BLADE RUNNER
Regista: Ridley Scott
Anno: 1982

CAST
 
Genere: fantascienza

Durata: 114’ 
Harrison Ford ... Rick Deckard (retired cop)
Rutger Hauer ... Roy Batty (replicant leader)
Sean Young ... Rachael (Deckard's assistant)
Edward James Olmos ... Gaff
M. Emmet Walsh ... Bryant (Deckard's boss)
Daryl Hannah ... Pris (replicant)
William Sanderson ... J. F. Sebastian (inventor) Brion James ... Leon 

La fantascienza è uno dei generi più amati dai cinefili. Blade runner è un must del genere. Più di Alien, più di Star Wars, più di Matrix. Nessuno che ami la fantascienza può prescindere dalla visione di questo lungometraggio, un Capolavoro. La pellicola è firmata Ridley Scott, per molti una certezza, me compreso. Un regista capace di mostrare la migliore fotografia e di trasferire allo spettatore emozioni forti, di coinvolgere nella narrazione. Scott è un genio del cinema d’oltreoceano. Con cadute degne di un genio (Le crociate, ad esempio: finzione pura, da evitare); tutti gli altri film meritano (a partire appunto da Alien, 1979, e ancora prima da I duellanti, 1977, e poi ancora con un road-movie intenso e drammatico, Thelma e Luise, 1991, con Black Hawk Down, nuovo parametro per il cinema di guerra).
Blade runner: Harrison Ford è un poliziotto che, in una Los Angeles del 2019, buia e piovosa,  uccide “lavori in pelle”: cyborg, (replicanti nel film) che non seguono la retta via; mezzi robots che, creati dall’uomo, si ribellano alle sue leggi. Perché si ribellano? Perché i cyborg dell'epoca narrata dal film sono estremamente evoluti:  sono capaci di provare sensazioni quali la paura della morte, la gioia della vita, la rabbia e l'amore. A causa di questa loro evoluzione non vogliono “morire”  e, per questo motivo,  se ne occupa l’autorità di pubblica sicurezza. Harrison Ford dà loro la caccia, è il suo lavoro, ne ha fatti fuori molti nel suo passato in divisa, è il migliore nel campo. Cinque cyborg di ultima generazione sono fuggiti da una colonia penale e la loro intelligenza permette di comprendere che entro poco tempo saranno morti, come ogni prodotto hanno una data di scadenza. A differenza degli altri loro simili delle generazioni precedenti (tecnologia Nexus) hanno scoperto il loro destino e a questo vogliono sottrarsi con ogni mezzo. Non ci stanno, si sentono umani, pensano e ragionano come noi, non vogliono essere considerati macchine, ma in realtà lo sono. Sono pericolosi, sono assassini eccezionali che vogliono scoprire il giorno in cui devono spegnersi ed evitare questa fine “ingloriosa”. Ford ne fa fuori uno dietro l'altro; ne deve eliminare cinque, ma quando, alla fine del film, si trova di fronte all’ultimo (è veramente l’ultimo?), un mitico Rutger Hauer,  qualcosa cambia; la poesia irrompe, il ritmo non è più lo stesso.  Nello scontro finale, un corpo a corpo mozzafiato, la macchina salva la vita all’uomo e come se non bastasse gli dà lezioni di vita.
Le macchine sono talmente avanzate nei loro chip da porsi una domanda degna di un essere umano:  'Perchè devo morire? Perché sono qui? Perché ho visto cose che nessuno di voi umani può immaginare? A cosa è servita la mia esistenza se non potrò raccontare a nessuno le cose meravigliose che ho vissuto?'. Nella scena finale Rutger Hauer declina un classico della cinematografia di fantascienza, lo spettatore immagina “navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione. Raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhauser.. E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia.; la macchina ha una visione del presente, del passato e del futuro.  Una battaglia coi replicanti, una storia d’amore con una di essi (Sean Young, eccezionale nel ruolo) in un’ambientazione futuristica ma non troppo: una Los Angeles che è protagonista, tetra e fumosa, pioggia e fuoco, edifici scrostati e macchine volanti, contrasti tra passato e futuro.

Se con le corse degli sgusci e gli investigatori-virus ci divertiamo con Blade Runner ci emozioniamo. Un capolavoro imperdibile, difficile superare un film come questo nel suo genere. Lascio a voi la curiosità di scoprire gli aneddoti legati alla director’s cut uscita una decina di anni più tardi (la visione dell’unicorno, il finale alternativo).

Filippo Mazzantini