Il signore degli anelli
Le due torri
Special Extended Edition
di Peter Jackson
Andrea Fornasiero
 
Il 27 novembre, dopo alcuni posticipi, è finalmente uscita la versione estesa de Le due torri disponibile in DVD e VHS, in copie limitate (sono meno dell’anno scorso) ma distribuita anche per il noleggio.
Il progetto non è una rivisitazione postuma del film bensì una sorta di produzione parallela, pensata per soddisfare maggiormente i fans, primo tra tutti lo stesso Peter Jackson. Il regista qui è infatti libero dai vincoli imposti dalla distribuzione per le sale, che ormai non accettano opere oltre le tre ore di durata, come ha imparato anche Scorsese con Gangs of New York. Naturalmente non si intende dibattere su quanto l’aspetto commerciale prevalga su quello autoriale, già il fatto che le copie siano limitate e che il loro prezzo sia esorbitante (quasi 60 euro per l’edizione estesa normale, praticamente 100 per quella da collezionisti con un disco in più, una statuetta e pare anche un anello placcato…) è eloquente, ma tant’è: viene difficile immaginare che la New Line non voglia guadagnare quanto più possibile da uno sforzo produttivo titanico e molto coraggioso.
L’edizione estesa de La compagnia dell’anello conteneva circa mezz’ora in più, ma cambiava (in meglio) l’equilibrio dell’intero film anche perché i minuti aggiunti erano in gran parte concentrati tra la seconda e la terza ora del film originale. Questa volta disponiamo di circa quaranta minuti aggiunti, ma la loro distribuzione è molto più omogenea.
La prima edizione estesa cercava di rimediare ad alcuni difetti del film precedente, sia in fatto di ritmo che in fatto di ironia (non che il film diventasse comico, semplicemente si tirava un po’ di più il respiro e i personaggi, facendo anche sorridere, si avvicinavano di più al cuore dello spettatore). Il secondo film era già al cinema un’opera più bilanciata e i minuti in più si occupano qui di ampliare la descrizione dei personaggi nuovi, che per limiti di minutaggio erano risultati poco più che abbozzati in sala.
Dunque sono soprattutto Faramir, Barbalbero ed Eowyn a guadagnare dalle nuove scene ma non mancano nemmeno alcuni piccoli episodi che sono rimasti nel cuore dei lettori Tolkeniani: la corda elfica che si slega da sola; la foresta degli Ent che circonda e distrugge gli Uruk-Hai in fuga dal sconfitta al fosso di Helm; Merry e Pipino che trovano due barili di Erba-Pipa dopo la distruzione di Isengard da parte degli Ent; il conteggio finale degli orchi uccisi da Gimli e Legolas.
Barbalbero canta: lo fa mentre cammina verso il luogo dell’entaconsulta, portando con sé Merry e Pipino. Le sue canzoni ci danno un ritratto dell’anima degli Ent, che diventano più delle creature bizzarre viste nel film originale. In una sequenza davvero evocativa la voce di Barbalbero intona parole poetiche in memoria delle Entesse e di un passato perduto, accompagnando il volo della mdp sopra immense distese di foresta, come se il canto arrivasse al (o venisse dal) cuore verde della Terra di Mezzo. Anche all’Entaconsulta è poi dedicato un po’ di spazio, senza comunque avvicinarsi alla lunghezza che occupava nel libro.
Eowyn ha qualche momento in più in privato con Aragorn, scopre che è uno dei Dunedain e che ha molti più anni di quanti ne dimostra. Ciò non fa che renderla più affascinata da lui, ma non è solo questo che ci dicono i minuti aggiunti. La vediamo infatti cantare un lamento funebre per il fratello morto, e anche re Theoden racconta, ad Aragorn, della tristezza della sua vita. Così le buffe storie di Gimli sulle donne nane e le sue cadute da cavallo diventano più che semplici stacchetti comici e servono a ridare il sorriso alla principessa di Rohan, rendendo Gimli meno scemo e molto più umano e simpatico.
Faramir, saputo che Frodo e Sam hanno viaggiato con Boromir, racconta un sogno che ha fatto: lo vediamo avvicinarsi in mezzo ad un fiume, in una nebbia bluastra, ad una barca elfica che trasporta il corpo del fratello. Ricorda poi anche l’ultima volta in cui si sono visti, ossia il giorno della ripresa di Osgiliath, dove fa la sua apparizione anche il loro arcigno padre, Denethor, reggente di Gondor. Questa sequenza (assente in Tolkien) ci permette di capire meglio il comportamento di Faramir e dei suoi uomini, ma retrospettivamente anche quello di Boromir. Oltretutto ci mostra Osgiliath prima che diventasse completamente una distesa di rovine, dando maggior senso alla scena più criticata del film (dai fans).
Alla fine del primo disco c’è una delle aggiunte più significative: Faramir dopo aver catturato Sam e Frodo osserva il corpo di un Sudrone caduto (i Sudroni sono gli uomini di regni lontani richiamati a Mordor da Sauron) dicendo che probabilmente lui aveva la loro stessa fede nel suo schieramento; si chiede quale fosse il suo nome, da dove fosse venuto, se avesse lasciato una famiglia, e se davvero fosse stato malvagio in fondo al cuore, concludendo che questa guerra non lascerà altro che cadaveri.
Si tratta del dialogo più pacifista di tutta la trilogia, è ripreso pari pari da Tolkien e Jackson l’ha sempre amato (infatti lo citava in alcune interviste già parecchio prima dell’uscita de La Compagnia dell’Anello). Do rilievo a questo passaggio perché anch’io lo amo molto, ma anche perché in Italia, e solo in Italia a quanto ne so, si è dibattuto (sulle pagine del Manifesto) riguardo al fatto che la versione di Jackson fosse più guerrafondaia di quella di Tolkien. Ci si era addirittura spinti ad affermare e che ci fossero dei paralleli con l’undici settembre e con le guerre venute in seguito. Mi auguro questo breve monologo, esplicito nel suo pacifismo, metta la parola fine ad un fraintendimento enorme.
Tutto il film, e ancora di più questa versione estesa, racconta di un mondo buio pervaso dall’odio e dalla brutalità, persino Faramir che nel romanzo era un animo più mite, qui non può sottrarsi alla tentazione dell’anello. L’opera di Jackson dunque, pur concedendosi qualche guizzo di ironia in più rispetto al testo di Tolkien, risulta maggiormente cupa e pessimista, ma certo non guerrafondaia. Oltretutto in Tolkien i Sudroni al servizio di Sauron erano in buona parte di colore, mentre qui di esotico per ora hanno solo i costumi e non si sono ancora visti personaggi dalla pelle nera o scura, Jackson quindi dimostra anche maggior political correctness rispetto all’originale.

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