Trama:
In un futuro prossimo la razza umana verrà a contatto con un'entità non meglio specificata (forse un pianeta...) che chiamerà Solaris. Dopo tanti anni anni, però, l'esplorazione e lo studio di questa entità sono ad un punto morto: si suppone sia qualcosa di più di semplice materia, che sia cioè una entità pensante, ma tutto si riduce a delle strane voci che girano da chi è stato nelle sue vicinanze. 
Uno scienziato, Kris Kelvin, viene incaricato di andare sulla stazione spaziale che orbita intorno a Solaris e stabilire se è il caso di continuare le ricerche o prendere drastici provvedimenti. Al suo arrivo però Kelvin si accorge subito che nella stazione accadono cose strane: per esempio ci sono molte più persone di quante dovrebbero essercene... Chi sono? Da dove vengono? Perché uno scienziato si è suicidato in circostanze misteriose?
I problemi poi aumentano quando Kelvin si ritrova in stanza una donna che assomiglia incredibilmente alla moglie morta anni prima: è veramente lei o è una allucinazione? In entrambi i casi, però, ritrovare una persona amata dopo tanto tempo confonderà lo scienziato, rendendogli difficile prendere quelle decisioni drastiche che è venuto a prendere: il potere di Solaris sembra più forte della ragione umana.

Commento:
Questo grande capolavoro di Andrej Tarkovskij è tratto dal romanzo omonimo di Stanislaw Lem ed esce tre anni dopo il più famoso "2001: Odissea nello spazio", inserendosi così in un periodo fertile per la fantascienza. Ma"Solaris" non è veramente un film di fantascienza: i russi non ne fanno! Gli americani sublimano determinate tematiche antropologiche fino a creare unaopera di fantascienza, mentre invece i russi sminuiscono le tematiche della fantascienza per farne una opera "umana".
La stazione spaziale del film è quanto di meno tecnologico ci possa essere: è sporca, disordinata e cade a pezzi. Così anche i suoi abitanti, sporchi, mal vestiti e derelitti, tutto l'opposto di un qualsiasi film di fantascienza occidentale. 
Perché il vero protagonista di questo film è l'uomo, l'umanità e tutto quello che è legato a questa tematica. Non importa se i vestiti non sono futuribili o se la tecnologia è risibile: l'intento del film è capire perché l'uomo vuole spingersi nell'esplorazione quando tutto quello che troverà non farà altro che spaventarlo. Perché abbiamo questa volontà di conoscere, quando tutto ciò che è nuovo ci spaventa e vogliamo poi distruggerlo? 
Uno dei protagonisti si chiederà infatti perché l'uomo voglia studiare l'universo quando non conosce nemmeno se stesso. E del pensiero razionale e scientifico? Come si pone questo tipo di pensiero di fronte a cose inspiegabili come la felicità o l'amore?
Il protagonista sembra una persona troppo razionale, ma invece si ritroverà ad essere fin troppo passionale quando ritroverà la felicità persa da tanti anni: riuscirà allora a mantenere un pensiero scientifico-razionale e a perdere di nuovo quella che sembra sua moglie? 
Una nota. L'immenso amore russo per la letteratura e per tutti i "viaggi" che questa consente si ritrova anche qui. Gli astronauti, infatti, durante il film citano Dostoevskij, Tolstoj, Cervantes e Goethe... in quale film occidentale si può trovare una cosa simile?
Il film è lento e questo è innegabile: 2 ore e 45 minuti sono impegnativi come durata. Ma bisogna tener presente che Tarkosvkij non sta raccontando una storiella, non sta intrattenendo come un qualsiasi film commerciale. Sta cercando far capire un processo emotivo in continua mutazione, sta cercando di far immaginare il rumore del vento fra le foglie nella campagna russa, del potere di un ricordo e della disperazione di una separazione. Se tutto questo non vi interessa... vedetevi la versione americana del film di Steven Sodenbergh (che sconsiglio a tutti i cinefili!).
La versione su DVD è veramente ottima: audio e video completamente rimasterizzati (per quanto si possa rimasterizzare un audio del 1972!) e nella versione integrale di 165 minuti: la gran quantità di sequenze inedite è in lingua originale sottotitolata. Fra gli extra la scheda del regista, la spiegazione di come è stato rimasterizzata la pellicola ed un lungo commento di Enrico Ghezzi.

Lucio (da IACR)