Gli indesiderabili
di Pasquale Scimeca
Nobile tentativo, ma ahime'...
Nei primi anni 50 gli Stati Uniti rispedirono in Italia
parecchi gangsters, di cui il più famoso era Lucky Luciano
(ed pure alcuni anarchici). Il giornalista Giancarlo Fusco
si interessò alle vicende di alcuni di loro, pesci piccoli,
e scrisse il libro Gli Indesiderabili (recentemente
ristampato da Sellerio), da cui è tratto il film di Scimeca.
Scimeca lotta con la limitatezza dei suoi mezzi produttivi
per portare sullo schermo la vicenda ambientata fra
l'Italia, soprattutto Genova, e New York.
Gli attori, fra cui noti caratteristi americani (quelli di
cui riconosci subito la faccia ma non sai mai il nome), sono
scelti bene e occupano massicciamente l'inquadratura, con le
loro tristezze di impiegati del crimine troppo vestiti. Le
storie si snodano lente ma dignitose, i piccoli anacronismi
si tollerano, il sangue non suscita compiacimento. Poi la
catastrofe. Nel finale, decisivo per la svolgimento della
vicenda, appare un giovane picciotto, Vincent Gallo, ed il
film crolla. Gallo non è credibile fin dalla prima
inquadratura. Peggio, dato che è la star famosa, gli si
concede un mucchio di spazio, così che il film da lento
diventa immobile proprio dove dovrebbe rappresentare la
tensione ed il precipitare degli eventi. Si potrebbe
tagliare tranquillamente venti minuti. In compenso, Gallo
non riesce assolutamente a riempire lo spazio assegnatoli.
Insomma, il film diventa davvero brutto. Peccato.
Dettagli accessori. Antonio Catania fa Giancarlo Fusco come
un giornalista un po' hard-boiled ma abbastanza triste e
serio. Questo non è un problema per il film - ci sta
benissimo - ma non c'entra assolutamente con Fusco, un
carattere picaresco e sempre sopra le righe. Come
giornalista aveva uno stile vivacissimo e solo relativamente
fedele ai fatti, per nulla reso dallo stile modestamente
epico e dignitoso del film. Se vi capita, recuperate, di
Fusco, Le Rose del Ventennio, un divertentissimo libro di
memorie sul fascismo e la guerra che ebbe un grande
successo.
A un certo punto il plot si incentra sull'assassinio di
Carlo Tasca, un anarchico che pubblicava un giornale a New
York e fu ucciso durante gli anni di guerra. Nel dopoguerra
la propaganda di destra tentò (ancora di recente, da parte
dei 'revisionisti' che pure hanno cercato di accusare il PCI
dell'assassinio dei fratelli Rosselli) di accusare del
delitto Togliatti - che indubbiamente qualche colpa nei
confronti degli ancarchici l'avevano. Ma tutte le prove
hanno sempre portato alla pista mafiosa.
Stefano Trucco
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