WOLFMAN

(The wolfman)

Un film di Joe Johnston

G.B./USA, 2010 – Horror – Durata: 102‘

Con Benicio Del Toro, Anthony Hopkins, Emily Blunt, Hugo Weaving, Ben Talbot, Gemma Whelan

L'Edipo mannaro

 

wolf La crisi di idee via via più dilagante a Hollywood fa andare le major, continuamente alla ricerca di remake da girare, sempre più indietro nel tempo. Così la Universal, dopo tre capitoli de La mummia, attingendo al proprio catalogo storico continua a ripescare i film di mostri che, in epoca di crisi e millenarismo imperanti, ci stanno sempre bene.

Ovviamente sono trascorsi circa settant'anni ed il tasso d'interesse del grand guignol ha fruttato al film arti, organi e teste mozzati insieme a sangue in quantità. Inevitabilmente straordinari in questo senso gli effetti speciali di Rick Baker (ovunque ci sia un essere peloso lui c'è), riuscita mistura di tecniche classiche e digitali.

E come il suo predecessore, girato poco dopo la prima guerra mondiale ed all'inizio della seconda, questo rifacimento sconfessa il positivismo sancendo l'idiozia della scienza che ignora e ridicolizza la licantropia per poi venirne letteralmente divorata.

I personaggi sono più o meno gli stessi dell'originale, sono rimasti gli zingari, ma la trama si è oltremodo fatta più complessa. La storia è quella dell'attore shakespeariano Lawrence Talbot (Benicio Del Toro) che fa ritorno a casa per la morte del fratello Ben, ucciso da una bestia sanguinaria che sta infestando il paese. Accolto dal padre John (Anthony Hopkins) verrà morso e contagiato dalla maledizione che da molti anni aleggia sulla sua famiglia, portandolo ancora una volta a confrontarsi col suo torvo passato...

Joe Johnston non è un autore, bensì un'artigiano che riesce a confezionare un blockbuster fracassone in costume, fonte di sicuro divertimento per gli spettatori, serioso ma disseminato di guizzi d'ironia, come il discorso del padre nel manicomio o lo specchio rotto dall'ispettore (sette anni di disgrazie!). Benché il prevedibile colpo di scena sia svelato quasi a due terzi del film, la tensione è elevata, grazie pure a qualche salto sulla poltrona. Inoltre il racconto è contaminato con Jack lo squartatore (un novellino al confronto!) grazie all'introduzione dell'ispettore Abberline (Hugo Weaving), messo sulle tracce della belva. La trama si impreziosisce poi di temi come il figliol prodigo, la bella e la bestia, il mito di Edipo (esplicito nel pre-finale) e i legami famigliari. Infine il lupo mannaro è l'attore, condannato ciclicamente ad impersonare un ruolo, per quanto sgradevole possa essere, ed a tirare fuori i suoi tratti più nascosti. In fondo non è forse la licantropia assimilabile al sacro fuoco dell'arte recitativa?

Anthony Hopkins, esperto di nostri com'è, gigioneggia ironicamente, Emily Blunt è una perfetta Bella (e quasi come nella fiaba all'ultimo rende la Bestia umana, anche se mortalmente) e Benicio Del Toro, somigliante in maniera sorprendente a Lon Chaney jr., ne è il mirabile erede naturale. Ottima per concludere la ricostruzione d'epoca, riuscita anche per gli impeccabili costumi di Milena Canonero. Finale tutto sommato aperto - ma non vi diciamo chi sarebbe stavolta il “maledetto” - anche se per il momento non sono annunciati sequel, ma sarà il risultato al botteghino come al solito a determinarne il futuro.

 

Voto: * * *½. .

Paolo Dallimonti