NOTE DI PRODUZIONE
SINOSSI BREVE
Bruno è un tranquillo ragazzo di otto anni figlio di un ufficiale nazista, la cui promozione porta la famiglia a trasferirsi dalla loro comoda casa di Berlino in un'area desolata in cui questo ragazzino solitario non trova nulla da fare e nessuno con cui giocare. Decisamente annoiato e spinto dalla curiosità, Bruno ignora le continue indicazioni della madre, che gli proibisce di esplorare il giardino posteriore e si dirige verso la ‘fattoria' che ha visto nelle vicinanze. Lì, incontra Shmuel, un ragazzo della sua età che vive un'esistenza parallela e differente dall'altra parte del filo spinato. L'incontro di Bruno col ragazzo dal pigiama a strisce lo porta dall'innocenza a una consapevolezza maggiore del mondo degli adulti che li circonda, mentre gli incontri con Shmuel si trasformano in un'amicizia dalle conseguenze terribili.
SINOSSI LUNGA
Berlino, anni quaranta. Bruno, otto anni, torna dai giochi con gli amici di scuola per trovare la sua casa in preda a un gran fermento. Il padre, un ufficiale nazista, è appena stato promosso, così la madre sta progettando una festa. Bruno non vede ragioni di celebrare, perché il nuovo incarico del padre è situato fuori Berlino e l'intera famiglia dovrà trasferirsi in campagna, obbligandolo a lasciare la casa e gli amici che adora. Le sue paure di ritrovarsi solo vengono confermate quando la famiglia arriva in questa inquietante e isolata abitazione.
Bruno trova difficile calarsi in questa nuova vita e inizia presto ad annoiarsi. Non ci sono altri ragazzi con cui giocare e la madre gli proibisce di esplorare le zone dietro alla casa. La sorella maggiore Gretel non ha più interesse a comunicare con lui, essendo troppo impegnata a gestire le sue bambole o a parlare con uno degli uomini del padre, il giovane tenente Kotler, affascinante e minaccioso. Bruno è incuriosito dall'esistenza di una strana fattoria che si può vedere dalla finestra della sua stanza, in cui tutti i residenti sembrano indossare un pigiama a strisce. Quando cerca di saperne di più sulla ‘fattoria', gli viene detto che non sono affari suoi e che non deve avvicinarsi. Noi sappiamo quello che Bruno ignora, ossia che la ‘fattoria' è in realtà un campo di sterminio. Anche sua madre non conosce la verità, perché crede che loro stiano vivendo accanto ad un campo di internamento o di lavoro. Infatti, suo marito ha giurato di non rivelare mai i veri scopi del luogo, che è una fabbrica della morte ideata per attuare la ‘Soluzione finale', l'eliminazione sistematica degli ebrei.
Bruno fa amicizia con un addetto alle cucine chiamato Pavel, un uomo pieno di acciacchi e che si muove con difficoltà, indossando un pigiama a strisce sotto il grembiule. Quando Bruno cade da un'altalena in giardino e si taglia il ginocchio mentre la madre non c'è, è Pavel che si prende cura di lui e che si occupa della ferita. Pavel dice a Bruno che un tempo faceva pratica come dottore e sorride quando il ragazzo gli risponde che non doveva essere molto bravo se aveva bisogno di fare pratica.
Dopo settimane in cui gira intorno alla casa, Bruno ad un certo punto sfida l'autorità materna e si dirige di nascosto nel giardino in cerca di avventura. Vagando nei boschi, arriva a un recinto col filo spinato. Dalla parte opposta, un ragazzino col pigiama a strisce sta svuotando dei detriti da una carriola. Eccitato per aver finalmente trovato qualcuno della sua età con cui giocare, Bruno inizia a visitare quotidianamente il suo nuovo amico Shmuel, mantenendo comunque il segreto su questi incontri con i genitori e la sorella.
Nel corso delle settimane successive, Bruno ha sempre maggiori problemi con quello che vede e sente a casa, così come con quello che apprende nella sua vita segreta con Shmuel. Mentre il suo tutore gli racconta che tutti gli ebrei sono malvagi, il suo legame con Shmuel diventa più forte. Inoltre, è testimone del pestaggio brutale di Pavel, l'aiutante alle cucine, per mano dell'irascibile tenente Kotler. Intanto, sua madre ha iniziato ad aprire gli occhi dopo una barzelletta ripugnante fatta dal giovane tenente, che involontariamente rivela la vera causa del fumo proveniente dalle ciminiere del campo. Bruno è anche infastidito dai cambiamenti di sua sorella, che, indottrinata dalle lezioni del loro tutore e dalla sua infatuazione per il tenente Kotler, ha iniziato a riempire le pareti della sua stanza con della propaganda nazista. L'atmosfera familiare peggiora sempre di più e anche a causa delle storie che Shmuel gli racconta, Bruno teme che stia avvenendo qualcosa di inquietante dall'altra parte del recinto. Forse, suo padre non è veramente un uomo buono come lui ha sempre ritenuto.
Un giorno, Bruno rimane stupito di trovare Shmuel che pulisce la cristalleria della casa e gli offre un pezzo di torta, ma i due vengono sorpresi insieme dal tenente Kotler, che accusa Shmuel di aver rubato del cibo. Invece di difendere il suo piccolo amico dal soldato che lo tormenta, Bruno racconta al tenente Kotler di non aver mai visto prima Shmuel. In seguito, pieno di rimorsi, Bruno va ripetutamente al recinto per scusarsi col suo amico, ma il ragazzo col pigiama a strisce non c'è mai. Quando alla fine Shmuel ritorna, il suo volto mostra una brutta ferita per un pugno del tenente Kotler, cosa della quale Bruno si vergogna profondamente. Tuttavia, Shmuel lo perdona e la loro amicizia può riprendere.
Nel frattempo, il rapporto tra i genitori di Bruno è diventato molto teso, tanto che suo padre decide di mandare la famiglia da una zia a Heidelberg. Il trasferimento, che Bruno desiderava ardentemente quando è arrivato, rappresenta ora un brutto colpo, perché significa che verrà separato dal suo nuovo migliore amico.
In uno dei loro ultimi incontri, Bruno apprende che il padre di Shmuel manca da tre giorni. Bruno promette di aiutare l'amico a cercare il genitore, vedendola come un'opportunità di farsi perdonare il suo vergognoso tradimento precedente. Il giorno in cui la famiglia dovrebbe trasferirsi a Heigelberg, Bruno di nascosto si reca ad incontrare Shmuel, armato di una pala e pronto ad imbarcarsi in un'ultima avventura. Ma una volta che è arrivato dall'altra parte, Bruno viene rapidamente catturato da un meccanismo mostruoso, che segna il suo destino assieme all'amico e a un numero infinito di altri innocenti che si trovano all'interno del recinto.
LA PRODUZIONE
INTRODUZIONE
Una presentazione Miramax Films, in associazione con la BBC Films, una produzione Heyday Films, IL BAMBINO CON IL PIGIAMA A RIGHE è stato girato nelle location e negli studi ungheresi in nove settimane nell'estate del 2007. Il film è tratto dal premiato romanzo di John Boyne, grazie all'adattamento e alla regia di Mark Herman, che in passato si era occupato di “Grazie, signora Thatcher”, “Little Voice - è nata una stella” e “Hope Springs”. Il film è stato prodotto dalla Heyday Films di David Heyman, produttore della serie di “Harry Potter” così come di “Io sono leggenda” con protagonista Will Smith e dell'imminente “Yes Man”, interpretato da Jim Carrey per la Warner Bros. Mark Herman è anche produttore esecutivo della pellicola assieme a Christine Langan (“The Queen”). Il film è coprodotto da Rosie Alison della Heyday Films, mentre i servizi di produzioni ungheresi sono stati forniti da Gabor Varadi (“Taxidermia” “8MM 2”) e Peter Miskolczi (“Taxidermia”, “8MM 2”)”.
Il cast comprende Asa Butterfield (“Son of Rambow”, “Ashes to Ashes”) che interpreta Bruno, assieme all'esordiente sul grande schermo Jack Scanlon (Shmuel). I genitori di Bruno sono interpretati da David Thewlis (“Harry Potter e l'ordine della fenice”, “Naked”) e Vera Farmiga (“The Departed – il bene e il male”, “Complicità e sospetti”), mentre sua sorella Gretel ha il volto di Amber Beattie (“Supernatural”, “Walking to Nairobi”). Tra gli altri attori nel film, ricordiamo Richard Johnson (“Jump!”, “Waking the Dead”), Sheila Hancock (“The Russian Bride”, “Tre scapoli e una bimba”), Rupert Friend (“The Libertine”, “Orgoglio e pregiudizio”), David Hayman (“Waking the Dead”, “Where the Truth Lies”), Jim Norton (“Waking the Dead”, “Harry Potter e la camera dei segreti”) e Cara Horgan (“The Libertine”, “Hotel Infinity”) .
La squadra di professionisti dietro le quinte comprende il direttore della fotografia Benoit Delhomme (“Complicità e sospetti”, “La proposta”), lo scenografo Martin Childs (“Miss Potter”, “Shakespeare in Love”), l'ideatrice dei costumi Natalie Ward (“Derailed - Attrazione letale”, “Complicità e sospetti”), il montatore Mike Ellis (“Grazie, signora Thatcher", “Little Voice è nata una stella”), la responsabile del make-up e delle acconciature Marese Langan (“Angel”, “Le crociate”) e il fonico John Casali (“L'ombra del potere - The good shepherd”, “Munich”). Le musiche originali sono state realizzate dal compositore vincitore dell'Oscar James Horner (“Titanic”, “A Beautiful Mind”).
LA GENESI DEL FILM
IL BAMBINO CON IL PIGIAMA A RIGHE è una favola che vuole offrire una prospettiva unica sugli effetti del pregiudizio, dell'odio e della violenza sulle persone innocenti, in particolare i ragazzi, durante il tempo di guerra. Attraverso gli occhi di un fantasioso ragazzo tedesco di otto anni, che viene tenuto all'oscuro della realtà bellica, noi siamo testimoni di un'amicizia proibita che si sviluppa tra Bruno, figlio di un comandante nazista, e Shmuel, un ragazzo ebreo imprigionato in un campo di concentramento. Sebbene i due siano divisi fisicamente da un recinto di filo spinato, le loro vite diventano inesorabilmente collegate.
“E' inutile dire che un lavoro di immaginazione ambientato nel periodo e nei territori in cui è avvenuto l'Olocausto è controverso e qualsiasi sceneggiatore che affronta delle storie di questo tipo deve essere ben consapevole delle sue intenzioni prima di iniziare. Questo è particolarmente importante nel caso di un libro per ragazzi” , sostiene John Boyne, autore del fortunato romanzo Il ragazzo col pigiama a strisce . “Per me, uno scrittore irlandese di 34 anni, l'unico modo rispettoso di affrontare questo argomento era attraverso l'innocenza, grazie ad una favola raccontata dal punto di vista di un bambino decisamente ingenuo, che ovviamente non può comprendere pienamente gli orrori che lo circondano. Credo che questa ingenuità sia molto simile a quella che altre persone della mia generazione possono nutrire per l'oscurità di quel periodo” .
Boyne prosegue dicendo “'cosa succede in questo posto?' Si chiede Bruno. Perché ci sono così tante persone dall'altra parte del recinto? Sono delle domande semplici, ma in forma elementare non sono le stesse che continuiamo a porci ancora adesso? Forse il compito di uno scrittore o di un artista è di continuare a cercare delle risposte, per assicurarci che queste domande continuino ad essere poste, in modo che nessuno dimentichi perché devono essere fatte” .
David Heyman, il produttore che si occupa della serie di “Harry Potter”, era interessato al romanzo IL BAMBINO CON IL PIGIAMA A RIGHE , sebbene sia stato lo sceneggiatore e regista Mark Herman ad aver opzionato il libro. Quando lui e Herman si sono incontrati hanno scoperto di avere delle idee e una sensibilità simili a proposito del progetto, decidendo quindi di lavorare insieme. Entrambi sapevano che un'opera di fiction incentrata sull'Olocausto rappresenta un lavoro controverso, ma i due avvertivano una forte passione nella loro reazione alla storia, che vedevano come un dramma umano affascinante ed accessibile, dotato di un messaggio che rimaneva sempre importante. Loro erano d'accordo con Boyne che ogni tentativo di esplorare il cuore oscuro dell'epoca nazista nel tentativo di illuminare delle nuove generazioni, in modo da non dimenticare o ripetere quello che è accaduto, non è soltanto una buona idea ma è anche necessario.
“Quando ho letto il libro, mi sono subito immaginato un film” , rivela Mark Herman. “Ma sapevo anche che sarebbe stato molto difficile realizzarlo, a causa della natura estremamente delicata del soggetto” .
“Uno dei personaggi di Graham Greene sostiene che l'odio è il fallimento dell'immaginazione” , sostiene David Heyman. “Io ci credo fermamente, così come ritengo che l'enormità dell'Olocausto, le dimensione di questa barbarie, il numero dei morti e dei rifugiati, oltre che, a livello esponenziale, delle vite distrutte, lo renda impossibile da concepire, perché le cifre ti lasciano esterrefatto. Se si tenta di presentare ad un bambino questo periodo non troppo distante nel tempo, queste cifre lo spaventano. Penso che John Boyne abbia trovato un modo decisamente emozionante ed efficace di approcciare questo tema, concentrando la sua storia su due ragazzi e una famiglia” .
Heyman prosegue dicendo di “essere attirato dalle storie umane e questo è soprattutto un racconto umano. Anche se si tratta di una storia sull'Olocausto, ambientata nella Germania del 1940, per me non ha tempo. Con tutti i conflitti che ci sono attualmente, in Ruanda, Somalia, Palestina, Israele, nel Darfur o in Zimbabwe, questa storia mi sembra attuale ancora oggi, così come in qualsiasi periodo storico. Mi parla direttamente e ha toccato migliaia di lettori nel mondo. I ragazzi hanno le potenzialità e le capacità di superare le differenze culturali e di identità, mentre le persone possono andare d'accordo se non vengono incoraggiate a odiare, anche se i governi, le istituzioni e i mass media possono (e in effetti lo fanno) coltivare il conflitto e la sfiducia. Sono delle idee senza tempo con una rilevanza universale e quindi credo che questa storia le renda accessibili a tutti” .
“Il premio Nobel Elie Wiesel sostiene che se non c'eri, non ne dovresti parlare” , dice l'autore John Boyne. “In un certo senso, io sono d'accordo, ma allo stesso tempo, ci viene detto di non dimenticare mai. Quindi, sono convinto che, mentre passano i decenni, gli artisti hanno il compito di trovare nuovi modi di raccontare questa storia e di ricordare al mondo i morti. Se si affronta il soggetto senza volerlo sfruttare, cercando di non banalizzarlo, ma di raccontare la storia in un modo diverso per trovare un nuovo pubblico, allora hai raggiunto il tuo obiettivo. Io dico sempre ai ragazzi che hanno letto il mio libro ‘se vi ha emozionato, se la storia di questi due ragazzi è interessante per voi, ecco una lista di titoli che dovreste leggere'. Sono stati scritti da persone come Wiesel, Primo Levi e Anne Frank, scrittori che hanno vissuto l'Olocausto e hanno una forte autorità morale. Spero che gli artisti di oggi possano fare proprio questo: interessare i ragazzi e portarli a conoscere dei libri che dovrebbero leggere” .
Ogni membro della squadra di produzione dietro a IL BAMBINO CON IL PIGIAMA A RIGHE sapeva bene che loro stavano girando un'opera di fiction e non un documentario. Tuttavia, considerando che la vicenda dipende dalla Storia reale, è stata posta una grande cura per mantenersi fedeli al contesto.
“Noi eravamo molto attenti al realismo” , sostiene Mark Herman. “Quando abbiamo svolto delle ricerche sull'adattamento, ho appreso che i comandanti del campo erano vincolati al segreto, con la minaccia di una morte sicura in caso di tradimento, in modo da mantenere la massima riservatezza sulle loro attività. Era proibito dire a chiunque altro, comprese le loro famiglie, in cosa consisteva esattamente il lavoro. Questo mi ha aiutato molto quando stavo scrivendo la sceneggiatura, soprattutto per spiegare le ragioni che portano il comandante a non rivelare alla moglie il programma di sterminio, tanto che lei ritiene che sia un campo di lavoro, per poi scoprire la verità soltanto accidentalmente. Il pubblico contemporaneo ha il beneficio di una prospettiva storica completa e ritiene ovvie certe cose. Lo spettatore odierno penserà che la moglie deve per forza sapere, considerando che vive accanto a un campo di concentramento. Ma alcune di loro non conoscevano la realtà. La moglie del comandante di Auschwitz, per esempio, ha vissuto praticamente in cima al campo senza sapere cosa avveniva per due anni. Il fascino della storia è che questi due ragazzi, da parti opposte del recinto, non sanno veramente cosa sta succedendo” .
“Mark ha intensificato il dramma della famiglia e inserito questo punto di vista adulto della madre, che piano piano scopre cosa sta avvenendo al campo, un aspetto poco sviluppato nel libro” , sostiene il coproduttore Rosie Alison della Heyday Films che ha coordinato le ricerche storiche per il film. “Inoltre, ha anche aggiunto un filmato di propaganda nazista che è emerso dalle nostre ricerche, un disgustoso cortometraggio di 14 minuti che mostra la vita nei campi, con delle attività ricreative, dei pasti conviviali e dei volti sorridenti. Mark ha deciso di girarne una nuova versione per la nostra pellicola, in modo che Bruno ne veda alcuni frammenti e pensi di sapere com'è il campo grazie a questo materiale, tanto da pensare che la situazione sia piacevole. Questo fatto gli permette di ritrovare la fiducia in suo padre, anche se solo per un breve periodo” .
La Alison prosegue sostenendo che “questa vicenda si basa sulla realtà storica e noi siamo stati attenti a trattare tutto con il dovuto rispetto” , rivela la produttrice. “E' un dramma molto particolare, in cui ogni cosa è vista dall'altra parte del recinto, almeno fino alla conclusione, quando la realtà del campo ci viene mostrata nelle scene conclusive. L'aspetto più controverso della storia, in cui forse ci prendiamo la maggiore licenza poetica, è la presenza di Shmuel nel campo di concentramento. Probabilmente, è l'aspetto in cui la fiction e la realtà si distanziano maggiormente nel nostro film, perché il fatto inimmaginabile e orribile è che la maggior parte dei bambini che arrivavano nei campi venivano immediatamente mandati a morire. Tuttavia, nel 1944, in particolare ad Auschwitz, c'erano ancora dei bambini sopravvissuti, così come dei casi singoli di ragazzi ancora vivi, per degli esperimenti medici o per dei compiti particolari (come la situazione documentata di due ragazzi tenuti a Treblinka per nutrire le anatre nello stagno). Ci sono delle celebri fotografie di sopravvissuti bambini alla liberazione dei campi, ma in realtà loro di solito venivano portati direttamente dai mezzi di trasporto alle camere a gas, quindi la storia di Shmuel richiede una certa sospensione dell'incredulità” .
“La storia tende a ripetersi e penso che sia importante che queste vicende vengano raccontate, in qualsiasi forma e da chiunque, fin quando i contenuti emotivi siano reali e fedeli” , sostiene il produttore David Heyman. “Questa è la storia di una famiglia comune, delle persone normali che, attraverso l'ignoranza, l'innocenza o un'obbedienza cieca all'autorità in qualsiasi cosa venisse richiesto loro, incarnano decisamente quello che Hannah Arendt definiva la ‘banalità del male'. Spero che i giovani e altri membri del pubblico saranno emozionati da IL BAMBINO CON IL PIGIAMA A RIGHE e usciranno dalle sale con una comprensione maggiore dei costi personali di queste tragedie e avendo stretto un forte legame con i partecipanti, sia le vittime che i carnefici” .
“Il film è stato realizzato in maniera onesta, appassionata e convinta da persone che hanno un grande rispetto e ammirazione sia per i sopravvissuti, che per quelli che non ce l'hanno fatta. Ritengo che sia molto importante mantenere viva la storia in modo da non ripeterla, quindi credo che sia importante tutto quello che facciamo con questo obiettivo e ogni passo che compiamo per far sì che anche una sola persona veda il mondo con occhi differenti” .
CAST E PERSONAGGI
“Abbiamo visionato centinaia di giovani attori per il ruolo di Bruno, il figlio del comandante del campo” , sostiene il regista Mark Herman. “La cassetta con il provino di Asa Butterfield è stata la prima che ho ricevuto e la terza che ho visto. Pensavo che fosse fantastico, ma noi abbiamo continuato a cercare, perché volevamo assicurarci di non aver lasciato nulla di intentato. Alla fine, siamo tornati da lui, perché la cosa fondamentale era trovare un ragazzo che potesse reggere l'impatto del grande schermo e Asa ne è capace. Lui ha il giusto mix di innocenza e curiosità per il ruolo, così come degli occhi affascinanti e penetranti” .
“Mark mi ha aiutato molto dicendomi quando fare cosa” , rivela l'attore di dieci anni Asa Butterfield. “L'unico aspetto che non mi piace della realizzazione di un film è il fatto di ripetere continuamente le scene, ma credo che le riprese servano proprio per questo!” , Prima di ottenere la parte, Asa conosceva qualcosa del contesto storico della vicenda. “Alcuni fatti li sapevo già” , rivela l'attore. “Ma non ero consapevole che fosse chiamato Olocausto. Ho quasi pianto quando ho letto la sceneggiatura” .
Per il ruolo di Shmuel, il ragazzo ebreo che si trova dall'altra parte del recinto, Herman rivela di “aver visto Jack Scanlon nella parte conclusiva di un processo che ci ha portato a visionare centinaia di ragazzi. Jack può suscitare delle emozioni senza risultare sentimentale e ha una dignità naturale insita in lui. Ma dovevo vedere se aveva la giusta sintonia con il nostro Bruno prima di scegliere un attore per interpretare Shmuel. Avendo ristretto la rosa dei papabili a tre ragazzi, abbia provato diverse accoppiate con Asa. E assieme a Jack, loro funzionavano veramente bene” .
Jack Scanlon, che ha otto anni, esordisce al cinema nel ruolo di Shmuel. Lui racconta così il resoconto di quel periodo, con una conclusione che dimostra che ha capito bene l'ingiustizia che hanno dovuto subire le vittime. “I tedeschi hanno perso malamente la prima guerra mondiale con gli inglesi. Così Hitler si è vendicato prendendo tutti gli ebrei, così come le persone che erano contro di lui, tra cui anche i suoi connazionali, mettendoli in dei ‘ghetti' e poi trasferendoli nei campi. Bruno ritiene che questo sia dovuto al fatto che gli ebrei siano i lavoratori migliori. Nella realtà, Hitler lo fa come una sorta di punizione. Ma non lo è, perché cosa hanno fatto di male queste persone?” .
Per il ruolo della sorella di Bruno, Gretel, Herman ha scelto la giovane attrice Amber Beattie. “Lei è stata incredibile nei provini” , ricorda Herman. “E, come avvenuto con Asa, Amber è diventato il punto di riferimento con cui si dovevano misurare le altre potenziali Gretel. Nessuna è arrivata al suo livello, perché lei era decisamente la migliore di tutto il gruppo. Amber è molto diretta e, nei panni di Gretel, sebbene lei disprezzi Bruno e sia sedotta dalla gioventù hitleriana, col passare del tempo riesce a riconquistare la nostra simpatia” .
La giovane Amber Beattie fa parte del pubblico a cui si rivolge IL BAMBINO CON IL PIGIAMA A RIGHE . Lei ha pianto leggendo il libro e vedendo il film per la prima volta, traendo un messaggio semplice ma essenziale dalla storia. “Ritengo che la lezione nel film sia quella di non giudicare gli altri e di trattare tutti come nostri uguali. Il fatto è che tutti sono come noi” .
Il produttore David Heyman è rimasto impressionato dal rapporto di Mark Herman con il suo cast e in particolare ha apprezzato le sue abilità nel comunicare con i suoi membri più giovani. “Sarebbe stato veramente semplice sfruttarli o risultare accondiscendenti” , rivela Heyman , “ma Mark non l'ha fatto. Lui considerava i ragazzi come delle persone mature, dotate di pensieri e idee, così li ha trattati con il rispetto che meritavano e che era necessario, mentre loro hanno risposto adeguatamente. Penso che abbiano capito che stavano facendo qualcosa di serio e drammatico, che richiedeva un grande sforzo e attenzione, mentre allo stesso tempo aveva un grosso valore. Il risultato è che hanno trattato il lavoro con lo stesso rispetto che Mark dimostrava loro. Mark Herman è un regista decisamente sensibile, con una profonda empatia per i personaggi che scrive e gli attori che dirige” .
L'attrice americana Vera Farmiga interpreta Elsa, madre di Bruno e moglie del comandante. Il regista Mark Herman era entusiasta di sfruttare le qualità camaleontiche che avevano portato questa attrice all'attenzione di registi come Martin Scorsese e Anthony Minghella. “Quello che mi attirava in Vera era la sua immersione assoluta in ogni ruolo che interpreta. E' veramente differente, quasi irriconoscibile, in ogni film in cui l'ho vista. Lei arrivava ogni mattina sul nostro set come una donna degli anni quaranta e noi non vedevamo più Vera Farmiga. Ha un aspetto decisamente europeo ed è un'attrice magnifica, che cattura l'ambiguità morale e fornisce un'umanità e una simpatia particolare al ruolo della moglie del comandante, che apprende lentamente dell'esistenza delle camere a gas. Ritengo che Vera e David abbiano innalzato il film a un livello diverso e che non mi aspettavo” .
Vera Farmiga ha svolte delle ricerche estese e la sua interpretazione di Elsa è un misto di tutti i diari e dei resoconti che ha letto. “E' una sorta di unione di tutte le donne del Terzo Reich, da Paula Hitler a Emmy Goering, da Magda Goebbels a Eva Braun fino ad arrivare a Leni Riefenstahl, veramente ognuna di loro. Ho anche passato molto tempo cercando di capire la propaganda della maternità, le difficoltà che le donne avevano per essere madri e qual era la loro posizione in quell'epoca” .
“In un certo senso, Elsa è il guardiano del recinto e la sua missione è quella di nasconderne l'esistenza e le bugie che si celano al suo interno, così quando Bruno lo scopre, il suo obiettivo è di dissuaderlo dall'esplorarlo” , rivela la Farmiga. “C'è un dialogo nel romanzo che, a mio avviso, è fondamentale nel personaggio di Elsa. Poco dopo essere arrivati alla casa vicino al campo, Bruno dice ‘penso che sia una cattiva idea'. E sua madre risponde ‘ non abbiamo il lusso di pensare'” .
La Farmiga prosegue, dicendo che “Elsa non pensa, né a se stessa né a livello più profondo. Lei sceglie di rimanere nell'oscurità, preoccupandosi soltanto della sicurezza della sua famiglia e della sua posizione nella società, mentre tutto il resto non la riguarda. E' una sorta di complice e di assistente per gli ideali, i desideri, la moralità e l'ambizione del marito. Ma quando inizia ad aprire gli occhi verso quello che accade e incomincia a pensare con la sua testa, c'è un graduale calo della tenerezza, della fiducia e del rispetto che prova nei confronti del marito. Alla fine, si ribella e dice di no, condannando quello che accade. Lei cerca anche di far capire al marito il male di cui è responsabile. Ma è troppo tardi, perché alla fine, a mio avviso, questo rifiuto consapevole di non voler vedere cosa avviene vicino a lei e oltre il recinto costa una vita. In un certo senso, è lei che decide il destino del suo bambino, perché quando inizia ad interessarsi è troppo tardi. Ha dei presentimenti e sa che le persone vengono trattate in maniera orribile, ma lei non guarda e non vuole vedere nulla, perché se lo facesse questo coinvolgerebbe sia il marito che se stessa” .
La Farmiga è convinta che il film impegnerà e metterà alla prova il pubblico contemporaneo da molti punti di vista. “Il personaggio di Elsa, con la sua iniziale indifferenza, apatia e ignoranza è fondamentale per porre la questione di come sia stato possibile che tante persone siano state uccise sotto gli occhi del mondo senza che nessuno lo sapesse. Accade in tutto il mondo e potrebbe avvenire tranquillamente anche in Iraq, Afghanistan, Kosovo o nel Darfur. L'odio razziale esiste ancora adesso” .
David Thewlis interpreta il padre di Bruno, il comandante del campo. “Io sono sempre stato un grande fan di David” , sostiene Herman. “Il suo è uno dei ruoli più complessi del film, perché nella prima parte deve apparire come un padre umano e adorabile. Tuttavia, gli spettatori sanno bene chi è realmente. E' un compito veramente difficile per un attore interpretare un personaggio dalla vita familiare normale. David è fantastico quando mostra il suo aspetto tenero. Ti pone dei dubbi sul lato oscuro e nascosto di chiunque sembri così premuroso verso la famiglia come lui” .
“Penso che la differenza in questa sceneggiatura è che vediamo la storia da un punto di vista tedesco, attraverso gli occhi di un ragazzo. All'inizio, sembra che il ruolo che interpreto, quello di un padre amorevole (anche se è evidente fin da subito quello che fa realmente), possa esprimere una certa simpatia” , rivela David Thewlis. “La sfida era quella di non interpretare un nazista stereotipato e bidimensionale. Nella mia ricerca, ho appreso che il personaggio è decisamente basato sulla realtà. Non diciamo di quale campo si tratta, anche se ovviamente non è Auschwitz, perché altrimenti io interpreterei Rudolf Hess, che aveva cinque bambini e li ha cresciuti nel bel mezzo di Auschwitz, da dove potevano vedere i forni crematori. E non si tratta neanche di Joseph Goebbels, i cui sei figli sono stati portati giù nel bunker alla fine della guerra e sono stati avvelenati da Goebbels stesso e da sua moglie, che poi si sono uccisi a loro volta. Non è una folle pensare che questa storia sarebbe potuta accadere veramente. E' un'opera di fiction, ma è basata su situazioni concrete. Noi abbiamo aumentato la distanza tra la casa del nostro film e il campo, ma nella realtà erano separati solo da pochi metri” .
Thewlis prosegue, sostenendo di “non aver mai svolto ricerche così approfondite per un film come è avvenuto in questo caso, visto che mi sentivo in obbligo di farlo. Normalmente, prendo qualcuno dalla mia vita personale, che magari ho conosciuto a un certo punto e penso che il personaggio sia come lui. Come posso allora inserire queste caratteristiche? Anche se non ho mai incontrato nessuno che assomiglia al personaggio che interpreto in questo caso, perché è decisamente impossibile capire come una persona possa essere un padre adorabile (cosa di cui sono sicuro) e allo stesso tempo salutare i suoi figli a colazione, andare letteralmente alla porta accanto e passare la giornata in mezzo a queste atrocità terribili. Come si può capire una cosa del genere?” .
Come ha fatto Vera Farmiga, anche Thewlis ha letto molti documenti personali scritti dagli artefici e dagli esecutori della Soluzione finale per prepararsi al ruolo di comandante del campo. “Mi hanno fornito una lettera che Rudolf Hess ha scritto ai figli poco prima della sua esecuzione. Stava a casa sul tavolo della cucina e alcuni vicini sono venuti a farmi visita. Io non avevo detto loro a cosa stavo lavorando, così hanno visto la lettera e hanno iniziata a leggerla. Quando hanno terminato, si sono girati verso di me e mi hanno detto che quest'uomo aveva scritto ai suoi figli una lettera magnifica e toccante! Poi, mi hanno chiesto chi fosse, perché stava morendo e se era malato. Al che, io ho risposto che era decisamente MOLTO malato! Ma la lettera è chiaramente opera di un uomo che provava un intenso amore per i suoi figli. E' molto ben scritta, decisamente commovente e quasi poetica. Cercare di capire un essere umano sensibile è semplice, ma uno capace di queste azioni! In nessun modo posso giustificarlo o perdonarlo, ovviamente. Ma il mio compito era, in qualche modo, trovare l'umanità che è nascosta in lui e non vedere tutte queste persone in maniera stereotipata e come dei mostri. Sono degli esseri umani. E oggi ci sono delle persone che sono esattamente come loro” .
“Per me, IL BAMBINO CON IL PIGIAMA A RIGHE è interessante per molti aspetti” , sostiene Thewlis. “C'è il mio ruolo che è decisamente chiaro, poi quello di mia moglie che accetta l'idea di un campo di prigionia, ma lentamente inizia a capire che io sono coinvolto in un genocidio, così vediamo l'effetto che ha questa rivelazione sul nostro matrimonio. C'è mia figlia, Gretel, sedotta dalla retorica, dalla politica e dalla Patria. Il suo legame con il giovane soldato rappresenta quasi una seduzione ideologica. Mio padre supporta completamente il Reich, mentre mia madre si oppone fermamente a tutti quello che è legato al fascismo ed esprime chiaramente i suoi sentimenti. Quindi, all'interno di un'unica famiglia, abbiamo cinque o sei punti di vista diversi che si evolvono nel corso del film. E poi, ovviamente, c'è Bruno, i cui punti di vista variano diverse volte nel corso della storia fino alla sua conclusione. Vedere la pellicola come una favola significa osservare la disintegrazione della famiglia e la speranza è che questo rappresenti la punizione per i peccati del padre” .
Per il ruolo del tenente Kotler, Mark Herman ha scelto il giovane attore britannico Rupert Friend. “E' uno di quegli interpreti che può andare in diverse direzioni” , rivela il regista. “Può risultare molto gentile o molto cattivo, come è il caso di questo ruolo. Lui svolge un lavoro fantastico e potente, in cui è decisamente inquietante e pericolosamente seducente. Noi capiamo perché una ragazza dell'età di Gretel possa risultare attratta da lui e da quello che rappresenta. Allo stesso tempo, Rupert riesce a mostrare l'estrema vulnerabilità del tenente Kotler nel corso dell'interrogatori del padre intorno al tavolo” .
Il tenente Kotler è il catalizzatore della storia d'amore di Gretel con l'ideologia nazista (descritta in maniera notevole da Sir Hugh Trevor-Roper come un “vasto sistema di follie nordiche e bestiali” ), così come della distruzione del matrimonio del comandante del campo. Friend descrive il suo personaggio come un membro del ‘circolo interno' della famiglia. “E' Kotler che si lascia sfuggire con la madre che stanno bruciando i corpi degli ebrei” , rivela l'attore. “Così, il padre incolpa Kotler per la disintegrazione della sua famiglia, che un tempo era felice. Ovviamente, il padre si occupa di supervisionare le atrocità, ma lui dà la colpa a Kotler perché sua moglie non ne sapeva nulla prima che il tenente si lasciasse scappare la verità. E' la fine della carriera di Kotler, perché il padre lo invia al fronte, in sostanza condannandolo a morte” .
Assieme ai suoi colleghi del cast, Friend ha svolto molte ricerche per il ruolo, grazie allo studio dei racconti di testimoni diretti e altri documenti che fornivano un'idea di come funzionava la mente di questi torturatori. “E' un argomento molto delicato e per questa ragione doveva essere affrontato con grande sensibilità da tutte le parti in causa” , sostiene l'attore. “La mia sfida principale è stata trovare un modo di comprendere la mentalità del Partito nazista, di capire perché qualcuno ha accettato l'ordine di partecipare a un genocidio, ciecamente e senza porsi delle domande. Tra le tante cose, ho letto la biografia del comandante di Auschwitz, Rudolf Hess, e delle magnifiche memorie di una ragazza che viveva sulla montagna di Hitler. Ho anche indagato sulla psicologia di guerra e sul modo in cui i soldati affrontano l'atto di uccidere. La cosa terrificante per quanto riguarda le persone che hanno commesso questi crimini è che si tratta di esseri umani, degli uomini reali che pensano e respirano. Non erano malati di mente. Forse non avevano lo stesso senso morale che abbiamo noi ora, ma non erano altro che uomini. Penso che sia importante vederli in questo modo, senza simpatia, ma fornendo loro un'umanità che ci permetta di ricordare che stiamo sempre molto vicini a compiere atrocità come queste” .
Come John Boyne, l'autore del romanzo, anche l'attore David Hayman, che interpreta Pavel, il prigioniero gentile e l'aiutante in cucina, ha visitato il campo di Auschwitz. “Sono andato in tournée in Polonia con una compagnia teatrale molti anni fa e quindi mi sono anche recato ad Auschwitz” , rivela l'attore. “Questa esperienza ha avuto un effetto fortissimo su di me. Si dice che gli uccelli non cantino e che i fiori non crescano ad Auschwitz. E' vero, non è uno stereotipo. Esci fuori da lì e hai l'impressione che qualcosa ti abbia catturato. Hai il desiderio di fare tutto il possibile per liberarti dell'orrore che provi. Ritengo che ogni ragazzo in età scolastica dovrebbe essere portato ad Auschwitz e che gli si debba dire ‘questa è la brutalità degli uomini nei confronti dei loro simili'. E' quello che siamo capaci di fare e non deve essere permesso che si ripeta. Purtroppo, accade ancora. Sta accadendo” .
L'ASPETTO DEL FILM E LE LOCATION PER LE RIPRESE
L'intera squadra di creatori dietro le quinte, compresi il direttore della fotografia Benoit Delhomme, lo scenografo Martin Childs e l'ideatrice dei costumi Natalie Ward erano impegnati per esprimere realismo, rispetto e attenzione ai dettagli, in modo da cogliere uno dei periodi più oscuri della Storia.
L'impatto emotivo delle riprese, in particolare per la troupe ungherese, non poteva essere sottovalutato. “La troupe era sempre consapevole che l'Ungheria aveva supportato la Germania in entrambe le guerre e capiva bene questa vicenda ambientata negli anni quaranta” , sostiene il produttore David Heyman. “Hanno vissuto in dei regimi autoritari e penso che siano molto sensibili agli echi contemporanei di quell'epoca. Ho sempre avvertito chiaramente la passione che la nostra troupe nutriva per questo lavoro” .
Il direttore della fotografia Benoit Delhomme ha letto il libro tutto d'un fiato ed era entusiasta di poter portare in vita la storia. “Non è un film con delle immagini piacevoli” , sostiene David Heyman, “e Benoit ha mostrato brillantemente i momenti di disagio, lo sconforto assieme alla bellezza. Talvolta l'inquadratura è un po' confusa, magari con la testa sfocata di un personaggio in primo piano. Non è tutto nitido, ma, allo stesso tempo, è girato in maniera appropriata e chiara” .
“Quando ho iniziato a lavorare in questo film” , sostiene lo scenografo Martin Childs, “Budapest era già stata scelta e io ho compiuto il mio primo viaggio lì per vedere che tipo di location fossero disponibili. E' stata una visita decisamente rassicurante. Sapevo che avevamo molto lavoro da svolgere per realizzare tutto nella maniera migliore, ma la città forniva già un senso innato di correttezza mitteleuropea. Nella sceneggiatura, i set sembravano essersi ideati da soli, la storia aveva dei territori molto chiari da sfruttare, con dei luoghi in contrasto tra loro, cosa che ha fatto emergere facilmente l'architettura, così come i rapporti tra tutti gli spazi e il modo in cui erano collegati tra loro” .
“Per esempio, le scene di apertura del film sono un montaggio di Bruno e dei suoi amici che corrono attraverso le strade facendo finta di essere dei Messerschmitts. Loro sono sedotti dal ‘fascino' della guerra e stanno tornando a casa da scuola. Volevo che il loro percorso passasse per quartieri molto diversi, dalle zone più ricche di Berlino a luoghi che le loro madri non approverebbero. Noi non volevamo un montaggio dei posti storici, ma diversi strati sociali inseriti nella sequenza d'apertura del film” .
“All'inizio, sapevo di dover costruire la casa del campo” , rivela Childs. “L'idea era di trovare qualcosa che funzionasse, ma alla fine l'abbiamo costruita da zero vicino a una foresta, quello di cui aveva bisogno la storia. Lo stesso campo di concentramento doveva essere frutto di attente ricerche perché ce n'erano tanti diversi, anche se tutti con le stesse finalità. Noi siamo stati molto attenti nei nostri progetti per il recinto in cui si incontrano Bruno e Shmuel, con lo sfondo marrone e grigio dietro a Shmuel e la brillante foresta verde alle spalle di Bruno. Considerando che la storia veniva raccontata attraverso il punto di vista di Bruno, ho passato molto tempo al suo livello, piegandomi sulle ginocchia per immaginare i set” .
“Tutto doveva sembrare realistico ed autentico, in modo che gli spettatori credano che sia saldamente ancorato a questo mondo” , sostiene l'ideatrice dei costumi Natalie Ward. “Non è nulla che richieda grandi sforzi di fantasia, perché volevamo che il pubblico potesse riconoscere immediatamente queste persone. Questo periodo è stato mostrato spesso al cinema, ma anche se pensi di sapere qual è il suo aspetto, vuoi che appaia assolutamente corretto. Una volta che ti concentri sui dettagli, capisci che non ne sapevi quanto pensavi. Di conseguenza, ho posto migliaia di domande e ho svolto tante ricerche” .
Per quanto riguarda i set per le scene finali del film, lo scenografo Martin Childs sapeva che richiedevano un forte livello di realismo. “Per il set della stanza prima della camera a gas e per la stessa camera a gas, ho svolto tante ricerche, alcune molto spiacevoli” , rivela lo scenografo. “C'è una celebre foto della camera a gas di Auschwitz che aveva un'incredibile somiglianza superficiale con un seminterrato che si trovava nello studio dove giravamo alcune scene. Siamo riusciti a modificarlo e, per fortuna, non abbiamo dovuto costruire una camera a gas da zero” .
“Sono state scritte molte cose e ci sono tante prove documentate raccolte dagli archivisti e dai gruppi ebraici che cercano di collocare l'Olocausto in un contesto più ampio. Come argomento e periodo storico, esistono tanti materiali di riferimento accurati” , sostiene il supervisione art director Rod McLean. “Il documentario di Alain Resnais del 1955, ‘Notte e nebbia', rappresentava qualcosa di decisamente forte. Nulla ti prepara a cose del genere. Quindi, anche se c'è molto materiale disponibile, le immagini e le descrizioni non hanno perso il loro potere scioccante. Ho avuto bisogno di qualche giorno per ritrovare il mio equilibrio” .
Budapest, la capitale ungherese, è stata scelta come location per il film soprattutto perché la struttura della città e le periferie circostanti erano perfette per le esigenze visive e cinematografiche della storia e della produzione. Gi incentivi alle riprese e la disponibilità di troupe locali di altissimo livello, oltre allo spazio presente negli studios, hanno tolto ogni dubbio. Quello che i realizzatori non avevano previsto sono state le reazioni viscerali di molti membri del cast e della troupe per girare questa particolare storia in una nazione in cui le atrocità descritte e i riferimenti del film sono accaduti realmente, quando il caos della seconda guerra mondiale ha sconvolto la nazione e la popolazione in maniera orribile.
Situata su entrambi i lati del Danubio, Budapest mette assieme le colline di Buda e i viali di Pest. Sebbene circa 30.000 edifici siano stati distrutti durante la seconda guerra mondiale e in seguito nella rivoluzione del 1956, il passato continua a vivere nei dettagli architettonici delle strutture che rimangono ancora in piedi. La città è servita come location per tante produzioni internazionali e per rappresentare Londra, Parigi, Berlino ovest ed est, fino addirittura a Buenos Aires.
Dopo un ricerca intensa, è stato il regista Mark Herman, che tornava da una ricognizione, a trovare la location per gli esterni della casa di Berlino in una strada affollata nel distretto di Zugló. Gli interni della casa sono stati realizzati nel restaurato castello di Sacelláry, situato nel dodicesimo distretto di Budapest, a Budafok.
Un complesso di appartamenti, che rappresentano una sorta di città all'interno della città, sono stati utilizzati per il rastrellamento dei residenti ebrei nel montaggio di apertura. Gli scolari, che fanno finta di essere piloti di bombardieri, volano passando in una piazza elegante che si trova dietro il Kempinski Hotel e nella zona adiacente al Teatro dell'Opera.
Avendo svolto delle ricerche nelle zone vicine, vedendo un po' di tutto, dalle residenze di caccia alle stazioni ferroviarie, il regista Mark Herman e lo scenografo Martin Childs hanno deciso di costruire gli esterni della casa del comandante del campo sui terreni dell'orfanotrofio di Fót, conosciuto come la “Città dei bambini”. Le foreste della Città dei bambini sono state usate per mostrare Bruno che passava attraverso il recinto per incontrare Shmuel.
Le baracche del campo di concentramento in cui sono state girate delle scene, sono state originariamente costruite come set per la pellicola di John Houston “Fuga per la vittoria”. In seguito, sono state modificate diverse volte per soddisfare le esigenze di diverse produzioni ungheresi e internazionali.
I set per le stanze dei ragazzi sono stati costruiti nei rinnovati Lloyd Studio. Le ultime settimane di riprese si sono svolte nei teatri di posa dei Róna Street Studio della Mafilm.
IL CAST
ASA BUTTERFIELD (BRUNO) è nato il primo aprile del 1997 a Islington, Londra. Ha frequentato una scuola di recitazione locale, chiamata Young Actors Theatre, una volta a settimana. Butterfield è anche un brillante musicista e suona bene il pianoforte, mentre non se la cava allo stesso livello con la chitarra. Ama cantare e ha registrato un pezzo nel 2003 che ha mandato al programma Rock School di XFM, aggiudicandosi così una chitarra Fender, mentre il suo brano è stato trasmesso in radio. Ha due gatti e un fratello maggiore, Morgan, con il quale è impegnato in tanti giochi, tra cui quelli in cui loro si azzuffano. Durante la lunga pausa estiva, le sue vacanze preferite sono quelle che passa con i cugini e il fratello, nelle quali può stare tutto il giorno a nuotare. Prima de IL BAMBINO CON IL PIGIAMA A RIGHE , Butterfield ha ricoperto dei piccoli ruoli nei film “Son of Rambow” e “After Thomas”. Un giovanissimo Butterfield appare sulla copertina di “Better than Working”, l'autobiografia di Patrick Skene Catling.
JACK SCANLON (SHMUEL) è nato il sei agosto 1998 a Canterbury. E' il maggiore di due fratelli e vive nella città costiera di Deal, nel Kent. Scanlon frequenta la Warden House Primary School, in cui la sua materia preferita sono i giochi. Un grande sostenitore dell'Aldershot Town FC, che è impegnata nella Conference League, Scanlon ama guardare le partite. E' uno scout e vorrebbe diventare attore quando sarà più grande. Scanlon è sempre stato interessato alla recitazione e al canto, oltre a far parte del gruppo dei ‘Talented Singers' nella sua scuola. Ha frequentato la Bigfoot Drama Academy, la Deal on Saturdays e ha appena terminato un cortometraggio con gli studenti di cinema della Christchurch University di Canterbury. IL BAMBINO CON IL PIGIAMA A RIGHE è il suo primo film.
AMBER BEATTIE (GRETEL) è nata a Londra ed è la sorella di mezzo nella sua famiglia. Ha frequentato il Stoke Newington Arts and Media College facendo parte del consiglio scolastico e l'anno scorso si è aggiudicata il ‘Jack Petchey' Award per il suo impegno in un progetto del consiglio scolastico con la comunità. E' decisamente una sportiva, considerando che nuota nel club locale, mentre è un membro della squadra di corsa cross-country della scuola, che recentemente è arrivata prima in una competizione. Ama molto arrampicarsi, spesso arrivando in cima ad alberi molto alti prima che i suoi genitori capiscano dove si trova! Inoltre, ama cavalcare il suo pony. Recitazione e inglese sono le materie preferite della Beattie, che si è aggiudicata diversi riconoscimenti scolastici nel campo della scrittura creativa. Suona il flauto nell'orchestra della scuola e canta nel coro.
Il primo impegno professionale della Beattie è stato nei panni di Tiddlypeep in “The Hoobs”, una produzione di Jim Henson per Channel 4. In seguito, ha preso parte ad una pubblicità della Weetabix, recitato in un cortometraggio della Film and Television school di Beaconsfield e ha rivestito un ruolo importante nella recente miniserie della BBC “Empathy".
DAVID THEWLIS (IL PADRE) è senza dubbio uno dei più versatili attori britannici. Si è fatto notare dal pubblico e dalla critica grazie alla sua potente interpretazione nella pellicola di Mike Leigh “Naked – nudo“ (Naked). Tra i suoi lavori più recenti, ricordiamo “Veronika Decides to Die” di Emily Young, il ruolo del Professor Lupin che ha ripreso in “Harry Potter e il principe mezzosangue“ (Harry Potter and the Half Blood Prince) e “Harry Potter e l'ordine della Fenice“ (Harry Potter and the Order of the Phoenix) di David Yates, “The Inner Life of Martin Frost“ di Paul Auster, “The Omen“ di John Moore, “All the Invisible Children“ di Jordan Scott, “The New World - Il nuovo mondo“ (The New World) di Terrence Malick, “Le crociate“ (The Kingdom of Heaven) di Ridley Scott, “Harry Potter e il prigioniero di Azkaban“ (Harry Potter and the Prisoner of Azkaban) di Alfonso Cuaron, “Timeline” di Richard Donner, “Gangster No. 1“ di Paul McGuigan, “Che fine ha fatto Harold Smith? “ (Whatever Happened to Harold Smith?) di Peter Hewitt, “L'assedio“ di Bernardo Bertolucci, “Il grande Lebowski“ (The Big Lebowski) dei fratelli Coen, “Sette anni in Tibet” (Seven Years in Tibet) di Jean Jaques Annaud e “L'isola perduta“ (The Island of Dr Moreau) di John Frankenheimer. Inoltre, ha lavorato a “Poeti dall'inferno“ (Total Eclipse) di Agnieszka Holland, “Dragonheart“ di Rob Cohen, “Restoration - Il peccato e il castigo“ (Restoration) di Mike Hoffman, “Black Beauty“ di Caroline Thompson, “The Trial“ di David Jones, “Resurrected“ di Paul Greengrass, “Vroom“ di Beeban Kidron, “Divorcing Jack“ di David Caffrey e i due film di Mike Leigh “Short and Curlies“ e “Dolce è la vita“ (Life is Sweet).
In televisione, è stato molto impegnato con i ruoli di Joe e Harry in “The Street“ ( grazie alla quale è stato candidato come miglior attore protagonista in una serie drammatica al Montecarlo TV Festival del 2008), così come in “Dinotopia“,“Endgame“,“Dandelion Dead“, “Prime Suspect III“, “Frank Stubbs“, “Journey to Knock“, “Filipino Dreamgirls“, “Skulduggery“, “A Bit of a Do“, “Road“, “Oranges Are Not the Only Fruit“ e “The Singing Detective“ al fianco di Michael Gambon.
Oltre al suo lavoro per il grande e piccolo schermo, Thewlis ha anche partecipato sul palcoscenico a “The Sea“ di Sam Mendes al Royal National Theatre, a “Ice Cream“ di Max Stafford-Clark al Royal Court, “Buddy Holly“ al Regal di Greenwich, “Ruffian on the Stairs/The Woolley“ al Farnham e “Lady and the Clarinet“ al Kings Head.
E' anche conosciuto come regista, grazie alla sua pellicola del 2007 “Cheeky“, di cui è anche stato sceneggiatore e interprete per la Guerilla Pictures, mentre nel 1996 il suo cortometraggio “Hello, Hello, Hello“ che ha scritto e diretto, è stato candidato a un BAFTA come miglior corto. Il suo primo romanzo, “The Late Hector Kipling” è stato pubblicato nel 2007 ottenendo grandi consensi.
VERA FARMIGA (LA MADRE) dopo tanti riconoscimenti per la sua partecipazione alla coraggiosa pellicola indipendente “Down to the Bone” e per il notevolissimo ruolo di Oana in “Complicità e sospetti“ (Breaking and Entering), la Farmiga è apparsa recentemente nel dramma poliziesco di Martin Scorsese, vincitore dell'Oscar, “The departed - Il bene e il male“ (The Departed) al fianco di Matt Damon, Leonardo DiCaprio e Jack Nicholson, nel thriller indipendente “Joshua” e “In Tranzit” con John Malkovich. Recentemente, ha partecipato alla storia d'amore “Never Forever”, a “Running Scared” di Wayne Kramer e “Quid Pro Quo". Si è aggiudicata il riconoscimento di miglior attrice da parte della Los Angeles Film Critics' Association per la sua prova nel film indipendente “Down to the Bone”, un dramma su una madre che lavora e che è dipendente dalle droghe. Per questo ruolo, la Farmiga ha anche ottenuto i premi come miglior attrice al Sundance Film Festival e al Marrakech Film Festival, così come una candidatura agli Independent Spirit Award. Ha interpretato l'ex ragazza di Liev Schreiber in “The Manchurian Candidate”, assieme a Meryl Streep. Nella sua filmografia, troviamo anche “Dummy”, “Love in the Time of Money”, “15 minuti - Follia omicida a New York“ (Fifteen Minutes), “Autumn in New York” e “The Opportunists”. Nata in New Jersey, la Farmiga vive attualmente a New York.
RICHARD JOHNSON (IL NONNO) è nato a Upminster, nell'Essex, ed è un affermato attore, sceneggiatore e produttore. Ha studiato alla Royal Academy of Dramatic Arts (RADA) di Londra e ha esordito a livello professionale sul palcoscenico con la compagnia di Sir John Gielgud. Nel corso della seconda guerra mondiale, ha prestato servizio nella marina, per poi esordire al cinema nel 1951. I maggiori risultati come attore per il grande schermo sono arrivati con “Gli invasati“ (The Haunting) e nei panni di Bulldog Drummond nel film del 1966 “Più micidiale del maschio“ (Deadlier Than the Male) e in quello del 1969 “Alcune ragazze lo fanno“ (Some Girls Do It). E' anche apparso in diverse pellicole italiane, tra cui il classico di culto di Lucio Fulci “Gli ultimi zombi“ (Zombie 2). Nel corso degli anni settanta, ha lavorato con la Royal Shakespeare Company, interpretando Marco Antonio in “Antonio e Cleopatra“ (Anthony and Cleopatra) e il ruolo principale di “Cimbelino“ (Cymbeline) nel 1982. Johnson continua ad apparire al cinema e in televisione, spesso in drammi storici, così come sui palcoscenici del West End e in conferenze su Shakespeare. La sua seconda moglie è l'attrice di Hollywood Kim Novak, con la quale ha lavorato nella pellicola del 1965 “Le avventure e gli amori di Moll Flanders“ (The Amorous Adventures of Moll Flanders). Nella filmografia di Johnson, troviamo titoli importanti come “Lara Croft: Tomb Raider”, “Scoop”, “Il campione di Beverly Hills“ (Diving In), “Lady Jane”, “Gli ultimi zombi”, “L'isola degli uomini pesce“ (Screamers), “A Nightingale Sang in Berkeley Square” e “Ventitre pugnali per Cesare“ (Julius Caesar). In televisione, è stato impegnato con “The Raven”, “Waking the Dead”, “Midsomer Murders”, “Doc Martin”, “The Robinsons”, The Royal”, “Happy Days”, “Racconti di mezzanotte“ (Tales from the Crypt), “Un uomo per tutte le stagioni“ (A Man for All Seasons), “La signora in giallo“ (Murder She Wrote) e “Pride and Prejudice”.
SHEILA HANCOCK (LA NONNA) è nata nell'isola di Wight e ha frequentato la Dartford County Grammar School e la Royal Academy of Dramatic Arts (RADA) di Londra. E' entrata nel Theatre Workshop di Joan Littlewood e in seguito è apparsa in oltre quaranta tra film e serie televisive. Al cinema, è stata impegnata con “Ehi Cesare vai da Cleopatra? Hai chiuso... “ (Carry on Cleo, 1964) e “Tre scapoli e una bimba“ (Three Men and a Little Lady). Nel 1978, è apparsa sui palcoscenici del West End nei panni di Miss Hannigan nel cast della versione originale del fortunato musical “Annie” (1990). Dall'ottobre del 2006, ha interpretato il ruolo di Fraulein Schneider nel revival al West End del fortunato musical “Cabaret” al Lyric Theatre. Nel 2007, la Hancock si è aggiudicata un Olivier Award come miglior attrice non protagonista di un Musical grazie a “Cabaret”. Nel 1974, è stata onorata quando è entrata nell'Ordine dell'Impero Britannico.
In televisione, è stata impegnata con “Have I Got News For You”, “Room 101”, “Doctor Who”, “Call My Bluff” ed “EastEnders”, in cui interpretava Barbara Owen. Nel 2006, ha incarnato il personaggio di Junie Taylor, la sorella del celebre personaggio di ‘Joannie “Nan” Taylor del “The Catherine Tate Show”. Alla radio, ha svolto numerose apparizioni in “Just a Minute” dagli anni sessanta in poi. E' stata candidata a un BAFTA Award come miglior attrice protagonista nel 2002 per la sua notevole interpretazione in “The Russian Bride” e ancora una volta nel 2003 per il ruolo nella serie televisiva “Bedtime”.
La Hancock è stata sposata con l'attore Alec Ross dal 1954 fino al momento della sua morte, avvenuta nel 1971. Nel 1973, si è sposata con l'attore John Thaw, che è deceduto nel 2002. La sua fortunata autobiografia, “The Two of Us: My Life with John Thaw”, è stata pubblicata nel 2004.
RUPERT FRIEND (TENENTE KOTLER) ha studiato alla Webber Douglas Academy of Dramatic Art di Londra. E' stato nominato come miglior talento emergente ai Satellite Awards del 2005. Il suo ruolo più importante fino a questo momento è stato quello di Mr. Wickham nell'adattamento di “Orgoglio e pregiudizio“ (Pride and Prejudice) del 2005, interpretato anche da Keira Knightley e diretto da Joe Wright. E' apparso con Johnny Depp in “The Libertine” e assieme a Dame Joan Plowright in “Mrs Palfrey at the Claremont”.
Al cinema, è stato impegnato anche in "Decameron Pie“ (Virgin Territory), "L'ultima legione“ (The Last Legion), "Outlaw", “Il mercante di Venezia“ (Merchant of Venice), “Jolene”, “Moon and the Stars”, “Sex, Lies and Cyberspace” e “Babe-B Movie”. Sul palcoscenico, è apparso nella produzione del Fringe First del Festival di Edimburgo di “Kassandra”, per la regia di Sebastian Fernandez-Armesto. Ha recentemente terminato le riprese di "Cheri" di Stephen Frears (adattato dal romanzo di Colette) e presto lo vedremo in "Young Victoria”, in cui interpreta il Principe Alberto, assieme a Emily Blunt (Victoria).
DAVID HAYMAN (PAVEL) nato nel 1950, Hayman è un attore scozzese molto impegnato al cinema e in televisione, oltre che un regista acclamato. Ha studiato alla Royal Scottish Academy of Music and Drama di Glasgow. Ha incominciato la sua carriera di attore al Citizens' Theatre di quella città, interpretando diversi ruoli, tra cui quelli di Amleto, Figaro e Al Capone. Ha ottenuto grande notorietà incarnando il celebre prigioniero del carcere di Barlinie diventato scultore, Jimmy Boyle, nella pellicola “A Sense of Freedom”. In seguito, si è concentrato su ruoli da caratterista. Al cinema, è stato impegnato assieme a Pierce Brosnan ne “Il sarto di Panama“ (The Tailor of Panama), a Bruce Willis in “The Jackal” e a Kevin Spacey in “Un perfetto criminale“ (Ordinary Decent Criminals).
E' anche conosciuto per le sue apparizioni televisive, soprattutto nei panni del Capo della polizia Michael Walker nella serie di lunga durata di Lynda La Plante “Nessuna traccia“ (Trial & Retribution). Inoltre, ha preso parte a “A Shot in the West”, “Trial & Retribution X: Sins of the Father”, “False verità“ (Where the Truth Lies), “Rag Tale”, “Fuse”, “The Wild Dogs”, “The Last Great Wilderness”, “Vertical Limit” e “The Jackal”. Come regista, si è occupato di “Harbour Lights”, “The Near Room”, “Finney”, “Cardiac Arrest”, “The Hawk”, “A Woman Guided by Adultery”, “Nero e blu“ (Black and Blue), “Firm Friends” e “Silent Scream”.
Hayman ha ricevuto la medaglia d'oro da parte della Città di Glasgow nel 1992 per i suoi servizi nel campo delle arti interpretative. Nel 2001 ha fondato l'associazione di beneficenza Spirit Aid che è dedicata ai ragazzi del mondo le cui vite sono state devastate da guerre, genocidi, povertà, abusi o mancanza di opportunità in patria o all'estero. Hayman è attualmente il responsabile operativo dell'associazione, che si occupa di programmi umanitari in zone come il Kosovo, la Guinea-Bissau, l'Afghanistan, lo Sri Lanka, la Cambogia e il Sudafrica.
JIM NORTON (HERR LISZT) nato il quattro gennaio del 1938, è un caratterista irlandese che interpreta spesso uomini di chiesa, tra cui il vescovo Brennan nella sitcom “Father Ted”. Ha anche incarnato Albert Einstein in due episodi di “Star Trek: The Next Generation” e Ombuds Wellington, un giudice, e Lazarenn, un dottore di Markab, in “Babylon 5”. Inoltre, ha registrato tutto “L'Ulisse” di James Joyce per la Naxos Audio. Nel 1992, ha partecipato al film “Avventure di un uomo invisibile“ (Memoirs of an Invisible Man) assieme a Chevy Chase. Ha anche prestato la voce al maggiore Kennet per la serie animata del 2003 legata a “Doctor Who”, “Scream of the Shalka”. Nel 2004, ha preso parte alla tournée di “The Pillowman” di Martin McDonagh. Nel 2006-2007, ha interpretato Richard Harkin in “The Seafarer” di Conor McPherson al National Theatre, grazie al quale nel 2007 si è aggiudicato l'Olivier Award come miglior attore non protagonista. L'undici maggio del 2007, Norton ha conquistato il Legend Award all'Elk Acting Festival di Dundonald, a Belfast. Purtroppo, non ha partecipato all'evento perché non si aspettava di vincere!
Tra i suoi impegni al cinema e in televisione, ricordiamo “In viaggio con Evie“ (Driving Lessons), “Oyster Farm”, “Conspiracy of Silence”, “Boxed”, “On the Nose”, “Mad About Mambo”, “American History X”, Sunset Heights”, “Tir-na-nog - è vietato portare cavalli in città“ (Into the West), “Cane di paglia“ (Straw Dogs), “Alfredo il grande“ (Alfred the Great) e "Harry Potter e la camera dei segreti“ (Harry Potter and the Chamber of Secrets). Ha anche preso parte ai programmi per il piccolo schermo “The Tonight Show with Jay Leno”, “Porno Valley” (come presentatore) e “Modern World: The Ten Great Writers”.
CARA HORGAN (MARIA) è praticamente un'esordiente, che ha cominciato a recitare in piccoli teatri prima di ottenere il suo primo impegno professionale, facendo parte del coro teatrale di “The Libertine” con Johnny Depp e Samantha Morton.
In seguito, ha lavorato spesso in drammi televisivi, con dei ruoli importanti in “The Rotter's Club” (BBC) e “Afterlife” (ITV), oltre alle partecipazioni a “The Romantics” (BBC), “Jane Eyre” (BBC), “Fallen Angel” (ITV), “Silent Witness” (ITV) e “Peep Show” (Talkback Thames). Attualmente, sta lavorando alla serie comica “Ladies and Gentlemen” (Talkback Thames).
L'AUTORE DE “IL BAMBINO CON IL PIGIAMA A RIGHE”
John Boyne è nato a Dublino, in Irlanda, nel 1971. Ha studiato letteratura inglese al Trinity College di Dublino e scrittura creativa alla University of East Anglia di Norwich, dove ha ottenuto il premio Curtis Brown per il miglior scrittore studente dell'anno.
Ha iniziato la sua carriera con dei racconti, il primo dei quali, pubblicato per il New Irish Writing, è stato in lizza in Irlanda per l'Hennessy Literary Award. In seguito, ha pubblicato cinque romanzi. “The Thief of Time” (2000) racconta la storia di Matthieu Zela, un uomo che non invecchia. “The Congress of Rough Riders” (2001) è il racconto della vita di Buffalo Bill Cody, narrato dal punto di vista del suo pronipote di fantasia William. “Crippen” (2004) è la ricostruzione di un celebre caso di omicidio del 1910 ed è stata la scelta del Borders New Voices negli USA. “Next of Kin” (2006) è un dramma psicologico sulla scia di Patricia Highsmith, basato sulla crisi del 1936 in Inghilterra legata all'abdicazione. "Mutiny on the Bounty" (2008) è una versione originale della storia del Bounty mostrata attraverso gli occhi di un mozzo quattordicenne.
Il suo romanzo “Il bambino con il pigiama a righe“ ( THE BOY IN THE STRIPED PYJAMAS ) è stato pubblicato all'inizio del 2006 e ha rapidamente conquistato un pubblico internazionale fatto sia di ragazzi che di adulti. In Irlanda, si è aggiudicato due Irish Book Awards, come libro per ragazzi dell'anno e come romanzo preferito dal pubblico, mentre è anche stato in lizza per il miglior libro dell'anno in assoluto. Inoltre, è stato candidato a diversi riconoscimenti internazionali, come l'Ottakar's Children's Book Prize (UK), il British Book Award (UK), il premio Paolo Ungari (Italia) e il Borders' Original Voices Award (USA). Nell'aprile del 2007, aveva passato 66 settimane in testa nelle classifiche di vendita irlandesi. Il libro è entrato tra i dieci romanzi più venduti nel Regno Unito e in molti Paesi europei, raggiungendo il primo posto in Australia e divenendo un bestseller per il New York Times.
Scrive regolarmente per l'Irish Times e per il Sunday Tribune in Irlanda, oltre ad aver fornito tanti articoli a molti altri giornali e riviste. I suoi romanzi vengono pubblicati in 35 lingue. Vive a Dublino, dove sta attualmente lavorando al suo settimo romanzo.
LA TROUPE
DAVID HEYMAN - PRODUTTORE: Dopo aver passato diversi anni a lavorare negli Stati Uniti, David Heyman è tornato in Inghilterra nel 1997 per fondare la Heyday Films e costruire così un legame unico tra Usa ed Europa per produrre pellicole internazionali e programmi televisivi.
Dopo aver studiato in Inghilterra e negli Stati Uniti, ha incominciato come aiutante alla produzione in “Ragtime” di Milos Forman e “Passaggio in India“ (A Passage to India) di David Lean. Heyman si è trasferito a Los Angeles nel 1986 per diventare un dirigente creativo alla Warner Bros., lavorando a film come “Gorilla nella nebbia“ (Gorillas in the Mist) e “Quei bravi ragazzi“ (Goodfellas).
In seguito, è diventato Vicepresidente della United Artists alla fine degli anni ottanta e si è poi imbarcato in una carriera come produttore indipendente, realizzando diversi film, tra cui “Juice” di Ernest Dickenson con Tupac Shakur e Omar Epps, così come il classico a basso budget “L'amante in città“ (The Daytrippers), diretto da Greg Mottola e con protagonisti Liev Schreiber, Parker Posey, Hope Davis, Stanley Tucci e Campbell Scott.
Dal suo ritorno in Inghilterra, Heyman ha prodotto tutti i cinque film della serie di “Harry Potter”. Il quinto, “Harry Potter e l'ordine della fenice“ (Harry Potter and the Order of the Phoenix), è uscito l'anno scorso ottenendo dei grandi risultati ai botteghini mondiali, mentre il sesto episodio arriverà a luglio del 2009. Ha anche prodotto “L'insaziabile“ (Ravenous) di Antonia Bird ed è stato produttore esecutivo di “Identità violate“ (Taking Lives), con Angelina Jolie ed Ethan Hawke, così come della serie televisiva “Threshold" e senza dimenticare “Io sono leggenda“ (I Am Legend) con protagonista Will Smith e diretto da Francis Lawrence. Tra i film in cui è impegnato attualmente, ricordiamo “Is There Anybody There?” con Michael Caine per la regia di John Crowley, e “Yes Man”, interpretato da Jim Carrey e diretto da Peyton Reed. Sta continuando a sviluppare “The Curious Incident of the Dog in the Nighttime”, un adattamento del fortunato romanzo di Mark Haddon “Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte”, così come tanti altri progetti.
Nel 2003, Heyman si è aggiudicato il riconoscimento di produttore dell'anno allo ShoWest, diventando il primo inglese a vincere questo premio. Inoltre, nel 2005 “Harry Potter e il prigioniero di Azkaban“ (Harry Potter and the Prisoner of Azkaban) ha ottenuto il riconoscimento di pellicola dell'anno ai BAFTA.
MARK HERMAN – REGISTA/SCENEGGIATORE/PRODUTTORE ESECUTIVO: è entrato nell'industria del cinema quando si stava avvicinando ai trent'anni, dopo essersi formato come animatore alla National Film School in Inghilterra e aver studiato cinema alla Leeds Polytechnic, sempre in Inghilterra. Il suo primo lungometraggio è stato “Tutta colpa del fattorino“ (Blame It On the Bellboy), una commedia su uno scambio di identità che vedeva impegnati Dudley Moore e Brian Brown.
In seguito, ha scritto e diretto l'acclamato “Grazie, signora Thatcher“ (Brassed Off), che seguiva le avventure di una banda musicale formata da minatori, che cercano di sopravvivere nonostante la chiusura del loro posto di lavoro. Successivamente, ha adattato e diretto “Little voice - è nata una stella“ (Little Voice) dall'opera teatrale di Jim Cartwright “The Rise and Fall of Little Voice”. Jane Horrocks interpretava la giovane donna che vede come unica via di fuga da una vita piatta l'imitazione delle cantanti che il suo defunto padre ammirava.
E' stato candidato a due BAFTA Award per la migliore sceneggiatura grazie a “Little Voice” e “Grazie, signora Thatcher”. Inoltre, è stato nominato ad un British Independent Film Award per la miglior sceneggiatura con “Prenditi un sogno“ (Purely Belter), mentre si è aggiudicato i riconoscimenti della Writers Guild of Great Britain per la miglior sceneggiatura e l'ambito Cesar francese per il miglior film, sempre per “Grazie, signora Thatcher”.
Recentemente, ha scritto e diretto “Prenditi un sogno” e “Hope Springs”.
ROSIE ALISON – COPRODUTTRICE: Dopo aver studiato a Oxford, la Alison ha iniziato a lavorare nel “South Bank Show”, la storica serie di documentari per la televisione inglese. Per più di dieci anni, è stata una produttrice e regista freelance di documentari, lavorando a tanti progetti televisivi su scrittori, ballerini, attori e drammaturghi. Tra le sue opere, figurano “The South Bank Show”, “Omnibus”, “Grand Designs” e “The Lipstick Years”. Nel 2001, è passata nell'industria del cinema, entrando nella società di produzione di David Heyman, la Heyday Films, Ltd. E' la responsabile dello sviluppo nell'ufficio inglese della Heyday, mentre di recente ha coprodotto l'imminente pellicola "Is There Anybody There?" (con Michael Caine per la regia di John Crowley.)
MARY RICHARDS – PRODUTTRICE RESPONSABILE: La Richard ha una lunga e impressionante carriera nell'industria del cinema e della televisione, essendo stata la produttrice della miniserie della HBO, premiata con l'Emmy Award, “Band of Brothers”.
Come produttrice, si è occupata anche di “The Golden Age”, “Starter for Ten”, “Maybe Baby”, “Notting Hill”, “Elizabeth” e “I rubacchiotti“ (The Borrowers). Inoltre, è stata produttrice di “Wimbledon”, produttrice associata di “Riccardo III“ (Richard III), supervisore di produzione per “Victory” e “Quattro matrimoni e un funerale“ (Four Weddings and a Funeral), e responsabile di produzione ne “Le cinque vite di Hector“ (Being Human), “Occhi nel buio (Afraid of the Dark), “Un bacio prima di morire“ (A Kiss Before Dying), “Memphis Belle” e “Madame Souzatska”.
GABOR VARADI – SERVIZI DI PRODUZIONE/COPRODUTTORE (UNGHERIA): Come uno dei fondatori degli Eurofilm Studios KFT Hungary assieme col partner Peter Miskolczi, Varadi ha diversi titoli al suo attivo come produttore, responsabile di produzione, regista della seconda unità, regista, assistente alla regia e attore in tante produzioni cinematografiche e televisive. Tra i suoi incarichi, ricordiamo quello di produttore esecutivo per “Taxidermia”; produttore in “Den of Lyons” e “Last Run”; e supervisore alla produzione ne “L'esecutore“ (Contaminated Man). Per la televisione, è stato produttore in “Sniper 2 - Missione suicida“ (Sniper 2); produttore associato in “Matrimonio per papà“ (Au Pair); e primo assistente alla regia in “A Connecticut Yankee in King Arthur's Court”.
PETER MISKOLCZI – SERVIZI DI PRODUZIONE/COPRODUTTORE (UNGHERIA) : E' uno dei fondatori degli Eurofilm Studios KFT Hungary assieme col partner Gabor Varadi. Miskolczi ha studiato alla Karl Marx University of Economics Academy of Film and Theatre, per poi partecipare a un seminario dei produttori occidentali e orientali a Londra. E' un membro dell'associazione dei produttori indipendenti ungheresi ed è il responsabile del programma del laboratorio degli sceneggiatori del Sundance per quando riguarda l'Europa centrale. Tra i titoli al suo attivo, ricordiamo “Taxidermia”, “Io e Beethoven“ (Copying Beethoven), “Velvet Side of Hell”, “The Headsman”, “Path of Light”, “Rosehill”, “After the Day Before”, “Sniper 2 - Missione suicida“ (Sniper 2), “Strategia mortale“ (Tactical Assault) e, più di recente, “Paradise”.
BENOIT DELHOMME – DIRETTORE DELLA FOTOGRAFIA: Delhomme è stato recentemente coinvolto in “1408” di Mike Hafstrom e in “Complicità e sospetti“ (Breaking and Entering) di Anthony Minghella, mentre “Salomaybe?” di Al Pacino è in fase di postproduzione. Grazie alla pellicola di John Hillcoat del 2005 “La proposta“ (The Proposition), con protagonisti Ray Winstone e Guy Pearce, si è aggiudicato il riconoscimento per la miglior fotografia da parte della Film Critics of Australia, dell'Australian Film Institute e l'Australian Independent Film Award. Nella sua filmografia, troviamo “Il mercante di Venezia“ (The Merchant of Venice) di Michael Radford, interpretato da Al Pacino, Joseph Fiennes e Jeremy Irons; “Miss Julie” di Mike Figgis; “With or Without You - con te o senza di te (With or Without You) di Michael Winterbottom; “Il caso Winslow“ (The Winslow Boy) di David Mamet, “Ognuno cerca il suo gatto“ (Chacun Cherche son Chat) e “Aria di famiglia“ (Un Air de Famille), entrambi di Cedric Klapisch; e “L'Idole” di Samantha Lang. Nel 1998, Delhomme è stato candidato a un Cesar per la miglior fotografia grazie al suo lavoro in “Artemisia - passione estrema“ (Artemisia), mentre nel 2001 ha ottenuto un premio speciale della giuria per la fotografia al Chicago International Film Festival grazie a “Che ora è laggiù?“ (Ni Neibian Jidian). In precedenza, aveva ottenuto un riconoscimento per le migliori luci al Chalon Festival con “Il profumo della papaya verde“ (The Scent of Green Papaya) di Tran Anh Hung, con il quale aveva già collaborato alla pellicola vincitrice del Leone d'oro a Venezia, “Cyclo”.
JAMES HORNER – COMPOSITORE: Horner è uno dei compositori più celebrati al mondo, avendo vinto degli ASCAP Film e Television Music Awards grazie a pellicole come “Flightplan - Mistero in volo“ (Flightplan), “A Beautiful Mind”, "Braveheart - cuore impavido“ (Braveheart), “Troy” e “Titanic”; un Academy Award per “Titanic”; dei riconoscimenti da parte dell'Academy of Science Fiction, Fantasy & Horror Films per pellicole come “Il Grinch“ (How the Grinch Stole Christmas); candidature ai BAFTA e vittorie ai Broadcast Film Critics Association Award grazie a “Titanic”; film che gli è valso anche un Chicago Film Critics Association Award, un Golden Globe e un Grammy Award, riconoscimento che ha ottenuto anche per “Glory - uomini di gloria“ (Glory); oltre alle vittorie ai Satellite Awards per “A Beautiful Mind” e “Titanic”. Horner ha iniziato a studiare pianoforte quando aveva cinque anni e si è formato al Royal College of Music di Londra, prima di trasferirsi in California negli anni settanta. Dopo essersi laureato in musica alla USC, ha ottenuto un master alla UCLA, dove poi ha insegnato teoria musicale. In seguito, ha terminato i suoi studi in composizione musicale e teoria alla UCLA.
Horner ha iniziato a comporre musiche per dei film studenteschi all'American Film Institute alla fine degli anni settanta, attività che lo ha poi portato ad ottenere degli incarichi in film a basso budget. Il suo primo progetto importante sono state le musiche di “Star trek II: l'ira di Kahn“ (Star Trek: The Wrath of Khan), che gli hanno permesso di ricevere tante altre offerte e ottenere delle opportunità di collaborare con degli esecutori e delle orchestre di primissimo livello, come la London Symphony Orchestra. Attualmente, Horner può vantare oltre 75 progetti al suo attivo e ha lavorato con realizzatori del calibro di George Lucas, Steven Spielberg, James Cameron, Oliver Stone e Ron Howard.
E' diventato una personalità importante nel mondo delle composizioni per il cinema. Inoltre, ha realizzato una sinfonia orchestrale negli anni ottanta intitolata “Spectral Shimmer”, che è stata presentata all'Indianapolis Symphony Orchestra. Tra le sue opere più celebri nel mondo del cinema, da lui composte, orchestrate e dirette, ricordiamo “Apocalypto”, “Tutti gli uomini del re“ (All the King's Men), “The New World - Il nuovo mondo“ (The New World), ”The Legend of Zorro”, “The Forgotten”, “La casa di sabbia e nebbia“ (House of Sand and Fog), “Amore senza confini - Beyond borders“ (Beyond Borders), “Windtalkers”, “Il nemico alle porte“ (Enemy At the Gate), “La tempesta perfetta“ (The Perfect Storm), “Deep Impact”, “Titanic” e “Braveheart - cuore impavido”.
MARTIN CHILDS – SCENOGRAFIE: Un acclamato scenografo , Childs si è aggiudicato un Academy Award per “Shakespeare in Love” di John Madden nel 1999 e ha ricevuto un'altra candidatura agli Oscar per “Quills - La penna dello scandalo“ (Quills) di Phil Kaufman nel 2001. E' anche stato candidato a un BAFTA Award per il suo lavoro in “La mia regina“ (Mrs. Brown) e “Shakespeare in Love” (entrambe pellicole di John Madden) e per “Quills”. Recentemente, ha lavorato a “Miss Potter” di Chris Noonan, “The Lady in The Water” di M. Night Shyamalan e “Calendar Girls”.
La formazione di Childs come architetto lo ha portato dalla progettazione di case private al reparto scenografie della BBC, in cui ha lavorato come art director a diversi film drammatici, tra cui “Bleak House” e “Fortunes of War”, entrambi scenografati da Tim Harvey. In seguito, ha lavorato come freelance, sempre con Harvey, alle pellicole di Kenneth Branagh “Enrico V“ (Henry V), “Gli amici di Peter“ (Peter's Friends) e “Molto rumore per nulla“ (Much Ado About Nothing). E' stato supervisore art director di “Frankenstein di Mary Shelley“ (Frankenstein) di Branagh, “Ritratto di signora“ (The Portrait of a Lady) di Jane Campion, in cui ha lavorato per Sir Ken Adam e “La pazzia di Re Giorgio“ (The Madness of King George) di Nicolas Hytner.
ROD MCLEAN – SUPERVISORE ART DIRECTOR: Uno degli art director e scenografi più richiesti in Inghilterra, McLean, che passa senza problemi da un ruolo all'altro, ha più di trent'anni di esperienza nell'industria del cinema e della televisione, avendo ricevuto grandi consensi per il suo straordinario lavoro e numerosi riconoscimenti per il contributo che ha fornito a tanti film memorabili. Come art director si è occupato infatti de “La leggenda di cuore d'inchiostro“ (Inkheart), “Thunderbirds”, “Love actually - L'amore davvero“ (Love Actually), “Enigma”, “The Beach”, “Star wars: Episodio I - La minaccia fantasma“ (Star Wars: Episode I - The Phantom Menace), “Un marito ideale“ (An Ideal Husband) e “Duca si nasce!“ (Splitting Heirs). Ha lavorato nel reparto artistico, con diverse mansioni, per pellicole come “Killing me softly - Uccidimi dolcemente“ (Killing Me Softly), “Le ali dell'amore“ (The Wings of the Dove) e “La ragazza dei sogni“ (The Rachel Papers). Come scenografo, è stato impegnato in “Roseanna's Grave” e “Bernard and the Genies”.
NATALIE WARD – IDEATRICE DEI COSTUMI: Un'ideatrice dei costumi molto richiesta, la Ward è stata impegnata al cinema con pellicole come “1408” di Mikael Hafstrom, con protagonisti John Cusack e Samuel L. Jackson, “Funeral Party“ (Death At a Funeral) di Frank Oz, interpretata da Matthew Macfadyen e Rupert Graves; e “Venus” di Roger Michell con Peter O'Toole. In precedenza, aveva già lavorato con Michell a “L'amore fatale“ (Enduring Love) e “The Mother”. Nella sua filmografia, troviamo anche “Complicità e sospetti“ (Breaking and Entering) di Anthony Minghella con Jude Law, Juliette Binoche e Robin Wright Penn; “Derailed - Attrazione letale“ (Derailed) di Mikael Hafstrom con protagonisti Jennifer Aniston e Clive Owen; e “Codice 46“ (Code 46), “24 Hour Party People” e “Wonderland”, tutte pellicole di Michael Winterbottom. Ha anche ideato i costumi di “Intimacy – nell'intimità“ (Intimacy) di Patrice Chereau e “Heartlands” di Damien O'Donnell, mentre ha lavorato al guardaroba de “Il diario di Bridget Jones“ (Bridget Jones' Diary), “The Beach”, “Notting Hill”, “Elizabeth” e “I Want You”.
MARESE LANGAN – RESPONSABILE MAKE-UP E ACCONCIATURE: la Langan si è occupata sia delle acconciature che del make-up di alcune delle maggiori star e dei film più popolari degli ultimi tempi. Tra i suoi numerosi lavori per il cinema e la televisione, ricordiamo “Un cuore grande“ (A Mighty Heart) con Angelina Jolie; “Paradise” interpretato da Charlotte Rampling e Sam Neill, “Funny Farm” con protagonista Charles Dance; “Troy”, con Brad Pitt e Diane Kruger; “Le crociate“ (Kingdom of Heaven) che vedeva la partecipazione di Liam Neeson e Orlando Bloom; “La maledizione della prima luna“ (Pirates of the Caribbean: The Curse of the Black Pearl) interpretato da Johnny Depp e Keira Knightley, e “Il gladiatore“ (Gladiator) con Russell Crowe e Joaquin Phoenix.
Tra gli altri titoli al suo attivo, figurano “The Half Life of Timothy Berezin”, “A Cock and Bull Story”, “Twelfth Night”, “Blade 2”, “Dracula's legacy - Il fascino del male“ (Wes Craven Presents Dracula 2000), “Gloriana”, “G.M.T. - Giovani musicisti di talento“ (Greenwich Mean Time), “Spiceworld the Movie”, “Full Monty - Squattrinati organizzati“ (The Full Monty) e “Hackers”.
MICHAEL ELLIS – MONTAGGIO: Ellis è uno dei montatori inglesi più esperti in circolazione, avendo lavorato a blockbuster come “Superman” e “Il gioiello del Nilo“ (The Jewel of the Nile). Dopo aver acquisito una comprensione notevole di tutti gli aspetti del montaggio sonoro al cinema grazie a registi come Joseph Losey, Stanley Kubrick, Michelangelo Antonioni, Lindsay Anderson, Sam Peckinpah, Tony Richardson e Nicolas Roeg, il suo primo incarico come montatore è stato per “La croce di ferro“ (Cross of Iron) di Peckinpah, regista con il quale aveva collaborato in precedenza a “Cane di paglia“ (Straw Dogs). A questo, hanno fatto seguito pellicole come “La morte in diretta“ (La mort en direct) di Bertrand Tavernier e “Superman”, su cui Ellis ha passato 18 mesi. Successivamente, ha montato tra gli altri “Britannia Hospital” di Lindsay Anderson, “Cavalli di razza“ (Lords of Discipline) di Franc Roddam e “Comfort and Joy” di Bill Forsyth. “Il gioiello del Nilo” ha rafforzato la sua reputazione e lo ha portato a montare altri titoli, prima di incontrare Mark Herman, con il quale ha collaborato a “Tutta colpa del fattorino“ (Blame It On the Bellboy). In seguito, Ellis ha montato tutti film di Mark Herman, tra cui “Prenditi un sogno“ (Purely Belter), “Grazie, signora Thatcher“ (Brassed Off), “Little voice - è nata una stella“ (Little Voice) e “Hope Springs”. Tra gli altri titoli importanti di cui si è occupato, ricordiamo “The Last Drop”, “5 bambini & It“ (Five Children and It), “Suzie Gold”, “Me Without You”, “Hotel Splendide”, “The Odyssey”, “Sansone e Dalila“ (Samson and Delilah), “L'Albatros - Oltre la tempesta“ (White Squall), “Blue Juice” e “Le cinque vite di Hector“ (Being Human).
JOHN CASALI – MISSAGGIO SONORO: Uno dei maggiori professionisti nel campo del missaggio sonoro in Inghilterra, Casali ha incominciato la sua carriera come microfonista e tecnico dell'audio.
Attualmente, è molto richiesto come responsabile del missaggio sonoro/microfonista. Tra i suoi numerosi lavori, figurano “La leggenda di cuore d'inchiostro“ (Inkheart), “Fred Claus - Un fratello sotto l'albero“ (Fred Claus), “The Golden Age”, “Harry Potter e l'ordine della Fenice“ (Harry Potter and the Order of the Phoenix), “L'ombra del potere - The good shepherd“ (The Good Shepherd), “Munich”, “Harry Potter e il calice di fuoco“ (Harry Potter and the Goblet of Fire), “Neverland - Un sogno per la vita“ (Finding Neverland), “Il diario di Bridget Jones” (Bridget Jones's Diary), “Mission Impossible” e “La pazzia di Re Giorgio“ (The Madness of King George).
MIKE ELLIS – SUPERVISORE EFFETTI VISIVI: Come supervisore dell' Art Department della Double Negative, Ellis ha lavorato a “The Chronicles of Riddick”, “Che pasticcio, Bridget Jones! “ (Bridget Jones: The Edge of Reason), “The Jacket” e “Orgoglio e pregiudizio“ (Pride and Prejudice). Nel 2005, è stato il supervisore per la Double Negative agli effetti visivi de “Le crociate“ (Kingdom of Heaven) di Ridley Scott, per poi occuparsi di “World Trade Center” di Oliver Stone. Recentemente, è stato supervisore degli effetti visivi di “Britz”, “L'amore ai tempi del colera“ (Love In the Time of Cholera) di Mike Newell e “Stardust”. Altre collaborazioni come supervisore degli effetti visivi, secondo supervisore, ideazione dei titoli di testa o responsabile del compositing, comprendono “La leggenda degli uomini straordinari“ (League of Extraordinary Gentlemen), “Johnny English”, “Il diario di Bridget Jones“ (Bridget Jones's Diary), “Il mandolino del capitano Corelli“ (Captain Corelli's Mandolin), “Harry Potter e la camera dei segreti“ (Harry Potter and the Chamber of Secrets) e “Il nemico alle porte“ (Enemy at the Gates).
GYORGY KIVES – COORDINATORE STUNT: Nato a Budapest, Kives si è diplomato al College of Professional Training nel 1978, specializzandosi in atletica leggera, sci e karate. Ha vinto quattro titoli di karate quando ha partecipato ai campionati del mondo in Giappone e ha lavorato con grandi stelle del calibro di Arnold Schwarzenegger, Antonio Banderas, Rutger Hauer, Marcello Mastroianni, Gerard Depardieu e Ralph Fiennes. Tra i numerosi film a cui ha fornito il suo contributo, ricordiamo “Cuor di leone“ (Lionheart), “Il fantasma dell'opera“ (The Phantom of the Opera), “Evita” e “Cyrano de Bergerac”.
|