LA STORIA DI QIU JU
(Qiu Ju da guansi / The story of Qiu Ju) CINA-HK 1992 di Zhang Yi Mou (Yimou) con Gong Li, Lei Lao Sheng, Liu Pei Qi, Yang Liu Chun.

° Qiu Ju, povera contadina il cui marito ha ricevuto un calcio nei testicoli dal capovillaggio, è decisa a tutti i costi a ottenere le sue scuse: la giustizia la risarcirebbe del danno fisico-morale ma lei, imperterrita, fa aprire un processo. La Cina contemporanea, per Zhang Yimou, non è poi tanto diversa da quella aggressiva di Mao: la donna non conta quasi niente e la giustizia è molto arbitraria e comunque ingiusta. Per raccontarcelo, il regista adotta ovviamente il punto di vista della protagonista che reclama una giustizia che nemmeno conosce, ma il film è straparlato e non riesce a esprimere né vera indignazione né a comunicare in modo esemplare il disagio di una realtà ancora oggi attuale: e come la maggior parte delle opere orientali si avvale di una messinscena realistica, ma sotto sotto molto scaltra e furbetta (guarda caso, il regista ha un passato di apprezzato fotografo), che è fin troppo facile prendere per cifra stilistica d’autore. Il neorealismo - pur con le debite eccezioni e cautele che una tale opinione comporta - è, se Dio vuole, finito da un pezzo e l’arte ha bisogno dell’astrattezza – e il cinema di "trasudare cinema" – per comunicare in maniera efficace e anche coinvolgente. Scontato (ma immeritato) Leone d’oro a Venezia: da un pezzo a questa parte solo cinema del genere (vedi anche quello iraniano) viene premiato e sembra che tutta la critica debba per forza inchinarsi a esso o salutarlo come la speranza della settima arte, in antitesi alla dilagante superficialità di Hollywood. Meglio rivolgersi a Cannes o, cosa ancor più ottima, lasciare perdere i responsi di questi festival. DRAMM 99’ * *
Roberto Donati

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