AUTO FOCUS
USA 2002 di Paul Schrader con Greg Kinnear, Willem Dafoe, Rita Wilson, Maria Bello, Ron Leibman, Bruce Solomon, Michael E. Rodgers, Kurt Fuller, Ed Begley jr., Don McManus.

° Los Angeles, 1964: la storia vera (e già raccontata nel libro di Robert Graysmith dal quale il film è tratto) di Bob Crane, brillante conduttore radiofonico che accetta prima di partecipare come protagonista alla serie televisiva Hogan’s Heroes (Gli eroi di Hogan in Italia) e poi viene traviato dal rappresentante della Sony John Carpenter fino a diventare un incallito erotomane. Verrà trovato ucciso alla fine degli anni Settanta, senza che nessuno venga mai condannato per il fatto. Nell’anno di Confessioni di una mente pericolosa, Schrader organizza un altro biopic su un personaggio multiforme e tormentato (oltreché, almeno da noi, poco conosciuto), coscienza critica di un’America in divenire: e se nell’impostazione non sempre impeccabile, il regista sembra aver bisogno di rifarsi a illustri titoli del recente passato (uno su tutti, Boogie Nights), il suo sguardo è maturo e convincente per come non cerca il facile giudizio e per come presenta, anche a livello stilistico, il mutamento e la decadenza del protagonista e, per riflesso, della società che gravita attorno a lui. Il film si fa così coraggioso, nonché aperto al facile attacco per la sua messinscena anche ovvia ma sempre intensa,  per come usa stereotipi e,  se si vuole, mezzucci (gli evidenti toni lividi e acidi dell’ultima parte sono fin troppo lo specchio cromatico della decadenza di Crane: e allora?) per smascherarli e ridisegnarne i confini e la loro efficacia cinematografica e simbolica: e la regia di Schrader è notevole proprio perché spiazza le comuni aspettative del pubblico (per tutto il primo tempo non si capisce quasi dove il film voglia andare a parare, mentre nel finale l’escalation di fratture, evoluzioni, cambi strutturali, variazioni di assetto è decisamente intrigante e ben padroneggiata). Le ossessioni cattoliche del regista, per quanto attenuate, si riverberano costantemente lungo la pellicola, attraverso metafore sulla visione e l’eccitazione, simboli e allusioni varie alla natura del voyeurismo e, in misura minore, dell’educazione religiosa: il film è così anche una parabola sulle tentazioni del mondo e una curata (e, in maniera impenetrabile, assai ironica) ricognizione storico-artistica del periodo preso in esame. Ottimi interpreti e ottima direzione degli attori: uno Schrader decisamente in forma (si vedano l’incipit dei titoli di testa – con canzone scritta dal regista in persona e musicata da Badalamenti, autore della colonna sonora – e il finale “asciutto e secco come raramente capita”), senza particolari colpi d’ala se si vuole e praticamente passato inosservato.           BN/COL        DRAMM         107’         * * *
Roberto Donati

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