Italiano per principianti
Sta tutta in un ossimoro
la qualità del film di Lone Scherfig, prima autrice donna
della storia del Dogma; la grandezza della pellicola si
nutre infatti di una sorta di ‘profonda leggerezza’, che
contribuisce a rendere la commedia un ben giocato affresco
(impressionistico) sul ‘mestiere di vivere’ e sul dolore
(e la felicità) universale. L’amore cercato e l’ineluttabile
morte degli amati si susseguono in un’alternanza quasi
Rosselliniana di momenti alti positivi e momenti bassi
negativi; ai sorrisi e alle gioie dei protagonisti, così naif
nelle loro emozioni esibite, corrispondono istanze di
solitudine e sofferenza di pura tragedia. Nonostante tutto,
in linea con Beckett, si continua a vivere e ad agire,
aspettando Godot (l’Amore e la Serenità). La leggerezza
del tocco non impedisce però di affrontare temi impegnativi
come l’alcolismo, la malattia, la natura della fede e le
difficoltà dei rapporti umani, alternando toni drammatici
ad altri umoristici o sentimentali; anzi, il film sembra
vivere dell’idea che sia proprio dalle sofferenze della
condizione umana a crescere l’importanza delle piccole
cose ("in cui la grandezza della vita in pace si
scopre", scriveva Pasolini).
L’utilizzo della
macchina da presa agisce naturalmente nel rispetto dei Dogmi
di Von Trier, facendo coincidere lo spazio/tempo diegetico
con quello cinematografico, evitando azioni superficiali ed
usando la mdp a mano, radicalizzandone (se possibile) alcune
peculiarità: sonoro in presa diretta, tagli inconsueti,
inquadrature tremolanti; il tutto in netto contrasto con l’adozione
di schemi narrativi ‘classici’ e collaudati. I destini
dei personaggi, legati per lo più da storie e pensieri d’amore,
oltre che dalla frequentazione comune di un corso di
italiano per principianti (da qui il titolo del film), si
intrecciano e si inseguono secondo continui climax e
anticlimax fino a sciogliersi in una composizione armonica,
con la formazione di nuove coppie, in un inatteso finale
ambientato in Laguna. Venezia, e l’Italia, assurgono
dunque a dimensione ideale della passione e del sentimento
(il film, aimè, è intriso di luoghi comuni legati al Bel
Paese), e la lingua italiana diviene così veicolo dell’amore
dei protagonisti. Tra la solitudine ed i tormenti della
vita, il corso d’italiano si rivela dunque, per i
frequentanti, condizione simbolica necessaria per imparare
ad amare.
Massimo Cerruti
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