Premetto che trovo il film qui trattato una meravigliosa prova di
fantastico cinematografico e che quanto segue non ha nulla a che vedere con
il valore dell’opera. Riconosco infatti a Peter Jackson il pieno diritto a
prendersi delle libertà rispetto a Tolkien, ciò nonostante trovo
interessante individuarle e capirne le ragioni.
Struttura narrativa Questa è sicuramente
la variazione più macroscopica rispetto al testo originale. Infatti nel libro
di Tolkien le diverse vicende non venivano narrate tutte e tre
contemporaneamente, bensì procedevano di pari passo solo quella della
battaglia del Fosso di Helm e quella di Merry e Pipino dagli Ent. La quest
di Frodo iniziava dopo la vittoria su Isengard, anche se si svolgeva prima. In
pratica era narrata prima tutta la parte del Fosso di Helm e solo dopo tutto
il cammino di Frodo e Sam, nonostante la loro contemporaneità. Non saprei
dire se in questo modo il film funziona di più o di meno, certo è che al
cinema raccontare una parte e poi l’altra sarebbe stata una pratica assai
inconsueta ed avrebbe finito per allontanare ulteriormente i non conoscitori
del libro.
La morte di Boromir Il libro si apre con la
morte di Boromir e il suo funerale, ma tutto questo è già stato raccontato
nel film precedente e al cinema non viene ripreso.
Gli hobbit e gli Ent Merry e Pipino non
incontrano Gandalf il bianco fino a dopo il fosso di Helm. Barbalbero decide
da solo che non sono orchetti e li porta all’Entacosulta solo dopo averli
portati in una delle sue case.
Il palazzo di Theoden Stranamente, visto il
dispendio di mezzi affrontato per riprodurre lo splendore degli assembramenti
elfici, Isengard, Barad-Dur e tutto il resto, il palazzo di Theoden, che nel
libro era detto "Il palazzo d’oro" e tutta la città che gli sta
attorno sono nel film ridotti ad un villaggio di capanne e ad un palazzo quasi
da re barbaro. Al di là dell’evidente risparmio è anche da valutare che
Jackson ha probabilmente considerato che gli abitanti di Rohan, popolo di
cavalieri, dovevano essere quasi dei nomadi guerrieri e quindi non ha voluto
dare a Theoden un palazzo sontuoso e una città più sfarzosa, più tipici di
una popolazione stanziale.
Eomer In Tolkien il cavaliere di Rohan
agiva sì contro il volere del suo re soggiogato da Vermilinguo, ma quando
Aragorn e gli altri arrivavano al palazzo di Theoden lui era imprigionato.
Dopo la liberazione di Theoden da parte di Gandalf, Eomer viaggiava insieme
agli altri e combatteva al loro fianco al Fosso di Helm fin dall’inizio
della battaglia.
Eowyn La bella e coraggiosa figlia di
Theoden nel libro non andava insieme agli altri fino al fosso di Helm, bensì
restava al palazzo d’oro a regnare in vece del padre. Così però il suo
innamoramento per Aragorn funziona molto bene.
L’esorcismo di Re Theoden Nel film il re
appare come posseduto da Saruman stesso il cui spirito viene esorcizzato da
Gandalf. Nel libro si capisce che le parole di Vermilinguo avevano il
sovrannaturale potere di ottenebrare la mente del re, ma non viene compiuto
nessun esorcismo.
I mannari e la caduta di Aragorn Sebbene
Tolkien ci dica che Saruman fa uso tra le sue forze anche di cavalcatori di
lupi, tutto lo scontro con i mannari e la seguente caduta di Aragorn nel
fiume, incluso il suo salvataggio da parte del cavallo mandato da Arwen e il
suo ritorno al Fosso di Helm appena in tempo, sono completamente assenti nel
romanzo. Perché Jackson, che molto ha tagliato, ha dunque deciso di
aggiungere una sequenza piuttosto lunga e assolutamente apocrifa? La ragione
è probabilmente di narrare trasversalmente di Arwen, dell’abbandono della
terra di mezzo da parte degli elfi, ma soprattutto di raccontare la storia
d’amore tra l’elfa e Aragorn come in un sogno. Cosa cruciale in un momento
in cui Aragorn ricambia l’ammirazione di Eowyn. Anche l’opposizione del
padre di Arwen alla relazione tra i due è assente nel libro (e forse, questa,
è anche un po’ superflua).
La spada e Aragorn Nel libro, già
nell’episodio precedente, veniva affidata ad Aragorn la spada che fu rotta e
riforgiata, che qui si vede nel primo film, ma che non è più nominata. Ora
non sono completamente sicuro che la spada che impugna Aragorn nel film sia
un’altra, ma nessuno dice che la lama di Aragorn sia Narsil, inoltre se
fosse la spada riforgiata non ne mostrerebbe alcuna qualità, dalla lama a
tratti fiammeggianti, fino all’effetto che impugnarla ottiene su Aragorn.
Infatti nel libro Aragorn cresce divenendo una sorta di eroe epico, tanto che
la sua regalità lo fa parlare persino all’intero esercito degli Uruk-Hai
comandando loro la resa prima dell’arrivo di Gandalf (resa che sarà
rifiutata). Nel film Aragorn non fa nulla di tutto questo, restando però
assai più umano e vicino allo spettatore. E’ probabile che riceverà la
spada che fu rotta nel terzo film Il ritorno del Re.
Il fosso di Helm La battaglia si svolge a
grandi linee come nel libro, con tanto di uso del fuoco magico di Saruman per
rompere le mura e conteggio di orchetti uccisi tra Legolas e Gimli (nel film
non c'è vincitore, nel libro Gimli batteva l'elfo di un orchetto). Come già
detto però Eomer è presente allo scontro fin dall’inizio e quindi non
arriva insieme a Gandalf. Nel film a rimpolpare le forze degli uomini arrivano
gli elfi del bosco di Galadriel, ma in Tolkien gli elfi torneranno a
combattere a fianco degli uomini solo nel terzo libro. Inoltre Gandalf arriva
sì all’alba a portare i rinforzi per sgominare gli Uruk-Hai, ma questi
rinforzi sono un’intera foresta di alberi ed Ent un esercito di mille fanti
capitanato da Erkebrand signore dell’Ovestfalda, e non uno squadrone di
cavalieri di Rohan. Sostanzialmente Jackson mischia le carte, anticipa
l’alleanza con gli elfi, altera il ruolo di Eomer e cancella Erkebrand (come
già aveva cancellato Glorfindel), ma il risultato non cambia.
Isengard La torre di Saruman veniva
effettivamente assediata dagli Ent con Merry e Pipino, ma il libro non si
fermava qui. Ad Isengard arrivavano anche Gandalf e gli altri, c’era un
nuovo confronto, per lo più verbale, con Saruman e soprattutto accadeva che
Pipino toccasse il Palantir (la palla di cristallo di Saruman) esponendosi così
allo sguardo di Sauron e gettando foschi presagi.
Frodo, Sam e Gollum Il loro viaggio nel
film, compresa la doppia personalità di Gollum e i volti nell’acqua della
palude, ricalca fedelmente quello del libro almeno fino al cancello nero,
dove Frodo e Sam vedono sì arrivare armate di uomini nemici, ma a cui non
si avvicinano mai, né tantomento si nascondono da loro con le cappe elfiche.
E’ preso dal libro anche l’episodio dei due conigli, così come la
battaglia dei sudroni con gli olifanti contro gli uomini di Faramir.
Faramir Gli hobbit vengono catturati
durante la battaglia e in seguito, allo stagno proibito proprio come nel
libro, sarà catturato anche Gollum. In Tolkien però Faramir non porterà con
sé gli hobbit fino alla città in rovina di Osgiliath, bensì lascerà andare
gli hobbit poco dopo la cattura di Gollum. Argomento determinante per la loro
liberazione sarà il nome di Gandalf, infatti Faramir è stato, contro la
volontà del padre, una sorta di allievo dello stregone e sapere che il peso
dell’anello è stato affidato a Frodo dallo stesso Gandalf lo convincerà.
Nel film il rapporto tra Faramir e Gandalf viene taciuto, ma è molto
probabile che se ne parli nel prossimo capitolo, quando i due si
incontreranno. In compenso si mostra cosa accade ad una città umana sconfitta
da Mordor.
Il proseguimento del viaggio Il film si
conclude con Gollum che accenna, tra sé e sé, a condurre gli hobbit da
"lei". Nel libro però la vicenda andava parecchio avanti, infatti
gli hobbit scendevano in una grotta profonda dove venivano attaccati
dall’enorme ragno Shelob, che sconfiggevano restandone però feriti. Gollum
oltretutto era scomparso all’entrata del tunnel, e una volta riusciti alla
luce del sole, dopo aver vinto Shelob, Frodo morente veniva catturato dagli
orchetti e portato in una torre come prigioniero, mentre l’anello era al
sicuro nelle mani di Sam. Si tratta di un segmento piuttosto lungo e ricco di
azioni più che di dialoghi, quindi complicato da tagliare. E’ certo che la
parte di Shelob finirà nel terzo film, dove Frodo e Sam ritorneranno
protagonisti pieni a scapito di Aragorn e Gandalf, il rischio però è che
troppo materiale sia avanzato per il terzo film e che si ripeta il problema
della prima pellicola, dove si attraversavano velocemente troppi luoghi e si
incontravano troppi personaggi, per appassionare completamente il neofita.
E’ evidente che rispetto a La compagnia
dell’anello il nuovo lavoro di Jackson si è preso maggiori libertà
rispetto al testo originario, sia tagliando delle parti (Shelob e il
Palantir che finiranno nel prossimo film) che aggiungendo corpi narrativi
estranei al testo di Tolkien. E’ curioso che un film che inizia con un
vantaggio sul libro (la morte di Boromir) finisca per perderlo ampiamente
lasciando larghe parti all’episodio successivo. In questo senso, e solo in
questo, lasciano perplesse le scelte di inventarsi uno scontro con i mannari
con tanto di caduta nel fiume e di Aragorn, il conseguente sogno di Arwen, e
l’incontro con il Nazgul nella città in rovina. Questi episodi hanno in sé
un loro valore, sia dal punto di vista cinematografico che narrativo
colmando, almeno nel caso di Arwen, dei buchi che Tolkien aveva lasciato in
alcuni dei suoi personaggi. Ritengo quindi molto probabile che Jackson nel
prossimo film effettui un drastico taglio al lungo epilogo del libro, ma
anche che guadagni tempo saltando qualche altro episodio intermedio.
Per le parti mancanti del libro Le due torri
va comunque ricordato che al cinema è stata vista la prima versione del
film, cui ne seguirà una estesa con poco più di 30 minuti aggiuntivi, che
probabilmente allargheranno alcune scene e ne aggiungeranno di nuove, come
è già accaduto per La compagnia dell’anello.