FROM
HELL
Di Alan Moore e Eddie Cambpell
16
capitoli, 5 volumi
11,
36 e 12, 39 euro
Magic
Press
“Si
può dire che la storia possieda un’architettura, Hinton?”
“E’
una possibilità grandiosa e terribile.”
Sotto questo contesto va collocato uno dei
capolavori massimi del fumetto, della letteratura, di Alan Moore: From
Hell. È la storia romanzata di Jack the ripper, il killer che
sconvolse Londra alla fine del Diciannovesimo secolo. Alan Moore, che per
chi non lo sapesse è uno dei migliori fumettisti esistenti al mondo, ha
eseguito una ricerca meticolosa, ricostruendo una Londra vera, terribile,
deflagrata dalla povertà, dall’abominio, dalla morte, dall’indifferenza. La
soluzione proposta da Moore è quella che più probabilmente si avvicina
alla verità, ossia quella del complotto ordito dalla Regina per salvare la
Corona, minacciata da una discendenza proletaria e cattolica. Se la mente era la
Regina, il braccio era la Massoneria, di cui William Gull faceva parte. È una
teoria che si ispira principalmente al lavoro svolto da Stephen Kinight,
e dal suo libro Jack the Ripper – the final solution. Come dimostra la
monumentale Appendice finale, Moore si è documentato su tutto e tutti
prima di imbattersi nella scrittura. Ma From Hell non è semplicemente il
resoconto di quei fatti, non è solo cronaca e teoria. Moore ha composto
un’opera di ampio respiro, lunga e particolare, mai noiosa, forte, violenta,
filosofica, poetica, spudorata, rivelatrice. Per questo considero From Hell
il miglior lavoro svolto da Moore, perché ha una visione totale
dell’umanità e della Storia. Al centro di tutto è la Storia, che, come
suggerisce l’epigrafe iniziale, avrebbe un’architettura propria…
ARCHITETTURE
L’architettura
è alla base di tutto. L’architettura di Londra, composta di monumenti
grandiosi e spaventosi al tempo stesso, va a formare l’epidermide della
Storia, la sua spina dorsale, la sua struttura intrinseca. Come è dichiarato
palesemente nel capitolo 4, ci sono simboli nell’architettura inglese che
contengono qualcosa di più profondo. Non è una semplice espressione artistica,
ma un collegamento con l’ombra eterna del Male dell’uomo, una fitta rete che
va a contenere storie e Storia, una culla eterea. È approfondito in maniera
particolare il lavoro svolto da Hawksmoore, architetto “pagano”,
maledetto, una sorta di profeta che ha sempre lavorato alle spalle di altri,
nonché padre di Christchurch, una chiesa presente nel quartiere di Spitafield,
in Dorset Street. A proposito è necessario ricordare un passo che ritrae Gull e
l’amico Hinton visitarla e discutere di essa: Hinton “E’ buio.” Gull
“Hawksmoore tagliava le pietre in modo che trasmettessero l’ombra, una
caratteristica del gotico, sebbene le influenze di Hawksmoore fossero in qualche
modo… più antiche”. Gà s’intuisce il tono dell’opera di Moore. Andando
avanti nella conversazione troviamo un passo interessantissimo: Gull
“Hawksmoore assistette Wren [architetto che diede vita alla chiesa di St. Paul,
nda] nella costruzione di St. Paul. Chi lo sa cosa fu sua idea? Quelle menti,
Hinton, diedero forma all’infinità stessa.” Hinton “Sapete, Gull, ciò mi
fa rammentare alcune teorie di cui mi ha parlato mio figlio Howard, per le quali
il tempo è un’illusione dell’uomo e che tutti i tempi co-esistono nella
straordinaria totalità dell’eternità.”
C’è un evidente legame fra l’architettura (che in quanto arte è eterna) e
il tempo. Dunque il Tempo stesso potrebbe avere un’architettura. Ogni evento,
ogni individuo, ogni singola azione è inevitabilmente collegata ad a
qualcos’altro di più grande, che lo comprende al tempo stesso:
un’architettura temporale.
MALE
Partendo
da questo presupposto Moore ipotizza l’esistenza di un’architettura
temporale del Male, che appare come una sorta di cappa sotto cui si muovono gli
insignificanti esseri umani. È qui che assume maggior significato il ruolo di
Gull e delle sue azioni: egli è il male. Compie quelle azioni terribili perché
è nella sua natura di essere umano. L’autore sottolinea marcatamente il senso
di paradosso che si viene a creare nella sua opera: tutti raccapricciano per le
azioni di Jack lo Squartatore, ma rimangono impassibili di fronte all’orrore
quotidiano che hanno davanti agli occhi costantemente. La morte è una presenza
incessante, ignorata perennemente. A meno che non avvenga violentemente, e non
sia causata dall’indifferenza della gente. Qui trovano senso le parole di Gull
stesso: “un giorno l’uomo, voltandosi indietro, dirà che io sono stato il
precursore del Ventesimo secolo”. È una frase densa di significato, che nella
riduzione cinematografica perde senso e collocazione. Il Novecento sarà il
secolo in cui il Male regnerà in maniera assoluta, attraverso gli orrori delle
due guerre mondiali, dell’olocausto, della bomba atomica, dei genocidi, della
guerra fredda, delle ideologie estremizzate. Dal punto di vista storiografico le
radici delle due Guerre Mondiali si rilevano nell’imperialismo sfrenato
dell’Ottocento. In maniera più romanzata Moore teorizza
l’inevitabilità degli eventi, a causa dell’essenza stessa dell’uomo. È
emblematica una sequenza: due persone fanno sesso, la donna sta gemendo, le
immagini mostrano poi una chiesa da cui comincia a sgorgare sangue, un mare di
sangue.
Le due persone sarebbero i genitori di Adolf Hitler, i quali
presumibilmente concepirono il figlio proprio nel periodo in cui avvenivano i
delitti di Whitechapel.
Mi
vengono in mente le parole di Pacino in L’avvocato del diavolo: “Chi
sano di mente può negare che il Ventesimo secolo è appartenuto a me”. È
Satana a parlare.
STILI
Il disegno di Cambpell non attenua
questo pessimismo cosmico. È un tratto secco, maledettamente reale, a tratti
fastidioso, ma necessariamente in linea con il tono dell’opera. La
sceneggiatura di Moore è impeccabile: credibile dal punto di vista del
linguaggio, affascinante nel suo elargire teorie e concetti di profondo
retroterra culturale. Si parla di William Blake, Hobbes, di
architettura, di Storia, di politica. Nonostante le bellissime invenzioni
teoriche, Moore considera il tutto una semplice opera d’intrattenimento, o
ancora, un metodo per gettare nuova luce su delitti ancora irrisolti. Basti
pensare alla dedica iniziale dello stesso Moore:
“Questo
libro è dedicato a Polly Nichols, Annie Chapman, Liz Stride, Kate Eddowes e
Mary Jannet Kelly.
Voi
e il vostro decesso: di queste cose sole siamo certi.
Buonanotte
signore.”
From hell ha il peso di un romanzo, può
competere con qualsiasi capolavoro della letteratura contemporanea e non. Ma
essendo un fumetto è stato per lo più snobbato.
FROM
HELL AL CINEMA
Il
fumetto di Moore ha avuto una trasposizione cinematografica, diretta dai
fratelli Hughes, con Johnny Depp, Heather Graham e un
grande Ian Holm. In America ha mantenuto il titolo fondamentale di From
Hell, in Italia è diventato La vera storia di Jack lo squartatore.
Pur essendo un bellissimo film, i fratelli Hughes si sono allontanati
molto dalla materia narrativa del testo originale, prendendo le adeguate
distanze. Sono chiare scelte commerciali, inevitabili per un fumetto di questa
portata. Innanzitutto nel lavoro di Alan Moore l’assassino è
immediatamente svelato, anzi la storia ruota completamente intorno a lui. Nel
film l’identità di Jack si scopre unicamente nel finale, come thriller
insegna. Nel fumetto l’ispettore Abberline è un uomo di mezza età, basso,
sovrappeso e sposato, ed è aiutato nel finale da un certo Lees, che sostiene
avere poteri di premonizione. Nel film le due persone sono accorpate in una, un
bel Johnny Depp, drogato, con poteri simili a quelli di Lees ma con
l’intelligenza di Abberline.
Nella
pellicola alcune sequenze sono assolutamente identiche a quelle del fumetto, ma
i significati profondi dell’origine cartacea sono pressoché assenti. I
riferimenti all’architettura, alla filosofia massonica, al male come Dio del
Ventesimo secolo non esistono. Avrebbe avuto lo stesso successo con questi
elementi?
Andrea Fontana