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Dalla pagina allo schermo
Il ritorno del re
Andrea Fornasiero
Nota: Come
per i due precedenti articoli di questa serie non è presente in chi scrive
alcun furore purista. L’elenco delle differenze tra libro e film non vuole
essere una critica a Peter Jackson (sebbene alcune cose funzionino meglio di
altre), ma una riflessione su un’operazione unica nella storia del cinema come
trasportare, dalla pagina allo schermo, una trilogia con milioni di devoti nel
mondo.
Struttura narrativa: Continuando
nell’ambizioso progetto di narrare più o meno contemporaneamente le vicende
di tutti i personaggi della compagnia, la struttura narrativa originaria
risulta assai alterata. Infatti nel libro si raccontava prima di Aragorn,
Gandalf, Merry, Pipino e gli altri fino ad arrivare allo scontro al cancello
nero e all’arrivo delle aquile. Solo poi si passava a narrare della fine del
viaggio di Frodo, Sam e Gollum verso il monte fato
Prologo:
L’episodio fratricida è assente nel libro anche se viene detto abbastanza
esplicitamente che Gollum era un hobbit e che è divenuto così per l’effetto
dell’anello.
Minas Morgul:
Il vistoso raggio verde che dalla torre di Minas Morgul sale verso il cielo
all’uscita dell’esercito di Mordor è una rielaborazione di un’ugualmente
spettacolare tempesta di lampi rossastri descritta nel libro. Minas Morgul
risponde ai voleri dell’occhio.
Il rifiuto di Sam:
Frodo nel film, sulla scala tortuosa, rifiuta la vicinanza di Sam e gli dice di
tornare a casa temendo, influenzato dalle biforcute parole di Gollum, che egli
voglia rubargli l’anello. Questo episodio è assolutamente assente nel libro,
dove Sam è sempre con Frodo, come un Sancho Panza con Don Chisciotte. Ritengo
però che la crisi melodrammatica che intercorre tra i due sia quanto di meglio
Jackson abbia apportato alla trilogia. Dà uno spessore ben maggiore al
personaggio di Sam e ci colpisce dolorosamente come il potere dell’anello
riesca ad avere la meglio anche sulla sacralità dell’amicizia. Le parole di
Frodo sono ingiuste e feriscono a fondo, questa è la vera crudeltà
dell’anello.
Shelob: La madre-ragno tessitrice e
guardiana della caverna che conduce al regno di Mordor era la protagonista
indiscussa del finale del secondo libro. Per tenere però in piedi il
complicato gioco di alternanza tra le vicende dei vari personaggi, con tanto
di crescendo finale verso la distruzione dell’anello, Jackson ha dovuto
ricalibrare la scansione delle parti più movimentate del viaggio di Frodo e
Sam e così il ragno è finito in questo ultimo film. Onestamente questa
scelta ha anche degli effetti negativi perché a volte si accelera troppo
l’itinerario di Frodo e Sam, che sono come in corsa per raggiungere le linee
narrative degli altri. D’altra parte il passaggio di Sam e Frodo tra i campi
degli orchetti avrebbe rallentato il ritmo e difficilmente sarebbe stato
emozionante, specie a confronto con la magnificenza della battaglia.
Anche la stessa parte di Shelob è diversa tra
libro e film. In quest’ultimo Sam è stato scacciato da Frodo non può
accompagnarlo nelle grotte. Nel film Frodo è costretto a fronteggiare prima
Shelob e poi Gollum, mentre nel libro era Sam a fronteggiare Gollum mentre
Frodo veniva punto da Shelob. Comunque il risultato non cambia. Shelob
paralizza Frodo, Sam lo crede morto e prende l’anello.
Sam e l’anello:
Il secondo libro finiva con Sam che indossava quasi istintivamente l’anello
per seguire non visto gli orchetti che prendono il corpo paralizzato di Frodo.
In questo modo anche lui aveva modo di sperimentare il peso del fardello di
Frodo. Nel film non succede. L’anello non viene più indossato per
praticamente tutta la terza pellicola. Forse questa parte sarà alterata nella
versione estesa, ma ho il presentimento che Jackson non abbia voluto che
qualcuno indossasse l’anello così vicino a Mordor. L’occhio di Sauron viene
descritto sempre alla sua ricerca, ed è per questa ragione che Aragorn lancia
l’assalto finale al cancello nero. Se Sam avesse indossato l’anello senza
conseguenze sarebbe risultato tutto un po’ meno efficace.
Il Palantir: Il Palantir veniva scagliato
contro gli hobbit e Gandalf da Vermilinguo, alla fine della prima parte del
secondo libro. Pipino lo prendeva una notte di nascosto ma non vedeva
l’albero bianco in fiamme, semplicemente vedeva i nove nazgul e l’occhio
che mandava un messaggio a Saruman. Pipino comunque partiva con Gandalf verso
Minas Tirith (come nel film) ed il Palantir veniva preso in custodia da
Aragorn, suo legittimo proprietario in quanto re.
In pratica tutto quanto detto finora accadeva
in Tolkien nel secondo libro. Lo spostamento nel terzo film causa una
velocità ben diversa nel raccontare alcuni eventi come gli epiloghi e il
viaggio di Frodo e Sam verso il monte fato.
Bergond:
Nel libro Pipino conosceva un soldato di Gondor di nome Beregond del quale
diviene amico e con cui parla dei suoi viaggi. Nel film il personaggio è
assente.
I raminghi:
Nel film non giungono i Raminghi mandati da Galadriel a formare la "grigia
compagnia" né in generale ad unirsi ad alcuna delle forze in campo. In
effetti sui diversi schieramenti all’interno delle forze degli uomini (altri
assenti sono i Dol Amroth e gli Woses, gli uomini dei boschi) Jackson opera
diversi tagli riducendo così la confusione ed evitando di introdurre altri
personaggi, ma anche diminuendo la complessità e gli innumerevoli dettagli del
libro.
Aragorn e il Palantir:
Nel libro Aragorn usa il Palantir che gli appartiene di diritto e scopre di una
minaccia che arriverà da sud contro Gondor. Per questo decide di passare per i
sentieri dei morti. Nel film è invece Gandalf a dirgli che dovrà passare di lì.
I sentieri dei morti: Aragorn, Gimli e
Legolas passano effettivamente dai sentieri dei morti, accompagnati dai
raminghi. Aragorn nel libro possiede la spada riforgiata, ribattezzata Anduril
già dal consiglio di Elrond nel primo volume. Nel film invece è solo prima
della partenza verso i sentieri dei morti che Elrond giunge a consegnargliela,
dopo aver fallito nel dissuadere Arwen dal rinunciare alla propria immortalità
per Aragorn (altra parte aggiunta da Jackson, come praticamente tutte quelle
legate ad Arwen).
Eowyn cavaliere: Nel libro la sua identità
di cavaliere viene svelata solo nel confronto con il Re Negromante, che non può
essere ucciso da un uomo. Merry infatti pur se portato da lei non la riconosce
immediatamente e lei usa il nome di Dernhelm.
I fuochi di Gondor:
Pipino dice di averli visti accesi durante una notte, ma di certo non li ha
accesi lui, e probabilmente nemmeno Gandalf. Oltretutto da Theoden giunge un
emissario in cerca di aiuto mandato da Gondor stessa. Quindi nel libro Denethor
è uno stratega un po’ più abile che nel film. In effetti è anche descritto,
a tratti, come più maestoso di Gandalf e dall’aspetto altrettanto stregonesco,
pur se meno vecchio.
Gandalf e il Re Negromante, capo dei Nazgul:
Nel libro sono sul punto di affrontarsi, anche se Gandalf sa che nessun uomo
porrà fine alla vita del suo nemico. Il Nazgul però si ritira sorpreso
dall’imprevisto sorgere dell’alba, portata quasi letteralmente dall’arrivo
dei cavalieri di Rohan guidati da Re Theoden, e non previsto da Sauron. Nel film
invece non c’è traccia di questo faccia a faccia, anche se il Negromante vi
accenna parlando con un orchetto. Forse lo vedremo nell’edizione estesa.
Aragorn e i Morti:
Nel film Aragorn giunge con la potenza inarrestabile dei guerrieri spiritici a
distruggere l’esercito di Sauron alle porte di Minas Tirith. Nel libro arriva
invece con gli uomini liberati dai feudi del sud e portati con le stesse
numerose navi del nemico fino a Gondor. L’esercito dei morti viene congedato
dopo la conquista della navi nemiche.
Il rogo di Denethor:
Come scrivo anche nella recensione questa scena sullo schermo perde molta della
potenza del libro. Si tratta di un effetto collaterale dell’averla schiacciata
nella battaglia. Tolkien invece lascia in sospeso il ruolo di Gandalf e ci
racconta dell’arrivo di Aragorn e della morte del Re Negromante ucciso da
Eowyn. Quando sappiamo dunque dell’esito della battaglia e ci aspetteremmo un
capitolo di festeggiamenti o quantomeno di riposo, giunge come una pugnalata al
cuore il gesto assolutamente folle di Denethor. Il peso della tragedia è
rimarcato dal fatto che Gandalf coscientemente sceglie di andare a salvare
Faramir lasciando libero dallo scontro il Re Negromante che porterà la morte di
Theoden. Lo stregone è quindi costretto ad una scelta impossibile e comunque
tragica. Nel film a questa scelta non si accenna. Gandalf accorre prontamente al
richiamo di Pipino senza curarsi del Re Negromante (che d’altronde, sempre
sullo schermo, non aveva fronteggiato – vedi sopra).
Nel libro Gandalf salva Faramir dalle fiamme e
poi affronta Denethor, il quale rivela di possedere un Palantir e di non
credere ad alcuna possibilità di vittoria. Gli uomini sono divisi tra i due
grandi vecchi e Gandalf sta avendo la meglio, allora Denethor si fa portare
delle torce e da fuoco alla pira, suicidandosi stringendo il Palantir.
Dunque a differenza che nel film non prende fuoco quasi accidentalmente e
non corre verso l’esterno in un ultimo tuffo, ma abbraccia fino in fondo
il suo destino di suicida.
Aragorn e i feriti:
Nel film non si accenna alla prova di regalità di Aragorn che dimostra di
essere un vero Re guarendo i feriti, tra cui Faramir ed Eowyn che alle case di
guarigione si incontrano e si innamorano.
Verso il monte fato:
Sam nel libro riprende il ruolo di aiutante, mentre Frodo riprende la guida e
decide dove andare e addirittura in qualche occasione sprona Sam a muoversi. Nel
film è semmai il contrario, Frodo è stravolto e Sam è più energico. Tutta
questa parte è drasticamente ridotta, non vediamo nemmeno gli hobbit procurarsi
le armature da orchetti con cui si camuffano. Addirittura l’intera distesa di
minacciosi orchetti scompare di colpo come dal giorno alla notte richiamata al
cancello nero. Nonostante la velocità abbastanza eccessiva della pellicola, i
fatti seguono quelli del libro.
La distruzione dell’anello: Nel
libro Frodo decideva di non gettare l’anello ed era assalito da Gollum che
glielo strappava con un morso assieme a tutto il dito. A quel punto Frodo
crollava a terra privo di forze e dolorante. Nel film invece l’invasamento per
l’anello e tale che pur dopo aver perso un dito continua a combattere con
Gollum, in uno scenario primordiale e bestiale come la caverna del vulcano. La
scena è potentissima e il risultato non cambia: Gollum scivola e cade, ma non
se ne rende nemmeno conto, completamente perso nella gioia di aver riavuto il
suo Tesoro.
Il finale apocalittico: Dopo la distruzione
dell’anello nel film una sorta di terremoto inghiotte nella terra
l’esercito di Sauron. Nel libro semplicemente lo getta in fuga e ciò
nonostante la parte umana dell’esercito decide di non arrendersi e di
lottare in un’ultima battaglia con i campioni lì radunati da Aragorn. Nel
frattempo Gandalf con le aquile appena giunte va in soccorso di Sam e Frodo.
Epiloghi:
Gli epiloghi mostrati nel film sono tutti sostanzialmente corretti, ad eccezione
di quello nella contea (vedi sotto). Nel libro sappiamo anche che Gimli e
Legolas visiteranno ognuno le terre dell’altro, e viene chiarito molto meglio
il rapporto nato tra Eowyn e Faramir. Si noti poi che nel libro è praticamente
solo qui (escludendo un passaggio brevissimo ne La compagnia dell’anello) che
si vede Arwen che invece è stato un personaggio relativamente costante in tutti
e tre i film.
Saruman: Uno
spazio a parte va dedicato alla scomparsa sullo schermo nel terzo episodio di
questo personaggio. Manca anche la scena del secondo libro dove avveniva un
ultimo confronto tra Saruman e Gandalf, in cui questi spezzava il bastone allo
stregone traditore. Saruman veniva lasciato in custodia degli Ent, come nel
film, ma questi poi lo lasciavano andare impietositi e quando gli hobbit
raggiungevano di nuovo la contea scoprivano che Saruman era riuscito a
precederli, trasformandola anche nel paesaggio, abbattendo alberi e costruendo
orrendi magazzini e case: insomma una trasformazione dalla dolce campagna
inglese all’inferno dickensiano. Gli hobbit guidavano la rivolta contro di lui
e con i semi donati da Galadriel a Sam riportavano la contea al suo stato
originario. Saruman veniva lasciato libero dal saggio Frodo ma mentre se ne
andava sconfitto, Vermilinguo lo pugnalava alle spalle stanco oltre ogni modo
dei suoi soprusi, poi scappando veniva ucciso a sua volta da alcuni arceri.
Trasporre tutto questo nel film sarebbe stato
molto rischioso in termini di ritmo, perché la vicenda si sente conclusa
con la distruzione dell’anello e una rivolta non si narra in cinque
minuti. Sarebbe servita quasi un’altra ora per rendere il tutto in modo
dignitoso. Visto poi che la contea appare esattamente uguale a come gli
hobbit l’hanno lasciata (sono solo loro ad essere cambiati) escludo che
questo epilogo possa finire nell’edizione estesa. Però il momento in cui
Gandalf spezza il bastone di Saruman, e magari un'altra breve scena per
raccontarci la sua fine, sarebbero delle belle aggiunte al film. In fondo il
personaggio anche sullo schermo ha avuto un bel peso, e poi Christopher Lee
si rivede sempre volentieri.
Concludendo mi pare che Jackson abbia
confermato la sua generale fedeltà al romanzo, alterando, più che la
sostanza, il ritmo del racconto. In alcune parti ci ha perso, come per
Theoden, e in altre ci ha guadagnato come per la battaglia. Non va a mio
parere sottovalutato l’enorme lavoro svolto in fase di montaggio per
tenere in piedi un film di continui scontri, con moltissimi personaggi e che
deve per di più tirare le fila di due episodi precedenti altrettanto
mastodontici. Jackson ha operato con grande competenza adattando una materia
narrativa che vive di dettagli come quella di Tolkien, alle esigenze
spettacolari del grande schermo conquistando sia i neofiti che i fans
(tranne i più integralisti, naturalmente). Che in tutto questo abbia saputo
anche dare un maggior peso alla storia d’amore di Aragorn, e soprattutto
abbia rielaborato con sottigliezza e profondità il rapporto tra Frodo e Sam,
mi pare quasi incredibile. Il Signore degli Anelli è davvero l’opera di
qualcuno che ha amato i libri e li ha trasposti con affetto senza
sacrificarsi né alla fedeltà a tutti i costi, né al commercio ad ogni
costo, riuscendo anche a conservare alcune delle sue spiccate marche
autoriali. Questa trilogia non ha paragoni nella storia del cinema e si
rivela un’opera molto più complessa e compiuta anche della prima saga di
Guerre Stellari di George Lucas. È davvero già storia del cinema.
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