Esterno Notte

Scheda volume:
Esterno Notte

Autore: Gipi (Gianni Pacinotti); www.bacidallaprovincia.com
Editore: Coconino Press (www.coconinopress.com)
Prezzo: 13,00 euro

Introdotto da un percorso (scritto dall’autore) di testimonianze e intenti dichiarati, il volume a grande formato della Coconino Press ospita cinque racconti brevi di Gipi, artista dalla poetica cruda e realistica, piena di strappi visionari e di intesa comunicativa immediata ma complessa. Alternando narrazioni autobiografiche, sia pure mediate in senso artistico-universale, a brusche impennate nei territori della fiction, Gipi immerge, come da copione (il titolo potrebbe benissimo essere un estratto di una sceneggiatura cinematografica), in universi di violenza e degrado, ‘notturni’ senza luce in cui il pessimismo cosmico dell’autore si riverbera di lancinanti aperture individuali – come nel racconto che rievoca, senza

mai dichiararlo apertamente tramite le illustrazioni, uno spiacevole passato di Gipi. Il tema dominante pare essere quello della paura e, per analogia, della morte (“Ma pare che da queste parti solo io sia terrorizzato dalla morte” chiosa Gipi nell’introduzione a Le cinque curve, un brevissimo resoconto di attitudini giovanili comuni e di disperazioni esistenziali inconciliabili con il normale trascorrere dell’esistenza), sia questa accidentale provocata o inseguita; ridottisi a vivere in un mondo selvaggio e ostile, gli umani gridano il loro dolore come i cani, latrando parole balbettanti, ammutolendosi o ricorrendo a prose frante che testimoniano la loro frattura con la società e con il prossimo fuori da sé. Ci sono, pur tuttavia, dei barlumi di luce, più riflessa che presente per partenogenesi (fanali di automobili, vetri, illuminazioni artificiali, nebbie urbane), capaci di rischiarare, talvolta, il nero della pagina e della poetica di Gipi: non è tanto l’amore, in questo caso, ma piuttosto il senso di amicizia (si legga la prima storia, “La storia di Faccia”) e di filiazione/appartenenza (la già rievocata “Via degli Oleandri” su tutti).
Il distacco di Gipi dalla materia trattata è, fortunatamente, distacco stilistico e non distacco emotivo: pure nelle cadenze di una narrazione ad alto contenuto morale, Gipi riesce a comunicare in maniera immediata le sue sensazioni e le sue impressioni sul mondo, senza permettersi immodesti giudizi né assiomi filosofici su cui favorire la speculazione. La pagina di Gipi restituisce, con tratto scarno e violentemente deformato (tanto da ricordare le allucinazioni baconiane), tutta l’evidenza della realtà, scarnificata nelle sue pieghe più feroci con perizia chirurgica e con la passione dell’entomologo. Non a caso, in quarta di copertina, si parla anche di poetica e di ricerca della verità assolutamente pasoliniane.
Come Gipi spiega nell’introduzione (“Due parole”, tanto per essere chiari fin da subito), l’utilizzo di fogli di carta da lucido trasparente sovrapposti uno sull’altra ingenera un risultato finale che si giova della granulosità (e meno male che è stato stampato su carta ruvida) e della pastosità dei colori e delle chine spalmate sopra con, si pensa, urgenza comunicativa e raptus artistico. In tale modo, ogni disegno finale conserva la traccia di tutti i tratti precedenti necessari al suo completamento, finendo per rivelare metaforicamente l’immanente doppie zza (se non di più) della nostra natura e, di conseguenza, l’ambiguità di ogni manifestazione dell’umano e del reale, divino compreso (si veda l’ineluttabilità del fato, positivo o negativo che sia, nei casi della vita soprattutto in Le cinque curve e Muttererde) nella laicità di un discorso come quello di Gipi.
Roberto Donati

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