C'era una volta… anzi quattro
La favola di Shrek, mutuata dal popolare libro di William Steig, dopo aver ricevuto elogi di critica, grande successo al box office e il primo Academy Award in assoluto ad un film di animazione, è giunta ormai al quarto e conclusivo capitolo.
Delle semplici premesse introducono un altrettanto semplice svolgimento: l'orco buono dopo aver sfidato un temibile drago, aver salvato la sua amata principessa e aver ripristinato l'armonia nel regno dei suoceri, cos'altro può fare? Ci troviamo davanti uno Shrek stanco di fama e gloria, di sentirsi un fenomeno da baraccone, attanagliato dalla routine della vita familiare, alle prese con pappe e pannolini, con una sorta di crisi di mezza età e immancabilmente nostalgico dei vecchi fasti di quando terrorizzava la gente del villaggio.
Cosa rimane da inventarsi quando tutto sembra essere già stato detto?
Questo ultimo capitolo si svolge secondo gli stilemi del classico what if, in un universo parallelo creato apposta all'occorrenza, in mancanza di trovate davvero innovative e in abbondanza di repetita iuvant, secondo un fantascientifico clichè incrociato tra Ritorno al futuro parte seconda (molto meno brillante) e Sliding doors (simili sentimentalismi e tanti cuoricini).
In questa realtà alternativa, gli abitanti di Molto Molto Lontano si muovono attraverso dei loro alter ego fittizzi, tutti tranne Shrek, l'unico che sa cosa sta accadendo e al quale è affidato l'arduo compito di ripristinare la normalità.
La storia non aggiunge niente di nuovo ai capitoli precedenti, i personaggi principali rimangono pressocchè invariati fatta eccezione del cattivo confezionato apposta per l'occasione, Tremotino, una specie di Gargamella nano con deliri di onnipotenza ed esasperata invidia verso gli altrui successi. Ispirato ad un libro di racconti dei Grimm del 1812 ma addobbato come Maria Antonietta di Francia e il Pinball Wizard, sogna ardentemente una rivalsa dalla sua miserevole condizione immaginifica, brama il colpo di stato in una distopia temporale nella quale la vita per lui sarebbe perfetta se... Shrek non avesse mai conosciuto e salvato Fiona. Ecco quindi una serie di escamotage mediante i quali, attraverso le doti di fattucchiere imbroglione, riesce a raggirare l'orco tonto e bonaccione e a fargli firmare un contratto che gli stravolgerà totalmente l'esistenza.
Pochi rimangono i momenti esilaranti che sicuramente si avvertono qui e là, appare tutto un po' scontato, come se il meglio fosse già stato detto, e ciò che ci arriva risulta solo un di più. Le trovate più divertenti, infatti, sembrano arrestarsi ai primi due capitoli della saga, nel terzo già si nota una fase discendente che nel quarto diviene poi conclamata e tale da render tutto un po' troppo piatto, giungendo ad un epilogo poco speziato.
Pieno di citazioni favolistiche e cinematografiche, come da consuetudine, strizza l'occhio continuamente ai precedenti, ripescando dal passato anche un po' eccessivamente. Chi non ha visto le vecchie avventure si trova mancante di un background necessario alla comprensione totale, che impedisce di gustare appieno le evoluzioni dei personaggi.
Forse sarebbe troppo pretenzioso aspettarsi una storia che, arrivata alla conclusione, non abbia già esaurientemente detto tutto ma nonostante questa impasse inevitabile, il film regge bene per la sua interezza senza mai esser pesante o annoiare.
Il nostro caro vecchio orco è ancora una volta mostrato come un catastrofico bontempone dal cuore tenero, bestione irruente che, mosso dall'amore, scala mari e monti giungendo così Far Far Away.Ci ricorda, con un po' di astrazione, il Rocky Balboa messo a riposo dalla vita ma che non rinuncia alla lotta o una specie di goffo, diehardesco e bucolico Bruce Willis, senza troppe pretese, dirompente, impacciato ma risoluto al momento in cui bisogna agire, delineato da Mike Myers, come al solito, alla perfezione. Del resto l'ammiccamento ad Hollywood è la caratteristica peculiare della pellicola: divi infiocchettati e infumettati pronti a compiere i gesti più buffi ed estremi allo stesso momento, tutto sotto l'egida del 3D.
Il prodotto, ottimo connubio tra produzione a ritmo di fabbrica e gradimento riconosciuto dal grande pubblico, risulta confezionato seguendo punto per punto l'abc della collaudatissima narrazione: doppiatori arcinoti, caratterizzazioni che strappano inevitabilmente il sorriso, spiccata somiglianza caricaturale dei personaggi con i voice talents (tutti rigorosamente divi conosciutissimi) e, come in ogni fiaba moderna che si rispetti, regia molto veloce, effetti visivi che si fanno carico dell'enfasi narrativa e immancabile colonna sonora molto molto dance.
Voto: ***
Chiara Nucera
Che vita da orchi!
La monotonia della quotidianità può aggredire selvaggiamente anche gli orchi. Shrek, oppresso dai tre pargoli e dai loro pannolini, schiacciato da una vita sempre uguale e dalla fama non troppo gradita, si rivolge al perfido mago Tremotino per riavere finalmente almeno un giorno da orco, degno di essere vissuto, in cui dare sfogo a tutti i più bassi e soddisfacenti istinti. In cambio gli darà ventiquattro ore qualsiasi della propriaa vita, che, a sua insaputa, saranno quelle appena successive alla sua nascita. Così, come se non fosse mai nato, rischiando al termine di quel fatidico giorno di sparire per sempre, si ritroverà in un mondo dominato dal tremendo stregone, in cui gli amici come Ciuchino non lo ricordano affatto, e nel quale Fiona, il cui solo bacio di vero amore potrà spezzare l'incantesimo, è una guerriera a capo di un esercito di orchi partigiani che però lo ignora completamente.
Giunto al quarto e, si dice, ultimo episodio, il celebre orco verde è invecchiato ed ha appunto atteggiamenti più che umani, al punto di ritrovarsi anch'egli vittima della routine. Meno iconoclasta di un tempo – e quindi naturalmente meno esilarante - sente il bisogno di ritrovare le proprie radici, ma questo si rivela anche per lui, come per gli uomini, decisamente impossibile. Un antico adagio recita che "la felicità è invisibile agli occhi" e tale vuole essere il messaggio di questo nuovo capitolo delle avventure dell'amato Shrek. La fabbrica dei sequel sembra essere un po'alle corde, con una moltiplicazione di personaggi (lo stuolo di streghe e l'esercito di orchi) e una realtà alternativa, tipicamente figlia della mancanza di idee. Però il divertimento innegabilmente non manca, accresciuto qui dall’ormai immancabile tridimensionalità che regala dei momenti di autentico coinvolgimento, ed ancora una volta l'orco più simpatico che la storia dell’animazione ricordi regala irresistibili risate, forse più facili, meno di testa e magari più di pancia, ma pur sempre risate di qualità. E, Appena finito il film, sui titoli di coda che riassumono i personaggi delle altre puntate, i suoi urli e i rutti – anche se distanti anni luce da quelli del primo episodio - già ci mancano.
Voto: * * * . .
Paolo Dallimonti