Scuola di magia
In principio fu Goethe, con il poema "Der Zauberlehrling" nel 1797, poi cent'anni più tardi fu la volta di Paul Dukas, che di quella ballata fece un componimento sinfonico dalle note tuttora inconfondibili. Mezzo secolo dopo quel genio di Walt Disney trasformò quella musica in immagini in un episodio del suo Fantasia, mettendovi al centro la sua creatura più preziosa, Topolino. Ancora, più di mezzo secolo dopo, quel pezzo magistrale di animazione viene omaggiato ed allargato da L'apprendista stregone di Jon Turteltaub, che gli dedica una scena in live-action in cui le scope, con una strizzata d'occhio ai classici anni sessanta di Robert Stevenson, scorrazzano catastroficamente nel laboratorio per essere poi richiamate all’ordine dallo stregone.
Anche se il prologo, che colloca le origini della storia nell'VIII secolo attribuendole a Merlino, è un po' noioso per quanto breve, serve a farci calare in una storia ambientata ai giorni nostri in una New York più gotica che mai. Da centinaia d'anni un discepolo di Merlino (James A. Stephens), Balthazar Blake (Nicolas Cage) cerca disperatamente il "Merliniano", cioè un discendente del potente mago, che possa aiutarlo a distruggere per sempre i malvagi collaboratori che a lui si ribellarono, tra cui la temibile Morgana (Alice Krige) e l'inarrestabile Maxim Horvath (Alfred Molina). Lo trova in Dave (Jake Cherry), bambino fantasioso che trascorrerà i dieci anni successivi passando da uno psicologo all'altro per riprendersi dal trauma che l'esperienza gli ha causato. Quando lo rincontrerà, ormai ragazzo e brillante studioso di fisica (Jay Baruchel), dovrà faticare non poco per convincerlo. Ma una serie di mirabolanti avvenimenti lo persuaderanno rapidamente e lo voteranno alla giusta causa...
La squadra è la stessa, vincente, de Il mistero dei Templari e e del relativo seguito Il mistero delle pagine perdute: produttore, regista ed interprete principale; il ritmo è ancor più sostenuto, ma quel che conta soprattutto è l'alchimia tra gli interpreti che sullo schermo funziona alla grande. Anche la spiegazione della magia attraverso le ultime scoperte della fisica quantistica e la citazione di personaggi legati alla scienza, come Nikola Tesla, o alla stregoneria, come l’Abigail Williams di Salem, impreziosiscono una pellicola che in sostanza è una grande gioia per gli occhi e per il cuore, come un vorticoso giro sull'ottovolante al luna park. Unica nota stonata alla fine rimane la partecipazione nel ruolo di Veronica, terza assistente di Merlino, di Monica Bellucci, bella come il sole, che però appena apre bocca, essendosi ridoppiata in italiano, rischia di suscitare - come ogni attore spontaneo senza particolari scuole - l'ilarità degli spettatori, abbassando così il discreto livello del film.
Voto: * * *½. .
Paolo Dallimonti