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I
ponti di Madison County è una struggente (non) storia
d’amore, in cui Eastwood porta avanti quel discorso sulla
distruzione del genere, o meglio, de-costruzione del genere.
Infatti gli stilemi tipici della storia passionale d’amore
sono qui utilizzati in senso contrario: la vicenda non si
svolge nel presente, ed è addirittura raccontata da terzi,
i figli, peraltro inconsapevoli; la donna è sposata; la
relazione tra i due (interpretati magnificamente dallo
stesso Eastwood e da M. Streep) si consuma con la
consapevolezza di un’utopia, con la coscienza di
un’inevitabile fine, che avverrà nel modo più tremendo:
un addio sotto la pioggia senza parole, fatto solo di
sguardi. Per certi versi la rivisitazione di generi
eastwoodiana, che è poi finalizzata al loro superamento,
somiglia a quella compiuta dai fratelli Coen, così come il
suo classicismo si avvicina, e allo stesso tempo si
differenzia, da quello di Micheal Mann.
Andrea Fontana
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