BROTHER
GIAP-GB 2000 di Takeshi Kitano con Beat Takeshi (Kitano), Claude Maki (Maki Kuroudo), Omar Epps, Kato Masaya, Osugi Ren, Ishibashi Ryo.

° Yamamoto, boss della yakuza giapponese, arriva a Los Angeles e insieme al fratellastro spacciatore crea un clan nipponico destinato allo sfascio quando si vorrà scontrare con la mafia italiana. Dopo la pausa eroicomica dell’Estate di Kikujiro, Kitano torna al tema prediletto del rito iniziatico verso la morte, ma ormai il suo cinema è la maniera di sé stesso e anche come regista dà la sua prova peggiore: inquadrature sghembe che si raddrizzano, momenti inutili, macelleria gratuita e insistita come nei peggiori splatter, giochetti sadici, perversioni, solita morale pessimista, autocitazioni compiaciute. Sembra di assistere a una rivisitazione contemporanea del Mucchio selvaggio con iniezioni di bushido (il codice d’onore dei samurai). Ma stavolta, tra dita mozzate e bastoncini conficcati nel naso, sarebbe da irresponsabili elogiare il senso dell’onore e dell’amicizia e la visione funebre che lo permea. America o Giappone? Per quello che al regista interessa mostrare, la differenza non si nota. Secondo Kitano, il film sarebbe la riscrittura metaforica dell’attacco giapponese a Pearl Harbour (l’ammiraglio che lo pianificò si chiamava, appunto, Yamamoto) come simbolo di una autodistruzione desiderata: mah!?!? GANG 112’ * ½
Roberto Donati

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