Sarebbe futile e decisamente fuori luogo redigere una serie di critiche seguendo il vecchio metodo ungariano, per demolire un ennesimo e sconfortante prodotto "usa & getta" made in U.S.A. come "Get Smart", ai tempi Ungari si lamentava dell'utilizzo improprio che facevano alcuni gagmen come: Mel Brooks, Woody Allen e John Landis(all'epoca nuove leve della comicità, oggi incontrastati Maestri del genere), del mezzo cinematografico, dichiarando apertamente che nei loro film:<<La celluloide è soltanto una pistola con cui sparare rumorosamente delle gags!>>,
Al di là di ogni visione soggetiva che si può avere della comicità cinematografica è bene chiarire che l'aspra critica di Ungari, in quel preciso contesto storico e sociale era mirata e aderiva perfettamente allo smarrimento spettatoriale(e di conseguenza anche critico) dovuto allo sgretolamento dei generi classici, con l'approssimarsi del ciclone newhollywoodiano.
Ma arriviamo al punto per il quale ci risulta doveroso distanziarci dall'austero modello critico ungariano: i vari Brooks, Landis, Zucker(evitiamo di citare nuovamente Allen per il suo successivo mutamento stilistico) possono essere accusati di cretinismo e di scemenza ma nessuno è in grado di sottrarre loro lo scettro e la corona di sgangherati scardinatori di generi, che in breve hanno riscritto le coordinate parodistiche mescolando pratiche alte e basse della tradizione comica, generando un'autentica filosofia dello sberleffo e un'audace e ribellistico movimento controculturale.
Oggi guardando un film come "Get Smart", risulta sempre più chiaro il peso che grava sulle fragili spalle dei nuovi autori di commedie commerciali, irrimediabilmente dipendenti dalla "New Wave" cabarettistica, quella che ha trasformato il "Saturday Night Live" da straordinaria fucina ricca di talentuosi comedians a stagnante circuito per characters sempre più opachi e interpreti sempre più anonimi.
Il peso che incombe su questi autori così gracilini è proprio quello di dare una nuova identità alla commedia, questa crisi d'identità causata da quell'inarrestabile processo di autofagocitazione del genere, iniziata con i vari cloni in stile "Airplane" e giunta al suo apogeo con "Scary Movie" dei Waynes, Ma non è stato l'unico fattore determinante a causare questa crisi, bisogna fare i conti anche con l'ibridazione tra i due generi che più hanno contraddistinto il cinema popolare americano a cavallo tra gli anni 80' e i 90': comedy and action.
E' più che giustificato preferire anche la più bolsa e trita delle parodie ad un prodotto come "Get Smart", almeno li c'è un tentativo di portare a termine il proprio compito, mentre qui non vi è nulla di parodistico, eccetto il tentativo(alquanto forzato) di leggere nella sbiadita immagine di Steve Carell una caricatura bondiana, senza tener conto delle sue limitate capacità espressive che gli conferiscono quell'espressione statica e vagamente virginale.
Accantonando l'inadeguatezza di Carell mattatore, torniamo allo snodo principale della questione, ovvero l'incapacità di creare parodie decostruendo i topoi di genere, non essendo più in grado di distinguere l'ironia dei Buddy-movies(che diviene spesso autoparodistica) dalla pura comicità anarchica e/o demenziale che nel caso del film in questione arranca all'interno di uno script troppo serioso oppure resta travolta dal caos generato dalla spasmodica e febbricitante ossessione di ridicolizzare qualsiasi modello a scapito dell'opera stessa: frullando, rimasticando e fotocopiando senza intelligenza,cedendo il passo al puro automatismo di maniera, che decreta la morte del cinema comico.
Valentino Sacca |