The ring
di Gore Verbinski

La televisione genera mostri. Ce lo ricorda sempre piu' spesso la D'Eusanio e il cinema non manca di puntualizzarlo attraverso il malefico condizionamento di un tubo catodico disturbato e disturbante. L'idea non e' certo originale e ha avuto ampi trattamenti, dal malsano "Videodrome" di David Cronenberg al monito di Peter Weir in "Truman Show", passando per la t.v. sempre accesa di "Poltergeist" di Tobe Hooper. Anche al centro di "The ring" c'e' un televisore, ma cio' che destabilizza la quotidianita' di una giovane giornalista e' una videocassetta: se la guardi, dopo sette giorni muori.

L'interessante soggetto non brucia le sue carte nella prima mezzora, ma prevede tensione e colpi di scena in grado di incollare lo spettatore allo schermo. Peccato che la sceneggiatura appiattisca personaggi e situazioni non sfruttando l'alto potenziale a disposizione. La famiglia protagonista non sfugge al luogo comune: lei cazzuta e solo in apparenza vulnerabile, lui un po' incolore ma collaborativo (entrambi comunque belli) e il figlio, veggente e piu' adulto dei genitori (ancora bambinetti disadattati e lungimiranti, basta!!!).
Il punto piu' debole dello script e' proprio la caratterizzazione stereotipata dei personaggi, con una protagonista mai davvero spaventata e sempre in grado, perlopiu' in modo meccanico, di uscire da situazioni senza speranza. Il percorso che Naomi Watts compie per scoprire la verita' e' infatti assai inverosimile (dal fotogramma "allungato", all'identificazione dell'isola con faro attraverso il primo libro consultato in biblioteca), ma la regia sembra occuparsi soprattutto del ritmo da imprimere al racconto, che  scorre veloce ma zoppicante. Anche la messa in scena di Gore Verbinski suona il piu' delle volte fasulla, con una quotidianita' (vera anticamera della paura) che non viene mai allo scoperto, soffocata dalla patina hollywoodiana di scenografie, interpreti e situazioni. Qualche momento di tensione c'e': la prima sequenza con le due ragazzine in casa da sole (bello il dettaglio del corridoio della casa fuori fuoco con il frigorifero aperto in primo piano), il pre-finale con lo scioglimento del mistero. Ma l'insieme avrebbe potuto essere molto piu' spaventoso e coinvolgente. E' sempre discutibile la scelta tutta americana di rifare di sana pianta un film gia' funzionante. L'originale "Ringu" di Hideo Nakata (tratto dal romanzo di Suzuki Koji) e' stato infatti un grande successo in Giappone, dove ha scatenato due sequel, un prequel e una serie televisiva. Perche' copiarlo anziche' distribuirlo? Si continua a sottovalutare la capacita' del pubblico di accettare qualche cosa al di fuori degli standard, identificando la diversita' con il rifiuto. La strategia della Dreamworks si e' rivelata commercialmente vincente, ma pare celare un vuoto di idee ed una strategia, non solo economica ma anche politica, volta alla colonizzazione piuttosto che alla condivisione.
Luca Baroncini

Vent'anni dopo Videodrome e Poltergeist, il male viene ancora dalla televisione, per la precisione da una vhs impressionata con la forza del pensiero da un rosemary's baby (nomato Samara) lasciato crescere.
The Ring mi ha garantito momento di sincero terrore, stile manosugliocchiperchepercheperchesonovenutaoraesco, e momenti di sincera bellezza formale: l'intero video maledetto sembra un corto tedesco ben riuscito e Samara che esce dal televisore stile cugino IT frequentera' le mie notti a lungo.
Bella rappresentazione di come la nostra mente incastra le immagini con la realta' che ci circonda, The Ring intrattiene, convince e fallisce allo stesso tempo. Indispensabile a questo punto recuperare l'originale giapponese per capire se c'e' qualcosa di piu' di un Cronenberg girato alla Shyamalan: il finale e' nello stesso tempo improvvisato e significativo, e un po' dispiace.
Mafe

Il mio problema è che mi spavento facilmente. Se un film horror è appena decente, con una storia non banale, buona direzione e recitazione etc. I'm scared shitless.
Perciò non ne vedo tantissimi, dato che non sempre essere spaventato mi diverte. Anzi.
In compenso, non ho il problema degli appassionati di horror: con me è molto più facile essere originali.
The Ring mi ha spaventato non poco, quindi per me è un buon film. Mi dicono che l'originale giapponese sia meglio - amen. Se devo dar retta alla maggior parte delle recensioni questo dovrebbe essere un buon remake. Attori non famosi che perciò non distraevano dalla storia (Naomi Watts aveva colpito molti in Mulholland Drive, ma non è ancora una star), la tipica luce blu che ispira tutti i registi che girano a Seattle (Piccolo Buddah, Insonnia d'Amore...), effetti speciali non ingombranti. Piaciuto in particolare il filmato maledetto, che ricorda molto i film surrealisti degli anni 20.
Stefano Trucco

Per chi non ha capito la storia e soprattutto il finale...

Un'interessante interpretazione del film

Speciale the Ring: risposte a tutte le vostre domande

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