L'ETRUSCO UCCIDE ANCORA
Regia: Armando Crispino
Con: Alex Cord  Samantha Eggar  Enzo Cerusico  Carlo De Mejo  John Marley  Christiane von Blanc
Soggetto-Sceneggiatura: Armando Crispino Lucio Battistrada
Musica: Ritz Ortolani
Italia 1972 colore / 98'minuti
Video e DVD: non disponibile
 

Jason Porter, un giovane archeologo, scopre in una necropoli vicino a Spoleto, una tomba etrusca nei cui affreschi interni è dipinto Tuchulcha, il demone della morte.
A questa grandiosa scoperta, fa subito seguito un duplice omicidio, di cui sono vittime un ragazzo ed una ragazza, intenti ad amoreggiare nella necropoli stessa.
Il primo ad essere sospettato è Jason, assieme a Nikos Samarakis, un celebre direttore d'orchestra, intento a prepararsi al Festival dei Due Mondi, la cui moglie Myra era stata legata tempo addietro allo stesso Jason.
Ma è proprio Jason che indagando, scopre che forse, dietro ai sanguinosi delitti, non si nasconde un essere "soprannaturale", quanto una mente lucida e folle, che si ispira agli affreschi in cui è dipinta la storia di Tuchulcha...........
 
Assieme a "MACCHIE SOLARI"; "L'ETRUSCO UCCIDE ANCORA", rappresenta un'opera che attesta le indubbie ed interessanti doti registiche di Armando Crispino, che aveva trovato nel genere thriller - horror, un percorso del tutto personale e fuori da ogni schema "prefissato".
Già l'ambientazione iniziale, dove sacro e profano si sfiorano, la vita e la morte sembrano solo un passaggio, e non la fine di tutto - Crispino avvolge la vicenda, di un fascino oscuro e macabro, dove echi lontani di civiltà scomparse, sembrano ancora aleggiare - in una necropoli che sarà scelta come primo"teatro" di una serie di ritualici omicidi.
Si veda la splendida sequenza d'apertura dove Jason, perforato il terreno, osserva con la sonda l'interno della tomba esclamando : ".....è come spiare da un buco della serratura di 3000 anni fa......".
Armando Crispino, costruisce quindi un'atmosfera rarefatta a tratti metafisica dove in una quotidianità perennemente oscillante verso l'ignoto, si insinua il germe della follia e del "fascino" macabro della morte - si veda la sequenza dell'uccisone dei due giovani amanti, e la complicata coreografia con cui l'assassino dispone i corpi, seguendo l'affresco che ritrae Tuchulcha e la coppia da lui sacrificata, in onore di un rituale che resta indecifrabile - ma che nella realtà "distorta" dell'omicida acquista un suo preciso significato;  come il "Dies Eris" di Verdi che preannuncia l'imminenza dell'omicidio, ( e qui Crispino anticipa, non solo "Profondo rosso" ma anche "Inferno" ed "Opera" di Dario Argento, dove la musica classica, acquista un suo significato oscuro e recondito ) e le scarpette rosse che l'omicida calza alle sue vittime - rosse come il peccato - rosse come le scarpe che sua madre indossava in compagnia del suo amante ( un finale che anticipa nuovamente "Profondo rosso" ).
Appare chiaro quindi, che Crispino si diverte a confondere le carte in gioco, insinuando nello spettatore il sospetto che forse, tutta la vicenda ha un sapore "maledettamente" razionale e quindi più scioccante, non è Tuchulcha la mente diabolica, ma una persona che si trasla in lui e agisce sotto un determinato disegno che attraverso la sua stessa fine potrà trovare un'epilogo - si veda la sequenza finale in cui il volto distorto dell'omicida si riflette in una vetrata infranta - gli occhi "specchio" dell'anima, rivelano all'assassino stesso la sua colpevolezza, e nel silenzio afferra uno spunzone di vetro e si toglie la vita, mentre Jason e Myra, osservano nell'incredulità silenziosa una scena ( che anticipa i famosi "rallenty" di Brian De Palma ) che ha il sapore di un eterno ed atteso "sacrificio finale".
Mirco Sassoli

Vai alle recensioni Horror/Thriller all'italiana