Yuri
/ Asa Nisi Masa
Scheda:
Autore: Igort
Editore: Coconino Press (www.coconinopress.com)
Formato: brossura
Prezzo: 12,00 euro
Non sarò obiettivo,
non potrò esserlo, nell’analisi di un gioiello assoluto quale Yuri / Asa Nisi Masa di Igort è.
Amo tutto ciò che
Igort ha fatto, tutto ciò che di lui ho potuto leggere grazie alla “sua”
Coconino Press: se l’accoppiata Sinatra
/ 5 è il numero perfetto
rivoluzionava la grammatica del fumetto di genere noir e la innalzava a vertici
probabilmente ineguagliabili di alta letteratura + alto cinema, il volume
dedicato a una parte delle avventure di Yuri
porta il concetto di ‘manga’ a latitudini finalmente (e concretamente: Igort
non è certo giapponese, anche se vanta già molte pubblicazioni presso celebri
case nipponiche) universali.
Come avvisa il retro
del volume, sobrio e a grande formato (nonché strabiliante fin dall’immagine
di copertina), la genesi di Yuri va
fatta risalire al preciso intento sperimentale di creare il primo fumetto
giapponese realizzato appunto da un autore non giapponese. Questo nel 1994, con
un’équipe d’avanguardia costituita da Igort, Yasumitsu Tsutsumi e Midori
Yamane: l’esperimento, come nei sogni, ebbe successo e il personaggio divenne
protagonista di un’intera saga, della quale il volume Coconino presenta dunque
alcune storie.
Dedicando il lavoro a
Winsor McCay (il creatore dell’intramontabile Little
Nemo) e a Jules Verne, Igort si inventa una fiaba siderale – il bambinetto
Yuri, novello Pinocchio accompagnato dal robottino Uba e dal computer di bordo
Bozo, vaga nello spazio alla ricerca della madre e fa incontri di ogni genere
– andando a pescare in un immaginario letterario popolare da una parte
(leggende spaziali, filastrocche marine) e in un immaginario visivo d’antan
dall’altra (l’estetica naïf e neo-liberty è debitore, per dirne due, tanto
dei comics dei primordi – e McCay
non a caso ritorna - quanto delle avventure spaziali puerili ma sentite dei
B-movie anni ’50).
In un susseguirsi di
tavole e vignette ora grandi ora incastonate una accanto all’altra con
prezioso gusto da origami, Igort “pastella” e dipinge la storia struggente
di una giovane solitudine bisognosa di affetto e di calore, qualità che con
sberleffo surreale potranno arrivare anche (soltanto?) dalle creature più
insospettabili (Maccaronilla, il mostro degli abissi del primo episodio o,
ancora, i fiori telepati). Quando sbriglia la fantasia (il “documentario”
fumettisticamente statico dell’astronave vista in sezione – quasi una
profezia del succoso dragamine Belafonte di stevezissouiana memoria -, le
avvolgenti splash page), Igort è irresistibile; quando, invece, restringe il
campo per concentrarsi sui sentimenti interiori (il dialogo sfuggente con la
madre riflessa sulle acque del lago) ha mano ferma e cuore saldo.
Cromatismi
sentimentali e cura del dettaglio, dunque, fedeltà a una poetica infantile
tutta personale e stupefacente capacità di variare i registri più disparati:
con Igort siamo ai massimi livelli del fumetto italiano e mondiale, e non
stupiscono di certi i premi vinti da questo, e dagli altri suoi in generale,
volume.
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