Brillo
– Cronache di Fafifurnia
Scheda:
Autore: Igort
Editore: Coconino Press (www.coconinopress.com)
Formato: brossura
Prezzo: 12,00 euro
In un volume analogo
per dimensioni e campiture cromatiche a quello di Yuri
(qui, visto il tema, dominano toni più freddi e inquietanti), la Coconino
pubblica un altro esaltante intervento dell’arte fumettistica di Igort, quel
Brillo presente fin dalle pagine di Linus
e inserito (nel 2000) fra i fumetti del millennio dal competente Oreste Del
Buono.
Attraverso una
narrazione apparentemente più sfrangiata nella struttura ma sempre rigorosa
come costruzione e applicazione del disegno a essa, Igort si inventa la storia
di due commilitoni che, rimasti isolati in un campo alluvionato durante un
conflitto insensato (“la guerra degli ovetti”), iniziano a raccontarsi
vicendevolmente le cronache, reali o immaginarie sta a noi deciderlo, di
Fafifurnia, aventi come protagonisti dei loro alter-ego tra cui il Brillo del
titolo. Sogno (allucinazione bellica?) e realtà, fantasia e contingenza si
intersecano a più livelli, confondendosi fra loro e rendendo incerto (se non
invisibile) il confine che li separa: ma non è la storia a dover essere
seguita, ma piuttosto il tono generale degli eventi, condotto nei modi di una
tagliente satira antimilitarista (nella quarta di copertina si fanno i nomi
appropriati di Otto Dix e George Grosz) ora aperta al risvolto tragico ora alla
buffoneria amaramente surreale per rendere più evidente che mai l’assunto non
velato: la deficiente assurdità di ogni guerra.
Sviluppandosi così
tra realtà semiserie, cronache e bollettini più o meno demenziali e slanci
fantastici, Brillo approda a un epilogo di raro potere evocativo: “la leggenda
di Waterman”, uomo dall’origine ignota e già adulto che fa la sua comparsa
nel paesino di Brillo portandosi dietro la sua umanità ma, anche, il suo peso
di oggetto non meglio identificato, provocando il malcontento e l’intolleranza
dei paesani che, cercando di stanarlo (e qui Igort, tramite un cinefilo mulino a
vento, rende palese la natura “frankensteiniana” del suo personaggio), ne
determinano la scomparsa improvvisa.
Nessun assunto
moraleggiante ma una sana (in)comprensione della natura umana, e un malinconico
senso di perdita e di svanimento, puntellano la narrazione, che procede per
umori e accostamenti di senso e si rende autonomamente universale.
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