Dalla pagina allo schermo:
Le due torri
Andrea Fornasiero
 
Premetto che trovo il film qui trattato una meravigliosa prova di fantastico cinematografico e che quanto segue non ha nulla a che vedere con il valore dell’opera. Riconosco infatti a Peter Jackson il pieno diritto a prendersi delle libertà rispetto a Tolkien, ciò nonostante trovo interessante individuarle e capirne le ragioni.
 
Struttura narrativa Questa è sicuramente la variazione più macroscopica rispetto al testo originale. Infatti nel libro di Tolkien le diverse vicende non venivano narrate tutte e tre contemporaneamente, bensì procedevano di pari passo solo quella della battaglia del Fosso di Helm e quella di Merry e Pipino dagli Ent. La quest di Frodo iniziava dopo la vittoria su Isengard, anche se si svolgeva prima. In pratica era narrata prima tutta la parte del Fosso di Helm e solo dopo tutto il cammino di Frodo e Sam, nonostante la loro contemporaneità. Non saprei dire se in questo modo il film funziona di più o di meno, certo è che al cinema raccontare una parte e poi l’altra sarebbe stata una pratica assai inconsueta ed avrebbe finito per allontanare ulteriormente i non conoscitori del libro.
La morte di Boromir Il libro si apre con la morte di Boromir e il suo funerale, ma tutto questo è già stato raccontato nel film precedente e al cinema non viene ripreso.
Gli hobbit e gli Ent Merry e Pipino non incontrano Gandalf il bianco fino a dopo il fosso di Helm. Barbalbero decide da solo che non sono orchetti e li porta all’Entacosulta solo dopo averli portati in una delle sue case.
Il palazzo di Theoden Stranamente, visto il dispendio di mezzi affrontato per riprodurre lo splendore degli assembramenti elfici, Isengard, Barad-Dur e tutto il resto, il palazzo di Theoden, che nel libro era detto "Il palazzo d’oro" e tutta la città che gli sta attorno sono nel film ridotti ad un villaggio di capanne e ad un palazzo quasi da re barbaro. Al di là dell’evidente risparmio è anche da valutare che Jackson ha probabilmente considerato che gli abitanti di Rohan, popolo di cavalieri, dovevano essere quasi dei nomadi guerrieri e quindi non ha voluto dare a Theoden un palazzo sontuoso e una città più sfarzosa, più tipici di una popolazione stanziale.
Eomer In Tolkien il cavaliere di Rohan agiva sì contro il volere del suo re soggiogato da Vermilinguo, ma quando Aragorn e gli altri arrivavano al palazzo di Theoden lui era imprigionato. Dopo la liberazione di Theoden da parte di Gandalf, Eomer viaggiava insieme agli altri e combatteva al loro fianco al Fosso di Helm fin dall’inizio della battaglia.
Eowyn La bella e coraggiosa figlia di Theoden nel libro non andava insieme agli altri fino al fosso di Helm, bensì restava al palazzo d’oro a regnare in vece del padre. Così però il suo innamoramento per Aragorn funziona molto bene.
L’esorcismo di Re Theoden Nel film il re appare come posseduto da Saruman stesso il cui spirito viene esorcizzato da Gandalf. Nel libro si capisce che le parole di Vermilinguo avevano il sovrannaturale potere di ottenebrare la mente del re, ma non viene compiuto nessun esorcismo.
I mannari e la caduta di Aragorn Sebbene Tolkien ci dica che Saruman fa uso tra le sue forze anche di cavalcatori di lupi, tutto lo scontro con i mannari e la seguente caduta di Aragorn nel fiume, incluso il suo salvataggio da parte del cavallo mandato da Arwen e il suo ritorno al Fosso di Helm appena in tempo, sono completamente assenti nel romanzo. Perché Jackson, che molto ha tagliato, ha dunque deciso di aggiungere una sequenza piuttosto lunga e assolutamente apocrifa? La ragione è probabilmente di narrare trasversalmente di Arwen, dell’abbandono della terra di mezzo da parte degli elfi, ma soprattutto di raccontare la storia d’amore tra l’elfa e Aragorn come in un sogno. Cosa cruciale in un momento in cui Aragorn ricambia l’ammirazione di Eowyn. Anche l’opposizione del padre di Arwen alla relazione tra i due è assente nel libro (e forse, questa, è anche un po’ superflua).
La spada e Aragorn Nel libro, già nell’episodio precedente, veniva affidata ad Aragorn la spada che fu rotta e riforgiata, che qui si vede nel primo film, ma che non è più nominata. Ora non sono completamente sicuro che la spada che impugna Aragorn nel film sia un’altra, ma nessuno dice che la lama di Aragorn sia Narsil, inoltre se fosse la spada riforgiata non ne mostrerebbe alcuna qualità, dalla lama a tratti fiammeggianti, fino all’effetto che impugnarla ottiene su Aragorn. Infatti nel libro Aragorn cresce divenendo una sorta di eroe epico, tanto che la sua regalità lo fa parlare persino all’intero esercito degli Uruk-Hai comandando loro la resa prima dell’arrivo di Gandalf (resa che sarà rifiutata). Nel film Aragorn non fa nulla di tutto questo, restando però assai più umano e vicino allo spettatore. E’ probabile che riceverà la spada che fu rotta nel terzo film Il ritorno del Re.
Il fosso di Helm La battaglia si svolge a grandi linee come nel libro, con tanto di uso del fuoco magico di Saruman per rompere le mura e conteggio di orchetti uccisi tra Legolas e Gimli (nel film non c'è vincitore, nel libro Gimli batteva l'elfo di un orchetto). Come già detto però Eomer è presente allo scontro fin dall’inizio e quindi non arriva insieme a Gandalf. Nel film a rimpolpare le forze degli uomini arrivano gli elfi del bosco di Galadriel, ma in Tolkien gli elfi torneranno a combattere a fianco degli uomini solo nel terzo libro. Inoltre Gandalf arriva sì all’alba a portare i rinforzi per sgominare gli Uruk-Hai, ma questi rinforzi sono un’intera foresta di alberi ed Ent un esercito di mille fanti capitanato da Erkebrand signore dell’Ovestfalda, e non uno squadrone di cavalieri di Rohan. Sostanzialmente Jackson mischia le carte, anticipa l’alleanza con gli elfi, altera il ruolo di Eomer e cancella Erkebrand (come già aveva cancellato Glorfindel), ma il risultato non cambia.
Isengard La torre di Saruman veniva effettivamente assediata dagli Ent con Merry e Pipino, ma il libro non si fermava qui. Ad Isengard arrivavano anche Gandalf e gli altri, c’era un nuovo confronto, per lo più verbale, con Saruman e soprattutto accadeva che Pipino toccasse il Palantir (la palla di cristallo di Saruman) esponendosi così allo sguardo di Sauron e gettando foschi presagi.
Frodo, Sam e Gollum Il loro viaggio nel film, compresa la doppia personalità di Gollum e i volti nell’acqua della palude, ricalca fedelmente quello del libro almeno fino al cancello nero, dove Frodo e Sam vedono sì arrivare armate di uomini nemici, ma a cui non si avvicinano mai, né tantomento si nascondono da loro con le cappe elfiche. E’ preso dal libro anche l’episodio dei due conigli, così come la battaglia dei sudroni con gli olifanti contro gli uomini di Faramir.
Faramir Gli hobbit vengono catturati durante la battaglia e in seguito, allo stagno proibito proprio come nel libro, sarà catturato anche Gollum. In Tolkien però Faramir non porterà con sé gli hobbit fino alla città in rovina di Osgiliath, bensì lascerà andare gli hobbit poco dopo la cattura di Gollum. Argomento determinante per la loro liberazione sarà il nome di Gandalf, infatti Faramir è stato, contro la volontà del padre, una sorta di allievo dello stregone e sapere che il peso dell’anello è stato affidato a Frodo dallo stesso Gandalf lo convincerà. Nel film il rapporto tra Faramir e Gandalf viene taciuto, ma è molto probabile che se ne parli nel prossimo capitolo, quando i due si incontreranno. In compenso si mostra cosa accade ad una città umana sconfitta da Mordor.
Il proseguimento del viaggio Il film si conclude con Gollum che accenna, tra sé e sé, a condurre gli hobbit da "lei". Nel libro però la vicenda andava parecchio avanti, infatti gli hobbit scendevano in una grotta profonda dove venivano attaccati dall’enorme ragno Shelob, che sconfiggevano restandone però feriti. Gollum oltretutto era scomparso all’entrata del tunnel, e una volta riusciti alla luce del sole, dopo aver vinto Shelob, Frodo morente veniva catturato dagli orchetti e portato in una torre come prigioniero, mentre l’anello era al sicuro nelle mani di Sam. Si tratta di un segmento piuttosto lungo e ricco di azioni più che di dialoghi, quindi complicato da tagliare. E’ certo che la parte di Shelob finirà nel terzo film, dove Frodo e Sam ritorneranno protagonisti pieni a scapito di Aragorn e Gandalf, il rischio però è che troppo materiale sia avanzato per il terzo film e che si ripeta il problema della prima pellicola, dove si attraversavano velocemente troppi luoghi e si incontravano troppi personaggi, per appassionare completamente il neofita.
 
E’ evidente che rispetto a La compagnia dell’anello il nuovo lavoro di Jackson si è preso maggiori libertà rispetto al testo originario, sia tagliando delle parti (Shelob e il Palantir che finiranno nel prossimo film) che aggiungendo corpi narrativi estranei al testo di Tolkien. E’ curioso che un film che inizia con un vantaggio sul libro (la morte di Boromir) finisca per perderlo ampiamente lasciando larghe parti all’episodio successivo. In questo senso, e solo in questo, lasciano perplesse le scelte di inventarsi uno scontro con i mannari con tanto di caduta nel fiume e di Aragorn, il conseguente sogno di Arwen, e l’incontro con il Nazgul nella città in rovina. Questi episodi hanno in sé un loro valore, sia dal punto di vista cinematografico che narrativo colmando, almeno nel caso di Arwen, dei buchi che Tolkien aveva lasciato in alcuni dei suoi personaggi. Ritengo quindi molto probabile che Jackson nel prossimo film effettui un drastico taglio al lungo epilogo del libro, ma anche che guadagni tempo saltando qualche altro episodio intermedio.
Per le parti mancanti del libro Le due torri va comunque ricordato che al cinema è stata vista la prima versione del film, cui ne seguirà una estesa con poco più di 30 minuti aggiuntivi, che probabilmente allargheranno alcune scene e ne aggiungeranno di nuove, come è già accaduto per La compagnia dell’anello.

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