Il
fuggiasco
Fuggiasco:
chi fugge per sottrarsi a pericoli, ricerche, persecuzioni. Massimo Carlotto è
stato un fuggiasco per ben diciotto anni da quel 1976 quando per errore,
attratto da grida d’aiuto, entrò nell’appartamento di una donna trovandola,
ormai, cadavere. Appena diciottenne, Massimo, esponente di Forza continua fu
condannato per un reato mai commesso. Una condanna parzialmente scontata tra
Parigi, Barcellona e Città del Messico in città che diventavano prigioni a
cielo aperto. Una lunga ed estenuante battaglia che sfocerà nell’atto finale
della grazia concessa a Carlotto nel 1993.
Questo
percorso nella giustizia macchiata dall’asservilismo politico è
magistralmente narrata nel film “Il fuggiasco” di Andrea Manni che con occhi
analitici, partendo da una stessa sceneggiatura di Massimo Carlotto, ha saputo
narrare sullo schermo le disavventure giudiziarie e di vita di questo ragazzo e
poi uomo, improvvisamente limitato nella sua libertà e sottoposto a torture
psichiche, emotive e fisiche.
Un film
denuncia che rende facile la comprensione anche a chi quegli anni di piombo non
li ha vissuti e non può ricordare l’assedio delle città italiane, ne tanto
meno l’accanimento politico finalizzato più alla repressione politica che non
alla repressione del terrorismo.
Angoscia,
paura e voglia di essere semplicemente se stessi, sentimenti sconosciuti
all’uomo libero ma non a Massimo Carlotto a cui presta il volto un intenso
Daniele Liotti, stella esordiente del cinema italiano, spesso dimenticato dalla
critica e dal pubblico per la sua riservatezza così rara in un mondo dello
spettacolo fatto sempre più di vana apparenza.
Un opera
forte e godibile che riprende il filone di quel cinema di stampo sociale e
d’attualità tanto caro alla cinematografia italiana e che tanto prestigio ha
saputo conferirle. Purtroppo come ogni opera meritevole, e i premi e la critica
lo hanno dimostrato, non ha potuto godere del plauso del pubblico a causa di una
distribuzione sotto tono, confidiamo nell’edizione dvd affinché anche il
grande pubblico possa ammirare un opera degna di questo nome.
Valentina
Castellani
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