Il signore degli anelli
La compagnia dell’anello
Special Extended Edition
di Peter Jackson
Andrea Fornasiero
 
A novembre (almeno in Italia) è uscita una versione speciale de La compagnia dell’anello contenete una buona mezz’ora di film in più rispetto alla precedente versione (quella cinematografica). In quale modo questi minuti aggiuntivi sono distribuiti e come si integrano e modificano la visione del film? Non è abitudine di questo sito recensire delle edizioni DVD né più in generale per il mercato home video, ma Il Signore degli anelli costituisce per la sua unicità una palese eccezione e vale quindi la pena di spendere due parole sullo sforzo della New Line di Peter Jackson.
Preciso qui che la versione estesa non è semplicemente il vecchio episodio con l’aggiunta di alcune scene eliminate qua e là, ma un vero e proprio film, rimontato in molti punti e con una nuova colonna sonora riscritta e rieseguita per integrare alla perfezione le "nuove" scene (nuove tra virgolette perché erano state girate e pensate insieme alle altre, forse anche sapendo che sarebbero finite solo nella versione estesa).
Tolto il prologo sostanzialmente uguale al precedente, a parte per qualche secondo in più dove l’anello mostra il suo potere di invisibilità, il film si apre in modo completamente diverso. Bilbo scrive il suo libro e come voce narrante ci racconta usi e costumi degli hobbit, avvicinandosi così maggiormente al romanzo di Tolkien. Tra l’altro questo nuovo inizio è assai utili a chi non conosce l’opera di Tolkien per capire un po’ meglio chi sono gli hobbit.
Dopo questo sostanziale, ma in termini di minuti, breve cambiamento non si registrano molte novità, almeno per le prossime due ore. Certo ci sono qua e là delle battute aggiuntive, che spezzano il ritmo serioso accontentando così diversi recensori e soprattutto quegli spettatori che non avevano molto presente il libro e che lamentavano una scarsa ironia nella messa in scena. Tra l’altro la maggiore ironia pare sia una lezione che Jackson ha appreso e messo in pratica anche per il secondo episodio, ma queste sono voci ancora da confermare.
Ci sono alcune scene completamente nuove anche in queste prime due ore, come "Al drago verde" che ci mostra Sam e Frodo in una locanda hobbit (da cui nella versione cinematografica si limitavano ad uscire) e "Il passaggio degli elfi" che riporta l’episodio del libro in cui Sam e Frodo incontrano degli elfi ben prima di arrivare a Gran Burrone e in cui si anticipa il tema degli elfi che lasciano la terra di mezzo. Si tratta comunque di scene brevissime che sostanzialmente non cambiano il ritmo così come non riescono a cambiarlo le battute aggiunte in diverse scene seguenti.
Novità più sostanziose si avvertono a Gran Burrone, dove si dedicano alcuni minuti ad Aragorn e al suo rapporto con Arwen, per altro senza mostrarli insieme più di quanto non accadesse nel film precedente, ma dando più spessore alla loro storia trattata in modo piuttosto frettoloso nella versione cinematografica. Va anche comunque detto che già la versione cinematrografica indugiava sul loro rapporto assai più di quanto non facesse Tolkien (cosa che però ritengo un pregio e non un difetto, a differenza di molti fans integralisti).
La vera trasformazione del film giunge dopo le gallerie di Moria ci sono infatti: un viaggio nella foresta di Lothlorien; un incontro più lungo con Galadriel; un pianto più corposo per Gandalf; un episodio enormemente ampliato dei doni della regina degli elfi (per altro montato in modo brillante a dimostrazione del fatto che non si tratta di sole scene aggiunte). Tutte queste novità danno in pratica un ritmo assai diverso alla terza ora (la più debole) del film. Allungando la permanenza a Lothlorien infatti non solo si ha modo di approfondire il carattere dei personaggi, mostrandone inedite sfaccettature (ad esempio Gimli il nano cessa di essere una specie di macchietta e il suo rapporto con Legolas si fa più tridimensionale), ma soprattutto si ricrea la pace dopo la tempesta presente nel romanzo.
Tutto il viaggio fino a Moria e al Balrog si fa via via più concitato e nella versione cinematografica Lothlorien era solo un breve intermezzo alle avventure della compagnia, che finivano così per essere stancanti e un po’ ripetitive. In questa nuova versione la pausa creata ottiene l’effetto di ridare respiro alla storia, come accade con la permanenza a Gran Burrone, ridandoci speranza e interesse per i personaggi prima dell’ultima concitata mezz’ora e allo scioglimento della compagnia, che risulta così anche più drammatico. Inoltre i molti falsi finali di cui era costellata l’ultima ora al cinema (intendo quei momenti in cui per il crescendo della musica e per le scelte di montaggio sembrava che il film potesse interrompersi) sono evitati proprio perché non si sente più il bisogno di dire basta. Mi spiego meglio: avendo tirato il fiato a Lothlorien la discesa della compagnia lungo il fiume e lo scontro con gli Uruk-Hai divengono assai più leggeri, perché avendo interrotto un lungo periodo dal ritmo concitato (praticamente un’ora: da dopo Gran Burrone alla caduta di Gandalf), non c’è più la necessità stringente di porre fine al crescendo.
Tutto questo senza dire della maggior fedeltà al romanzo e del fatto che i doni di Galadriel saranno piuttosto utili nei capitoli seguenti, perché in fondo di quanto Jackson sia fedele a Tolkien importa (almeno a me) fino ad un certo punto. La cosa interessante quindi di questa Extended Edition è che non solo aggiunge dei dettagli per i fans ma interviene sui personaggi (dando loro più spessore) e sul tono del film, rendendolo più ironico e quindi leggero, e soprattutto altera pesantemente il ritmo della terza ora, con l’effetto di rendere la pellicola più scorrevole e organica nonostante la mezz’ora aggiuntiva di minutaggio. In sostanza la Extended Version è un film migliore per delle ragioni squisitamente tecniche e narrative e non (o comunque quasi incidentalmente) per una maggior fedeltà all’opera di Tolkien.

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