I SETTE SAMURAI
(Sichinin no samurai) GIAP 1954 di Akira Kurosawa con Toshiro Mifune.

° I contadini di un villaggio preda di briganti assoldano sette samurai; e stavolta vinceranno. Che spettacolo! E’ un film epico, tragico, comico, malinconico, amaro, violento, avventuroso, poetico, tenero, lirico, elegiaco, commovente, lucido. Tutto si mescola in esso e il risultato è perfetto. Splendide sono le scene di battaglia, ma ancor più belle sono quelle di calma dove ogni personaggio dà vita alla propria personalità e dove possono essere pronunciati discorsi profondi sul valore della vita, sulla morte, l’amore, l’odio, la povertà, la violenza, la paura, la pietà. Alla fine, lo dice lo stesso capo dei samurai, sono i contadini ad aver vinto perché hanno saputo combattere e sconfiggere le proprie paure, la propria ingenuità e hanno imparato a reagire e a vivere; quella dei samurai non è stata una lezione di guerra, ma di vita. Diviso in varie parti (prologo, selezione dei samurai, battaglie, epilogo) è un film, nel complesso, unitario e armonioso. Gli americani ne fecero poco dopo un bel remake con I magnifici sette, limitandosi però, come è ovvio, alla parte avventurosa del film, tralasciando quella più importante e più bella. L’edizione italiana tagliata (circa due ore) è una vergogna, uno sconcio, un’offesa a Kurosawa e a tutto il cinema: stravolge fatti, personaggi, predilige la parte di azione a quella riflessiva cambiando il senso del film, sopprime intere porzioni di racconto non facendo cogliere o capire le situazioni e i successivi fatti. Una vera indecenza. Il vero film, invece, è un capolavoro, un film grande e un grande film. BN DRAMM 192’ * * * * *
Roberto Donati

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