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UMRAO
JAAN
Id.
India/Pakistan, 1981
regia: Muzaffar Ali
soggetto: romanzo di Mirza Hadi Rushwa. sceneggiatura:
Muzaffar Ali, Javed Siddiqui, Shama Zaidi. fotografia: Pravin Bhatt. scenografia:
Muzaffar Ali, Bansi Chandra Gupta, Manzoor.
costumi: Subhashini Ali. montaggio:
B. Prasad. musica: Khayyam.
interpreti: Rekha (Amiran/Umrao Jaan),
Farouque Shaikh (Nawab Sultan), Naseeruddin Shah (Gohar Mirza), Raj Babbar (Faiz
Ali), Shaukat Kaifi (Khanum Jaan), Khan Ghlizai, Prema Narayan
produzione: Muzaffar Ali, per Integrated
Films.
durata: 145’
Basato su un
classico della letteratura Urdu, il film narra la sfortunata storia di una
cortigiana, Umrao Jaan (Rekha), che viene rapita da piccola e rinchiusa in un
bordello, dove è avviata allo studio del canto, della danza e alla
prostituzione. Divenuta celebre per la sua bravura nella poesia, nel canto e
nella danza e per la sua bellezza, fa innamorare di sé anche il giovane
facoltoso Nawab Sultan (Farouque Shaikh). Si tratta di un amore reciproco,
troncato dal matrimonio di interesse di Nawab, per volere della sua famiglia. Lo
strazio di Umrao la porta a tentare la fuga con un bandito, ma anche questo
episodio ha un’amara conclusione. La ragazza si ritrova così ospite della sua
amica d’infanzia (Naseeruddin Shah). Ma la gioia del loro incontro dura poco,
quando Umrao scopre che è proprio la sua amica la moglie di Nawab.
Splendide le
musiche (composte da Khayyam) che, insieme alla regia hanno vinto il premio
Filmfare, l’Oscar indiano: un disco vendutissimo ancora oggi. Se la splendida
voce appartiene a Asha Bhosle, all’attrice Rekha va il merito di una
performance che in pratica ha lanciato la sua carriera, imponendo uno stile
raffinato e sensuale al tempo stesso. La regia, puramente funzionale e in abuso
di zoom durante le parti narrative, si rianima e si fa eccelsa durante i numeri
musicali di Rekha: mobilissima, la mdp le scorre accanto accompagnandone i
gesti, si innalza a iscriverne i movimenti nello spazio, scandaglia con
primissimi piani i movimenti delle dita e gli sguardi di questa bellissima donna
dagli occhi che incantano e incatenano con la loro dolcezza, sensualità e
tristezza. Fra i vari numeri, colpisce soprattutto "In Aakhon ki
Masti": la danza di seduzione di Umrao durante il suo primo incontro con
Nawab Sultan.
Sullo sfondo, le incursioni degli inglesi, visti da lontano e quasi di sfuggita,
le cui calate non possono non ricordare quelle dei barbari sull’impero romano:
stessa anonima brutalità, in netto contrasto con la decadente bellezza del
bordello indiano.
Raffinata poetessa, Umrao Jaan è l’ennesima incarnazione del candore che
nasce nel bordello, come il fiore di loto dal fango, come le sue simili di certo
immaginario idealizzato (tipicamente maschile) in tutto il globo: dalla Garbo,
alla Dietrich, a Marilyn, alle eroine di Mizoguchi. Tramite la
sorte sfortunata, e tribolazioni di ogni tipo, l’eroina raggiunge
quella “purezza” che le consente di riscattare il suo passato peccaminoso
(come se ne avesse colpa, poi!): un film che nostalgicamente recupera i valori
del cinema indiano classico (quello dei ’40 e dei ’50), non ancora sommerso
dall’ondata di violenza e machismo e dagli antieroi disillusi e rabbiosi a
partire dagli anni ’70, e in particolare nel decennio successivo. Le poesie
recitate e cantate nel film sono ghazal, ovvero una forma di componimento
di origine araba, diffusasi a partire dall’VIII secolo.
E’ in cantiere un remake di J.P. Dutta, con Aishwarja Ray, erede naturale (e
anche piuttosto somigliante) di Rekha, Shabana Azmi nel ruolo di sua madre e
Abhishek Bachchan in quello di Nawab.
Rekha (vero nome Bhanurekha Ganesan), nata a Madras nel 1954, 177 film in attivo
secondo IMDb, appare ancora oggi molto richiesta nell’industria di Bombay, che
evidentemente si ricorda e sa omaggiare – molto più di altre cinematografie
– le glorie del suo passato.
Vittorio Renzi
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