinema. E di fatto alcuni
critici datati hanno criticato il film.
E' normale, perchè Tarantino è ormai
oltre i classici, e rischia di diventare l'emblema
del PostPopmodernismo.
Vito Casale
K i l l B i l l e'
Leone+Argento
Kill
Bill e' il capolavoro sommo di Quentin Tarantino, che come
tutti i grandi realizza appunto il suo capolavoro a
quarant'anni. Kill Bill e', in maniera ancora piu' lampante
e finalmente evidente a chiunque, Leone+Argento. Dai maestri
italiani del pulp riprende l'aggressione audiovisiva, i
colori sgargianti, la violenza iperbolica, la musica
eccessiva a plasmare tutto, il gusto glamour della messa in
scena. Oltre che, ovviamente, l'approccio manierista di chi
pensa solo a fare del cinema puro. Tutto questo era gia'
presente nei tre film precedenti, ma piu' difficile da
capire (forse perche' l'amore per la scrittura e il dialogo
erano predominanti rispetto al mero "gioco" della
messa in scena). Qui invece si sublima a livelli assoluti.
Adesso le discendenze sono chiare, lampanti, e nessuno
potra' piu' negare che Tarantino e' il proseguitore della
linea Leone-Argento, il piu' illustre continuatore di una
poetica. Solo chi non capisce un cazzo di cinema potra'
ancora negare questa evidenza. Tra l'altro, come in Leone,
Tarantino prende un genere storico per eccellenza che non
appartiene alla sua cultura di appartenza e, con la sola
forza dell'immaginazione cinefila, lo riplasma e riformula.
L'operazione e' leoniana oltre ogni misura. Film cinefilo
piu' di tutti gli altri, Kill Bill corrisponde, anche
cronologicamente, a C'era una volta il West per Leone.
Saggio sul cinema e sui suoi archetipi, fatto da un cinefilo
per altri cinefili. Bibbia della regia e delle possibilita'
tecniche del cinema. Film smisurato ed epico, anche nella
lunghezza, di pura bellezza cromatica, fotografica e sonora.
Confrontate le due filmografie e vi renderete conto che
Tarantino sta modellando la sua su quella di Sergio Leone.
Con una consapevolezza di se' assoluta e sconvolgente (Tarantino
e' tutto tranne che un genio incosciente). Da Argento c'e'
il gusto eccessivo del sangue e delle coreografie di morte,
con anche alcune citazioni esplicite: il moncherino di
Tenebre, e la pallottola di Opera.
La
struttura narrativa. Che e' quella di un romanzo, con tanto
di capitoli. E quindi non lineare, con situazioni
anticipate, poi riprese, lunghe digressioni a raccontare il
passato di un personaggio, eccetera. Inutile dire che tutto
questo e' gestito con una maestria realmente mozzafiato e
rivoluzionaria. A livello di struttura narrativa fara'
ancora piu' scuola di Pulp Fiction. Sotto quest'ottica e'
non solo giustificato, ma addirittura necessario, il taglio
in due "volumi": come un libro troppo grande e
smisurato. Eppure, si sente dire da piu' parti che Kill Bill
sarebbe solo un film di regia e non di sceneggiatura, un
film "senza storia" e altre caz...e analoghe. La
realta' e' che Tarantino e' maturato ancora di piu' e adesso
non si balocca piu' con i soliti sproloqui pulp che,
oltretutto, rifatti ancora oggi suonerebbero solo di
maniera. Sta a livelli molto piu' profondi in Kill Bill, e
lo si vede da come ama e descrive i suoi personaggi. Il
dolore di Uma commuove e appassiona, tifiamo per lei, la
seguiamo col fiato in gola, e i cattivi sono veramente
cattivi. Fanno paura, li si sogna la notte, terrorizzano.
Bill si staglia come un'entita' suprema di malvagia
assoluta, anche se non lo si vede mai per tutto il film.
Tremo al solo pensiero di conoscere il suo aspetto fisico
nel secondo volume. E perche', la ragazzina che brandisce la
mazza ferrata? Non fa paura? La violenza e', qui,
realmente sconvolgente. Altro che fumettistica. Fumettistico
sara' Rodriguez. La violenza di Kill Bill e' durissima,
atroce, fa male allo stomaco. Fa stare sulle spine. Chi non
e' rimasto traumatizzato dalla prima inquadratura? Quella
dello sparo? Non e' bellissima? E poi, i combattimenti. Dove
avra' imparato Tarantino siffatta maestria registica nelle
scene d'azione? Il bello e' che a differenza di tutti i
combattimenti dei vari action-movie digitali odierni, vedi
Matrix, quelli di Kill Bill risultano comprensibili e si
fanno seguire in apnea, sono pregni di suspense, non
annoiano mai, non si ripetono mai uguali. La narrazione e'
sempre al primo posto, anche nell'azione. E poi, Kill Bill
commuove. E' il piu' "caldo" dei film di Tarantino,
al cui confronto Pulp Fiction sembra veramente un giochetto
cerebrale composto a tavolino. Kill Bill emoziona nel
profondo, fa piangere e fa paura, e' realmente popolare. Ed
e' delirante, una successione di trovate registiche
assolutamente sregolate e folli. La scena iniziale del
combattimento con la negra ha i colori squillanti, pop, di
un Diabolik di Mario Bava. Occhio al decòr, ai colori
pastello delle porte e della tappezzeria, e' tutto
assolutamente magnifico. E poi il cartone animato
giapponese, puro melodramma barocco di inusitata bellezza e
poesia. Ancora una volta viene spontaneo chiedersi: dove
avra' imparato? Finora era un regista di tre capolavori. Ma
adesso e' oltre, perche' la grandezza di Kill Bill e' tale
che quei tre film al confronto svaniscono, risultano
invecchiati, delle cosucce. E con Kill Bill realizza si' un
film piu' di genere puro, meno classico ed europeo, piu'
vicino a un Rodriguez per intenderci, ma al tempo stesso con
una profondita' che Rodriguez si sogna la notte. Confrontate
con Once Upon a Time in Mexico (sia chiaro, un capolavoro,
ma che rispetto a Kill Bill risulta una sciocchezza di poco
conto). Rodriguez si limita a frullare le sue citazioni da
Leone in un gran divertissement che pero' rimane a un
livello superficiale, di mero omaggio postmoderno. Tarantino
no. Tarantino *e'* Leone. Non lo cita, ma ne restituisce la
profondita' e la grandezza di sguardo e contenuto.
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