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Un film di Enrico Oldoini
Italia, 2009 – Commedia – Durata: 102‘
Con: Diego Abatantuono, Angela Finocchiaro, Giorgio Panariello, Sabrina Ferilli, Claudio Bisio
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A più di trent'anni dall'ultimo capitolo – per la cronica mancanza di idee che sta colpendo anche il cinema italiano, spingendolo a recuperi a volte ai limiti dell'oltraggio – tornano sul grande schermo i Mostri, ossia pregi (pochissimi) e difetti (a carrettate) delle italiche genti. A farli rivivere è Enrico Oldoini che già tre lustri fa li aveva contrabbandati nei due capitoli di Anni novanta e in Miracolo italiano , come anche aveva fatto il collega Carlo Vanzina ne Le barzellette e in E adesso sesso , benché quest'ultimo più vicino alle commedie "sessuali" di Dino Risi iniziate con Vedo nudo . Dal primo film sono trascorsi quasi cinquant'anni, che però non ne hanno affatto offuscato l'arguzia, il cinismo e l'acutezza dell'analisi. Come ha detto uno dei protagonisti attuali, Diego Abatantuono, semmai, con l'inevitabile mutamento del costume, quelli che erano connotati negativi sono diventati positivi. Quindi la non facile operazione è stata astutamente risolta partendo da alcuni episodi come "Unico grande amore", "Il malconcio", "Padri e figli", "Razza superiore" e "Cuore di mamma" che omaggiassero rispettivamente gli sketch “Che vitaccia”, "First aid", “Come un padre”, ”I due orfanelli” e “Il testamento di Francesco” dei due predecessori. La sceneggiatura, che ha tra gli autori i figli d'arte Giacomo Scarpelli e Silvia Scola, i quali, come ha detto Oldoini, "hanno sorvegliato amorevolmente" il lavoro, ha poi allargato l'attenzione ad aspetti più propri della nostra società, come ad esempio le nuove povertà, il divismo dilagante, l'immigrazione. Il risultato paga però lo scotto di non avere nel cast veri "mostri" come Gassman, Tognazzi e Sordi, ma attori di estrazione para-televisiva, tra i quali per levatura/caratura si possono salvare soltanto Abatantuono, Buccirosso e la Finocchiaro. Così tramomenti più riusciti (l'introduttivo "Ferro6" che almeno nel titolo sembra farsi beffe dell''autore coreano Kim Ki-duk, "Unico grande amore", "Il malconcio", "La testa a posto", "Povero Ghigo", "Cuore di mamma") e altri meno ("Padri e figli", "La fine del mondo", "Seconda casa", "Accogliamoli") il film scorre via velocemente regalando allo spettatore anche qualche sorriso, più che altro a denti stretti. Un'opera tutto sommato inutile, che si vanta di essere un seguito di illustri predecessori più a scopo commerciale che per meriti reali, facendoli rimpiangere non poco. Non è un caso infatti che tra gli episodi migliori molti siano comunque quelli che si rifanno agli episodi del passato, a riprova, malgrado tutto, della crisi del nostro cinema.
Voto: * * . . .
PaoloDallimonti
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