E chi rimase abbastanza indifferente davanti a La compagnia dell'anello ci aveva visto giusto. Le Due torri conferma quell'impressione, anzi la rafforza.

E' evidente il flop artistico del progetto jacksoniano, in questo secondo capitolo di una bruttezza e inutilita' assolute. Brutto sotto tutti i punti di vista: noioso, incapace di emozionare, privo di una trama che appassioni, privo di sequenze interessanti (che invece non mancavano ne La Compagnia), privo di ritmo, addirittura mal girato. Tre ore e mezza che sono una vera tortura alla pazienza, alla sensibilita' e alla cultura dello spettatore. Un degrado artistico e intellettuale il cui successo, oltretutto, testimonia come la nostra sia una generazione di rincoglioniti.
Jackson vorrebbe fare il grande kolossal d'autore, ma non ne possiede la tempra necessaria, ne' la giusta idea di cinema. E realizza infatti un kolossal che del kolossal ha solo il budget, ma che nei risultati risulta freddo, asettico, addirittura troppo perfettino ed equilibrato come le tecniche digitali che squaderna a piu' non posso. Sono finiti i tempi dei veri kolossal folli e megalomani come Apocalypse o Il Salario di Friedkin, C'era una volta o I Cancelli di Cimino. Film irripetibili, pieni di vita vera, di sangue e sofferenza, di follia e sregolatezza, e quindi anche di imperfezione. Ma assoluti e mitici. Jackson invece, regista di tempra e cultura adolescenziale, riesce solo ad annoiare con le sue sterili rielaborazioni al computer che sono, veramente, la morte del cinema, e del kolossal inteso come sfida estrema nei confronti della vita e della morte.
Ci fosse almeno una sequenza di cinema vero, in questo interminabile pastrocchio di tre ore e mezza. No, la regia di Jackson e' solo un affastellamento di svolazzi continui e panoramiche aeree nella convinzione che basti un dolly per fare immediatamente l'epica. Sono tornato a casa a rivedermi in dvd la sequenza d'apertura di Jackie Brown, quella si' commovente, stilisticamente complessa e con un uso consapevole del linguaggio cinematografico. Quello si' cinema vero, forse d'altri tempi, ma vero, e di talento.

George Kaplan 

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