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Il signore degli anelli
Il ritorno del re
Special Extended Version
di Peter Jackson
Andrea Fornasiero
Il 15 dicembre
2004 in contemporanea internazionale è infine uscita l'edizione estesa de Il
ritorno del re che mette definitivamente la parola fine alla saga
cinematografica de Il signore degli anelli. Ovviamente ci saranno
altri cofanetti nei prossimi anni, riedizioni che usano i DVD Hi-Res, nuovi
packaging e probabilmente anche il film de Lo Hobbit diretto dallo
stesso regista e con parte dello stesso cast. Tutto questo però non cambia
la sostanza: l'avventura cinematografica de Il signore degli anelli,
una delle più mastodontiche della storia del cinema e certo la più grossa
impresa produttiva del cinema contemporaneo, è giunta al termine. Non è
senza malinconia infatti che si inizia a vedere questa ultima versione.
Inizio subito col
dire che questa edizione estesa, a differenza delle altre che erano pressoché
perfette nell'approfondire il racconto e nel raddrizzare certe falle dei
film usciti in sala, ha i suoi alti e i suoi bassi. Una delle cose più
attese, la cui assenza aveva suscitato non poca disapprovazione all'uscita
in sala, era la fine di Saruman. Il personaggio interpretato da Christopher
Lee era infatti completamente assente dalla versione precedente e la sua
fine secondo la vulgata di Jackson era rimasta ignota. Spiace dirlo ma ora
il perché è piuttosto evidente.
Saruman nel libro
diviene il protagonista di alcuni capitoli dove, a guerra terminata e ad
anello distrutto, si mette a capo di un gruppo di banditi e mette a ferro e
fuoco la Contea per essere alla fine fermato dai quattro hobbit di ritorno
da Minas Tirith. Questo, inevitabilmente, Jackson non poteva raccontarlo a
meno di non fare un quarto film, cosa a sua volta non auspicabile. La fine
di Saruman in questa versione estesa però pare un riassunto di alcuni
incontri che i personaggi nel libro fanno con lo stregone in situazioni e
tempi diversi: abbiamo ovviamente l'incontro alla torre dove cerca di
portare dalla sua il Re, abbiamo l'incontro nel bosco dove Gandalf lo grazia
suscitando il suo odio per una pietà non richiesta e abbiamo il finale dove
è Vermilinguo, esasperato dall'essere trattato come un verme, che lo
uccide, finendo poi erroneamente e tragicamente ucciso dagli halfling. Nel
film tutto ciò avviene in un solo dialogo e il fatto che Legolas uccida con
una freccia Vermilinguo, oltretutto senza che nessuno vi accenni mai o si
ponga qualche domanda in merito, è incongruo con il resto del racconto e
pure poco riuscito come scena in sé. Anche far lanciare un dardo di fuoco a
Saruman è un po' pacchiano. Buono invece il fatto che Gandalf ricordi le
parole di Saruman "hai mandato Frodo incontro alla sua morte" alla
fine del film, dando una malvagità profetica che si prolunga oltre la morte
al bianco stregone.
Proseguendo Gimli
il nano guadagna un altro po' di spazio come comic relief character in
diversi brevissimi spezzoni aggiunti qua e là, ma non è particolarmente
efficace. Specialmente la gara di bevute con l'elfo, completamente assente
nel romanzo, è davvero estranea allo spirito di Tolkien e Legolas (Orlando
Bloom) che dice "game over" (nella versione inglese) dopo avere
vinto fa proprio tristezza.
Altre brevi parti
aggiunte riguardano Aragorn che attraversa il sentiero dei morti, qui c'è
una scena con Gimli (questa simpatica) che sbuffa contro gli spiriti
nebbiosi scacciando un po' di tensione, poi però la valanga di teschi
aumenta l'aspetto tenebroso dell'alleanza con i guerrieri morti. Segue poi
una scena aggiunta dove vengono catturate le navi dei corsari e
probabilmente si tratta dell'aggiunta peggiore in assoluto, fortunatamente
breve.
Un'altra scena
aggiunta e molto attesa è il confronto tra Gandalf e il Re negromante a
capo dei Nazgul. Viene praticamente ribaltato quello che accade nel libro,
con effetti però interessanti. Infatti là Gandalf difendeva le porte della
città e si preparava a fronteggiare il suo nemico, sapendo che per una
profezia non avrebbe potuto ucciderlo. Poi però arrivava Pipino con la
notizia che Denethor stava per bruciare suo figlio Faramir ancora vivo,
allora Gandalf lasciava il campo sapendo che il Re negromante avrebbe
causato molte morti, e infatti morirà per i suoi colpi il nobile re Theoden.
Dunque era una scelta difficile e tragica nelle mani però di Gandalf. Qui
è invece il signore dei Nazgul, dopo aver praticamente sconfitto il bianco
stregone (la rottura del bastone non è certo di secondaria importanza), a
decidere di lasciare lo scontro per seminare la morte in battaglia. Si ode
infatti il corno che annuncia l'arrivo di Theoden e il Re negromante vola
via. In effetti ha già dimostrato la sua superiorità a Gandalf e vuole
probabilmente umiliarlo ancora di più dimostrandogli la sua impotenza
nell'impedirgli di affrontare (e uccidere) il Re Theoden. Questo umanizza
Gandalf (processo che del resto Jackson persegue per tutta la trilogia) e
rende più tenebrosa e potente la figura del Re Negromante. Purtroppo a
causa di ciò seguono alcune incongruenze: il Re Negromante infatti arriva
sul campo di battaglia parecchio dopo aver lasciato Gandalf, quando Re
Theoden ha già molto combattuto e ucciso. Ciò è piuttosto strano
considerato che si trovava a cavallo di una bestia volante nel momento in
cui sentiva il corno. Inoltre se il Re Negromante è così potente da
sconfiggere Gandalf, che ha pur sempre tenuto testa e vinto il demone di
Moria, come mai combatte così malamente da farsi uccidere sul campo di
battaglia? Certo ha contro di sé l'arroganza di chi si crede immortale,
oltretutto confortata dall'aver vinto il bianco stregone, però appare
davvero drastico il suo mutamento da temibilissimo stregone a bruto e poco
accorto guerriero.
Da questo
aggiunta come abbiamo visto un po' controversa in poi le cose migliorano
parecchio. Al termine della battaglia Pipino che ritrova Merry è commovente
così come sono efficaci le parti praticamente mute della guarigione di
Eowyn da parte di Aragorn, e altrettanto delicato è l'incontro tra lei e
Faramir, mentre la figlia di Theoden è ancora in lutto per il padre (e per
cui ha cantato dei brevi versi). Intelligente poi l'idea di far usare ad
Aragorn il Palanthir per costringere Sauron a mandargli incontro le sue
armate, questo non accadeva nel romanzo, dove però Aragorn aveva in
precedenza fatto uso di questo oggetto magico e sfidato l'occhio. Qui è però
Sauron a dimostrarsi più potente di Aragorn e ad atterrirlo con visioni di
Arwen tra le fiamme che lo costringono a lasciare il globo e danno più
valore al suo sacrificio e al suo coraggio. Infatti anche Aragorn viene
umanizzato da Jackson rispetto al Re un po' superumano di Tolkien ed è
probabilmente il personaggio che guadagna di più da questa nuova versione.
Inoltre è fondamentale l'aggiunta della sequenza in cui gli hobbit
camuffati da orchetti si trovano a superare l'esodo delle forze di Sauron
chiamate alle armi verso l'armata di Aragorn. Nel film uscito in sala la
marea di orchetti semplicemente spariva dal giorno alla notte
(letteralmente) creando un vero e proprio buco di sceneggiatura.
In sostanza
queste aggiunte oltre ad essere ben fatte, utili e intelligenti
contribuiscono ad alterare il ritmo narrativo dell'ultima ora del film. In
sala, come già con La compagnia dell'anello, non c'èra tregua tra
la battaglia a Minas Tirith e quella al nero cancello, finendo per sfinire
lo spettatore travolto ormai da un'ora dai clangori delle spade e dalle
scene di morte e violenza. Qui invece le cose avvengono con più calma il
ritmo si rilassa, si piangono i caduti, il viaggio di Frodo si allunga
ulteriormente e non ha più salti riassuntivi. Insomma ci si prende una
specie di pausa prima dell'ultimo scatto e infatti quando arriva l'ultima
parte del film, uguale alla versione precedente, la si apprezza molto meglio
grazie a questa sorta di tirare il fiato concesso da Jackson in questa
versione estesa.
A questa stessa
pausa contribuisce l'ultima, davvero molto bella, scena aggiunta: la bocca
di Sauron, un messaggero dell'occhio, emerge solo dal cancello nero e
parlamenta con Aragorn e Gandalf, mostrando la maglia di Frodo e raccontando
di averlo torturato, chiedendo quindi la loro resa. Qui è Aragorn a
prendere la situazione in pugno e a decidere per tutti uccidendo la bocca di
Sauron. Oltretutto questo personaggio, presente anche nel libro, è
caratterizzato magnificamente da un bellissimo e quasi alieno elmo che rende
visibile solo la sua orrenda bocca. Il montaggio si fa molto nervoso e
continua a saltare sui suoi denti, sottolineando la malvagia e
sovrannaturale mellifluità delle sue parole.
Concludendo come
si diceva ci sono alti e bassi in questa nuova versione, ma nel complesso le
scene aggiunte peggiori finiranno per irritare i puristi e al massimo per
annoiare un po' gli altri, d'altra parte invece il ritmo narrativo
dell'ultima parte del film trova gran giovamento da questa Special Extended
Version. Le poche imperfezioni in fondo non fanno che rendere più umana una
pellicola monstre che totalizza una durata complessiva di oltre 11
ore. Una caso davvero straordinario e senza precedenti nella storia del
cinema per i mezzi utilizzati e l'ambizione, la cura e l'amore messi nel
progetto dal regista, dal cast e da tutti gli altri collaboratori. Per i
milioni di appassionati del libro è poi stata una magnifica avventura, un
evento da attendere di mese in mese, comunque qualcosa di unico che sappiamo
non si ripeterà più. Gli altri, nel bene e nel male, non potranno mai
capirlo.
The End
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