Benjamín Esposito, in pensione dal suo impiego di pubblico ministero in Argentina, decide di scrivere un libro su un caso di omicidio irrisolto che, venticinque anni prima, lo coinvolse al punto tale da spingerlo a dedicare le ore libere per indagare sui fatti accaduti. La donna che occupava la posizione immediatamente superiore alla sua sulla scala gerarchica, Irene Menéndez Hastings, è il suo primo contatto, dopo gli anni passati a lavorare fuori città e la pensione. L'incontro tra i due porterà alla luce una serie di fatti mai emersi e di sentimenti mai dichiarati, i quali condurranno a una scoperta che scioglierà finalmente l'enigma.
Il segreto dei suoi occhi è in realtà celato nel cuore di tutti i protagonisti e a tratti si potrà forse intuire qualcosa dallo sguardo di ciascuno, ma la soluzione dell'enigma sarà rimandata di oltre venticinque anni e delegata alla tenacia di un solo uomo. Mentre egli indaga per suo conto, come anni prima aveva fatto senza riuscire ad affidare il colpevole alla giustizia in via definitiva, i sentimenti repressi allora, verranno lentamente a galla, e molti dei fili lasciati in sospeso troveranno il loro posto nella trama della storia.
Benjamìn e Irene furono costretti a sospendere le indagini e a soffocare l'indignazione insieme coi sentimenti personali, che erano emersi nel corso dell'indagine. Le cose non dette e soprattutto quelle seppellite lungo il percorso continueranno però la loro esistenza e il nuovo incontro tra i due chiuderà finalmente il cerchio.
Juan José Campanella confeziona un thriller dalle venature potentemente sentimentali, e costruisce un'atmosfera di pesante attesa intorno a un caso particolarmente raccapricciante di stupro e omicidio commesso nell'epoca più buia della dittatura in Argentina. La dittatura stessa fa da sfondo e da pretesto per alcuni passaggi tra i più duri della storia, ma non è mai interamente protagonista della scena. Il tutto è narrato su diversi piani temporali, intrecciati con una discreta maestria, che includono un quarto di secolo della storia argentina e le traversie dei singoli personaggi.
Il delitto irrisolto intorno cui ruotano tutti i protagonisti diviene il punto focale del riscatto da un passato mai dimenticato e tutt'ora straordinariamente vitale, con cui tutti si troveranno a fare i conti. La storia in sé non nasconde una particolare complessità, se non il segreto appunto, intessuto negli anni intorno a un delitto per cui fu arrestato un solo uomo, che venne poi rilasciato, ma di cui si persero misteriosamente le tracce subito dopo.
Un altro segreto svelato quasi subito è quello dei sentimenti mai dichiarati di tutti i protagonisti e, in particolare di Irene e Benjamìn, che dovettero interrompere la loro nascente amicizia a causa del serio rischio per la vita di lui, scatenato dal suo fervore per le indagini.
Il marito afflitto e la donna uccisa hanno uno spessore che risulta piuttosto sbiadito al confronto con la passione soffocata tra i due magistrati, ma nonostante ciò saranno soltanto loro i veri attori di un dramma scritto anni addietro la cui rappresentazione mai si è interrotta.
Ricardo Darín è un Benjamìn dolente e appassionato, ma la sua intensa performance non basta a destare nello spettatore la sua stessa passione per i fatti avvenuti nel passato. Troppe sono le occasioni perse di rendere vivo il contesto e le implicazioni sociali dell'esercizio di quello che finisce per essere un arbitrio che, nell'Argentina degli anni settanta, ci si immagina sia stata la norma piuttosto che l'eccezione.
L'intero cast si mantiene nei binari di un'onesta recitazione, mentre la fotografia e la costruzione scenografica risentono purtroppo dei passati trascorsi televisivi del regista.
Fatto salvo un ritoccatissimo piano sequenza iniziale, la regia non rivela nessun motivo sia pur blando, per comprendere il segreto pensiero dei giudici ai recenti Oscar, i quali hanno ritenuto di dover premiare un lavoro decisamente onesto, ma lontano anni luce dalla passione del suo più temibile concorrente Un Profeta di Audiard, o dall'algida perfezione stilistica di Il Nastro bianco.
Anna Maria Pelella
Atto di giustizia
Ogni paio d'occhi custodisce un segreto: un amore mai esploso, una vita spesa a bere con un'ultima possibilità di riscatto, l'identità del proprio assassino, il desiderio di vendetta appagato senza che nessuno lo sappia, la furia omicida divenuta mansueta rassegnazione.
Una serie di ricordi, sfumati, a tratti solo impregnati di realtà, apre il film di Juan Josè Campanella fino a focalizzarsi su una memoria mai sopita. A ricordare è Benjamin Esposito (Ricardo Darín), impiegato presso il Trinunale, ormai in pensione, che, volendo scrivere un romanzo, ritorna inevitabilmente su uno dei casi più impegnativi in cui fu coinvolto, quello di Liliana Coloto (Carla Quevedo), giovane sposa barbaramente assassinata, il cui omicida fu preso, ma rimesso subito in libertà. Cercando di gettare nuova luce sugli eventi, ricontatta Irene, (Soledad Villamil), quella che all'epoca era solo un'inesperta praticante, con la quale non riuscì mai a sbocciare l'amore che entrambi provavano l'uno verso l'altro. Tra il passato che riprende vita sotto forma di romanzo (è il 1974, qualche segnale dell'imminente e dimenticabile futuro dell'Argentina già si avverte) ed il presente che schiude nuovi interrogativi, la vita di Benjamin si troverà ancora una volta di fronte ad un bivio...
Campanella piace agli americani, ha già lavorato nelle loro serie come Law and order e Dr. House ed è anche per questo che, per la seconda volta dopo Il figlio della sposa, un suo film è stato nominato all'Oscar come migliore opera straniera. Ma a questo giro si è superato, non solo vincendo il premio dell'Academy, ma anche facendo incetta di riconoscimenti in patria (dove ha vinto quasi tutti gli Oscar argentini) e fuori. Perché?
Perché la sua ultima pellicola è un noir in piena regola, contaminato con i temi della passione (amorosa, sportiva, lavorativa) e di una vita degna d'essere vissuta e non buttata, aggiungendo storie d'amore e d'amicizia: l'amore mai dichiarato, quello spezzato di un giovane marito per sua moglie, un sincero rapporto tra colleghi, quello impazzito, se proprio amore vogliamo chiamarlo. Perché ha una regia che sfiora il virtuosismo, senza sprecare un'immagine, mostrando perfino un pene in una scena drammatica e concitata, ma per un motivo ben preciso, avvalendosi pure di inquadrature composite in cui gli specchi hanno un ruolo fondamentale e di un piano sequenza perfetto e mozzafiato (benché aiutato dalla tecnica digitale), lungo cinque minuti, che conduce ad una svolta importante iniziando da sopra uno stadio fino ad arrivare al campo da gioco, passando per gli spalti e gli spogliatoi. Perché, tratto dal romanzo “La pregunta de sus ojos” di Eduardo Sacheri, ha una struttura drammaturgica complessa, individuando l'assassino poco dopo metà film, ma riaprendo appena più avanti i giochi per poi chiuderli e riaprirli ancora una volta fino al finale, non troppo consolatorio. Perché ha un cast di attori eccezionali, che in Europa quasi ce li sogniamo, da Darín, il Castellitto italiano, a Soledad Villamil, enigmatica bellezza, da Pablo Rago, vedovo assetato di giustizia più che di vendetta, quasi un borghese piccolo piccolo, ma meno efferato, a Francella (noto comico in patria, qui in un ruolo più serio), caustico ubriacone dal cuore d'oro.
Un film che resta sotto la pelle, il cui impatto si riaccende anche dopo la visione, come uno schiaffo, che fa ancora più male il giorno dopo.
Voto: * * * * .
Paolo Dallimonti
Benjamin Esposito è un cancelliere giudiziario in pensione. Nella sua carriera ha affrontato molti casi ma uno in particolare, il caso Morales , gli è rimasto nella testa. Per questo motivo decide di scrivere un romanzo che abbia come trama questo caso che lui ha risolto 25 anni prima. Si tratta di un delitto orribile, una ragazza bellissima stuprata e uccisa di botte nel suo appartamento poco fuori Buenos Aires. Il romanzo è anche un pretesto per ricordare quegli anni in cui il suo capo, Irene, era una donna bellissima di cui innamorarsi al primo sguardo e il suo collega Pablo un uomo intelligente e generoso con cui condividere la noia del quotidiano e l’avventura che questo omicidio ha comportato per tutte le persone coinvolte rivelandosi più duro e difficile del previsto. In realtà non si tratta solo di un caso di omicidio ma di una storia complicata in cui la vendetta si mischia all’amore e ai contorti richiami dell’animo umano che non trova pace finché non realizza a pieno i propri sentimenti. In questo film dalla trama apparentemente semplice, il regista José Campanella, riesce costruire diversi piani narrativi dove il dolore di Ricardo Morales, il marito della donna uccisa, si intreccia con l’amore inesprimibile di Benjamin per Irene e con la distruzione di ogni giustizia da parte della dittatura militare che prende il potere nel ’74 poco dopo che Benjamin sembra aver trovato la chiave giusta per risolvere le sue angustie. Si tratta, comunque, di un film sull’amore che attraverso diverse trame e forme espressive trova ancora un modo originale per esprimersi e per essere raccontato.
Fulvio Caporale