CRIMINI E MISFATTI
REGIA DI Woody Allen
(1987)

C. e m. è forse il film più drammatico scritto e diretto dal cineasta newyorchese, e ciò nonostante è anche un film in cui si ride molto anche se qui – più che altrove – il sapore di queste risa è particolarmente amaro.
Il solito cast brillante e impareggiabile, Martin Landau su tutti ed anche una breve ma irresistibile parte per Anjelica Houston..; ma ciò che più colpisce è l’ambizione moralistica e per certi versi scontata del racconto. Un grande oculista, grande professionista e ben allacciato con gli ambienti del potere ebreo e non, ad un certo punto, per salvare la propria rispettabilità decide di far assassinare la propria amante che vorrebbe ricattarlo. E se questo lì per lì potrebbe tormentarlo col rimorso e la paura, ben presto passa in secondo piano facendolo rituffare nella propria vita tranquilla e agiata, fatta di lusso e certezze.

Woody fa qui invece da alter ego buono di Landau, un uomo misero e condannato ad essere un perdente, che passa il proprio tempo a rivedere vecchi film classici, affezionatissimo alla nipotina, ovviamente divorziato.., ma soprattutto costantemente in transito da una sconfitta all’altra: uomo che non vuole e non sa farsi valere nella vita reale, inguaribile sognatore e dunque un fallito.
La trama celebra il trionfo del cinismo e del pragmatismo. I sogni e gli ideali hanno diritto ad esistere solo se razionalizzati ed organizzati per poter convivere con agio e tranquillità fisica e spirituale. “2 cuori e una capanna” è cessato e tutti, proprio tutti, desiderano arrivare al più presto alla riconoscibilità e al successo, da raggiungere con ogni mezzo. Landau si serve addirittura di un omicidio, ma non è che l’esemplificazione che serve ad Allen per postulare il proprio teorema.

Mia Farrow, anche nel film ex moglie di Woody, lo abbandona per ul regista televisivo allegro e vivace, ed una delle gag più irresistibile è proprio quando questi, appena conosciuto l’ex di Mia, accende il registratore e dice:”idea per un prossimo film.., storia di un fallito che non sa più che pesci prendere…”

Direi in conclusione trattasi del suo film più nero, costruito con una sceneggiatura d’acciaio con cerniere zincate (e questo da all’opera uno spessore enorme), che oscilla tra il giallo e la black comedy, e in cui l’unica speranza di luce è rappresentata dalla nipotina, innocente, tenera, deliziosa, che un giorno si spera potrà fare meglio di questi grandi i quali, tra fasulli e rampanti, e brillanti, e falliti, formano il quadro di una società sull’orlo dell’abisso.
Terminata la visione – è ciò rappresenta un unicum nella florida produzione di W.A. – le prime impressioni sono di inquietudine e fastidio. Le risate indotte sono subito state cancellate per lasciar spazio alle considerazioni etiche e morali, e ciò, al termine dei film di Allen, non era mai accaduto.

Claudio Bacchi

Vai a Visioni...d'altri tempi: il cinema del passato